Il caso libico è solo l’ultimo atto di una lunga storia di valigette piene di soldi. E Sarkozy solo l’ultimo presidente chiamato in causa per un traffico che segna la Françafrique post-coloniale. Gestito da faccendieri che parlano troppo. E l’epilogo stavolta potrebbe essere diverso

L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy sale in macchina per recarsi alla stazione di polizia. REUTERS/Benoit Tessier
L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy sale in macchina per recarsi alla stazione di polizia. REUTERS/Benoit Tessier

“Quando un politico francese si reca nel Gabon si dice che va a cercare la sua valigetta”. Già nel 2011, un anno prima delle rivelazioni di Mediapart sui presunti finanziamenti libici, l’allora presidente Nicolas Sarkozy fu investito da una serie di testimonianze riguardanti tangenti provenienti dall’Africa.


LEGGI ANCHE : L’ombra di tangenti pagate all’Isis scuote la Francia


A lanciare la bomba ci ha pensato Mike Jocktane, ex consigliere politico del presidente gabonese Omar Bongo, morto nel 2009 dopo più di 40 anni alla guida del suo Paese e considerato come uno dei principali partner della Francia in Africa occidentale. «Bongo ha contribuito al finanziamento della campagna presidenziale del 2007 del candidato Nicolas Sarkozy» ha dichiarato il testimone ai giornalisti Xavier Harel e Thomas Hofnung, autori del libro “Lo scandalo dei beni male acquisiti”.

Il sostegno finanziario dato da Bongo spiegherebbe anche la reazione di Sarkozy all’indomani dei risultati elettorali gabonesi che hanno visto vincere Ali, figlio del presidente defunto, in un clima di incertezza e dubbi. Secondo il consigliere «La fretta con cui la Francia ha riconosciuto l’elezione fraudolenta di Ali Bongo nel 2009 spiega le valigette distribuite».

Una rivelazione che, sebbene non sia stata seguita da un procedimento giudiziario, ha riportato in vita il fantasma della Françafrique, gettando nuove ombre sull’influenza francese in Africa.

Le dichiarazioni di Jocktane sono arrivate poco tempo dopo quelle dell’avvocato franco-libanese Robert Bourgi, “eminenza grigia” dei rapporti franco-africani, vicino alla destra francese e profondo conoscitore di diversi dossier diplomatici riguardanti Parigi e le sue ex colonie.

In un’intervista rilasciata al Journal de Dimanche, Bourgi ha rivelato di aver consegnato tra il 1995 e il 2005 circa 20 milioni di dollari all’allora presidente Jacques Chirac e al suo primo ministro, Dominique de Villepin. Le consegne, che non prevedevano mai meno di 5 milioni di franchi, avvenivano nelle consuete “valigette”, diventate ormai un simbolo dei presunti traffici di tangenti tra la Francia e l’estero. Il denaro proveniva dalle casse di Paesi come Burkina Faso, Gabon, Costa d’Avorio e Senegal ma, come riconosciuto dallo stesso Bourgi, non resta nessuna traccia dei passaggi effettuati.

In quel periodo, le affermazioni dell’avvocato suscitarono un vero e propri terremoto politico, a cui fece seguito un’inchiesta preliminare archiviata per mancanza di prove sufficienti. Chirac e Villepin sporsero denuncia per diffamazione, ma l’avvocato non smentì mai quanto affermato.

A differenza del consigliere gabonese, però, Bourgi ha sempre negato ogni coinvolgimento di Sarkozy, affermando a più riprese la totale estraneità del leader francese. Una posizione che, secondo molti osservatori, è riconducibile ai rapporti di amicizia tra i due e al fatto che all’epoca delle dichiarazioni Sarkò era ancora presidente.

La versione del faccendiere è stata smentita da più fronti, che hanno confermato un interessamento diretto da parte dell’ex presidente. «L’entourage di Sarkozy ha ricevuto la parte della torta» ha dichiarato a Le Monde il diplomatico Michel de Bonnecorse, responsabile dei rapporti con l’Africa durante il mandato di Chirac, mentre il consigliere Jean-François Probst ha rivelato a Le Parisien che Bourgi depose una valigetta “ai piedi” di Nicolas Sarkozy nel periodo in cui era ministro dell’Interno. Lo stesso Jocktane ha confermato che «Le valigette hanno continuato a circolare prima e dopo l’elezione di Nicolas Sarkozy».

In una nota diplomatica statunitense risalente al 2009 e diffusa da Wikileaks l’anno successivo si parla di 28 milioni di euro della Banca degli Stati dell’Africa centrale sottratti dal presidente Bongo e rigirati, in parte, a Chirac e a Sarkozy per finanziare le rispettive campagne elettorali.

Considerato come un pilastro della Françafrique contemporanea, Bourgi viene visto oggi come il diretto successore di Jacques Foccart, padre del post-colonialismo francese morto nel 1997 dopo una vita passata a intrattenere rapporti con i presidenti africani per conto dell’Eliseo. «Per trent’anni Jacques Foccart è stato incaricato (…) del trasferimento di fondi tra i capi di Stato africani e Jacques Chirac. Io stesso ho partecipato a diverse consegne di valigette» ha riconosciuto Bourgi, aggiungendo che «queste pratiche esistevano anche ai tempi di (presidente, ndr) Pompidou, Giscard d’Estaing e Mitterand». Un sistema rodato, quindi, che ha trovato nel faccendiere franco-libanese un nuovo ingranaggio, nel segno di una continuità con il passato colonialista francese.

Il vasto intreccio di rapporti tra la Francia e il pre-carré emerso dalle testimonianze raccolte negli anni rivela un’interdipendenza reciproca tra Parigi e le sue ex colonie. Attraverso un tentacolare sistema di clientelismi che si è andato a consolidare nel tempo, gli inquilini che si sono succeduti all’Eliseo hanno intrattenuto una serie di rapporti privilegiati con i presidenti africani. Le rivelazioni emerse hanno portato alla luce un sistema occulto ma ben strutturato, in cui i Paesi africani hanno svolto un ruolo fondamentale, acquisendo un certo potere agli occhi del loro partner europeo.

Nella sua ricostruzione, Jocktane ricorda che il passaggio del denaro avveniva sempre nell’ufficio del presidente Bongo, sotto gli occhi di una telecamera nascosta. «Uno dei mezzi di pressione di Libreville su Parigi» secondo il consigliere. Il tutto senza lasciare tracce concrete, grazie a contatti diretti attraverso intermediari, faccendieri e uomini di fiducia.

In questo quadro, risulta evidente come l’iscrizione di Sarkozy nel registro degli indagati rappresenti ad oggi un nuovo capitolo di una storia già scritta più volte nella storia della Quinta Repubblica francese. Questa volta, però, l’epilogo si sta rivelando diverso dai precedenti.

@DaniloCeccarell

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE