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Fronte al-Nusra: nemico del califfato e pericolo per il futuro del medio oriente

Il Fronte, il ramo siriano di al-Qaeda, sfrutta le difficoltà militari di ISIS per consolidarsi, espandere il suo dominio e costruire una rete di alleanze. Una crescita silenziosa in Siria e in Yemen, che getta ombre sui possibili equilibri futuri della Regione.

Photo credits arabpress.eu

BEIRUT. ISIS in Siria e Iraq è costretto a difendersi e ad arretrare dalle sue posizioni. Sembra, infatti, ormai prossimo il vero assalto a Raqqa, la città scelta dallo Stato Islamico in Siria come sua capitale, mentre l’offensiva contro la roccaforte irachena di Falluja è in corso.

La misura indiretta, ma significativa, delle difficoltà del Califfato è data dal calo verticale della sua capacità di reclutare nuove forze. “Sappiamo con certezza che il numero di nuovi militanti che aderiscono a ISIS dall’estero è, soprattutto, dai territori che controlla è crollato.” Dice Hussein Suleiman, giornalista e ricercatore libanese. “Dall'altro lato sappiamo che contemporaneamente il Fronte al-Nusra, il braccio siriano di al-Qaeda, ha reclutato migliaia di miliziani soprattutto tra gli adolescenti, e ha strappato all’esercito governativo significative porzioni di territorio nel nord.”

Suleiman sottolinea che mentre l’attenzione dei media e degli analisti occidentali è concentrata quasi esclusivamente su ISIS, in Siria sin dall’inizio della guerra civile il Fronte al-Nusra è uno degli attori principali della tragedia. “L’organizzazione siriana di al-Qaeda ha avuto un ruolo fondamentale nel trasformare la rivolta in guerra civile, in questi anni si è macchiata di crimini orribili come ISIS, controlla aree importanti della Siria ed è un feroce antagonista del Califfato. Al momento attuale il Fronte al-Nusra sembra l’organizzazione che trae i maggiori vantaggi dalla situazione che si è creata sul campo.”   

Da marzo hanno aderito al Fronte al-Nusra circa 3.000 nuove reclute al mese, contro le circa 200 del periodo precedente.  Le cifre sono fornite da Rami Abdel-Rahman, capo dell’Osservatorio per i diritti umani. Anche altre fonti di attivisti in loco confermano che centinaia di giovani che vivono nei campi profughi nel nord della Siria hanno aderito al gruppo affiliato ad al-Qaeda.

In questi ultimi mesi il Fronte al-Nusra ha lanciato una vera e propria campagna mediatica per l’arruolamento, diffondendo in rete molti nuovi video di propaganda, realizzati nello stile del suo antagonista ISIS. In uno si vedono i giovani durante l’addestramento al combattimento, in un altro un veterano combattente di al-Qaeda in una moschea incita la folla di uomini a unirsi alla jihad. In un terzo un religioso durante una cerimonia consegna le armi ai ragazzi che hanno terminato l’addestramento.

I successi sul terreno, però, stanno facendo affiorare divisioni profonde all’interno del Fronte al-Nusra. La fazione più massimalista spinge per emulare ISIS, il principale rivale di al-Qaeda, e dichiarare un califfato islamico nelle aree sotto il suo controllo. Una scelta fino ad ora rifiutata dall’organizzazione, anche per non alienarsi alcuni gruppi armati moderati con cui è alleata. Sul versante opposto chi vuole concentrarsi solo nella lotta contro il Presidente Assad, senza rischiare di rompere i legami con al-Qaeda e i potenti sostenitori più o meno occulti dell’organizzazione, Arabia Saudita e Qatar.

“Lo scontro all’interno del Fronte al-Nusra è ai massimi livelli. Ci sono diversi leader che vogliono dichiarare un proprio califfato - ha detto Radwan Mortada, esperto di gruppi militanti - altri ritengono che l’occidente allenterebbe la pressione sul loro gruppo se si separassero da al-Qaeda. La maggioranza, per ora, vuole perseguire le linee di azione che arrivano dal capo supremo al-Zawahri”

Il Fronte al-Nusra è stato a lungo uno delle più forti formazioni armate in Siria. Controlla la maggior parte della provincia nord-occidentale di Idlib e parte di quella di Aleppo. Quando a febbraio Russia e Stati Uniti hanno mediato la tregua tra il governo e le forze di opposizione il Fronte al-Nusra e ISIS ne sono stati esclusi. In questo modo le truppe di Assad, l’aviazione russa e la coalizione guidata dagli USA potevano continuare a combatterli. L’obiettivo di Washington e Mosca era quello di convincere le altre formazioni ad abbandonare i due gruppi estremisti. Invece, il cessate il fuoco è durato poche settimane, la guerra in aree come Aleppo non si è mai realmente fermata e i colloqui di pace a Ginevra sono a un punto morto. Una congiuntura che ha fatto crescere in modo esponenziale la credibilità del Fronte al-Nusra come la sola forza di opposizione ad Assad che non cede a nessun compromesso riguardo la cacciata del Presidente.

Così, invece di restare isolato il Fronte ha ampliato le sue alleanze. La loro coalizione, Jaish al-Fatah (Esercito della conquista), ha recentemente lanciato una controffensiva intorno ad Aleppo, strappando territori all’esercito di Assad e ai suoi alleati, come testimonia la morte di una dozzina di membri della Guardia Rivoluzionaria iraniana e di trenta combattenti di Hezbollah.

L’alleanza è la riedizione di quella che aveva combattuto con successo contro le forze governative e preso il controllo di Idlib tre anni fa e che si era sciolta lo scorso anno.

Jaish al-Fatah combatte anche contro ISIS, che dal canto suo continua a mostrare una notevole capacità di resistenza e reazione.  Nonostante le perdite pesanti, provocate dai bombardamenti, gli uomini del Califfo hanno riconquistato una serie di villaggi, alcuni nelle mani del Fronte al-Nusra, a nord di Aleppo vicino al confine turco.

Jamil Saleh, comandante della Tajammu al-Izzah, un gruppo ribelle sostenuto dagli Stati Uniti, ha detto che il successo del Fronte al-Nusra è in gran parte colpa della comunità internazionale che non ha imposto la rimozione di Assad ai colloqui di pace, screditando le fazioni moderate che hanno accettato di negoziare. “È 'impossibile per le fazioni ribelli entrare in competizione con il Fronte finché Bashar Assad rimane in carica.”

I successi del Fronte hanno trasformato la Siria in un punto critico per il futuro di al-Qaeda. Infatti, la leadership centrale dell’organizzazione, basato nella regione di confine tra Afghanistan e Pakistan, ha inviato figure di primo piano per indirizzare la lotta in Siria.

“La Siria è in questo momento il fronte centrale per la jihad di al-Qaeda – ha detto Suleiman - non credo che in molti si stiano rendendo conto di quante risorse l’organizzazione sta investendo in Siria.”

Le alleanze che al-Qaeda ha costruito nel Paese con le altre fazioni sono state fondamentali per il suo successo. Una politica in contrasto con quella di ISIS, che nel suo Califfato considera come infedele chi non accetta il suo dominio. Di conseguenza è in guerra più con le altre fazioni e con il Fronte al-Nusra che con l’esercito di Assad.

Anche se all’interno del gruppo gli esponenti della linea massimalista stanno facendo pressione per la nascita di un proprio califfato è difficile che questo sia proclamato. “Questo potrebbe portare a un aumento degli attacchi da parte delle coalizioni internazionali e alla rottura delle alleanze sul campo.”

Il leader del Fronte al-Nusra, Abu Mohammad al-Golani, con il sostegno della leadership di al-Qaeda, sembra orientato a una politica più pragmatica. L’obiettivo finale è comunque l’istituzione di uno stato islamico, ma da sempre la strategia di al-Qaeda è quella di attendere che i governi laici siano rovesciati prima di instaurare quelli religiosi.

Probabilmente sono da leggere in questo contesto anche i recenti appelli per l’unità dei combattenti in Siria di al- Zawahri e di Hamza, il figlio di Osama bin Laaden. “La quantità e la qualità di veterani esperti – dice ancora Suleiman – che sono stati inviati a sostenere il Fronte al-Nusra testimonia come la Siria sia importante per al-Qaeda e per chi la sostiene. Rifai Ahmad Taha, un militante egiziano con decenni di esperienza, è morto ad aprile in un attacco degli Stati Uniti. Salama Mabrouk, un fedele collaboratore di al-Zawahri, è apparso in un video del Fronte dalla Siria. Si ritiene che anche uno dei più importanti capi di al-Qaeda, Saif al-Adel, ormai risiede stabilmente nel Paese.”

In questi anni di dissoluzione del Medio Oriente al-Qaeda sembra aver superato la sua crisi e essersi rinforzato soprattutto in Siria e nel dimenticato Yemen. “Penso – conclude Suleiman – che nel prossimo futuro sarà un pericolo maggiore di ISIS, anche perché rappresenta, almeno in parte, gli interessi di una potenza regionale come l’Arabia Saudita.”

@MauroPompili

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