Il futuro della guerra: militari altamente qualificati e tecnologie avanzatissime

Si chiama B-21 ed è un nuovo, fantascientifico bombardiere strategico made in Northrop Grumman, storica società statunitense che ha voluto battezzare la sua creatura “Raider” in onore di Jimmy Dolittle, l'avventuriero e pilota americano autore dell'omonimo raid. Nell'aprile 1942, infatti, Dolittle fa decollare bombardieri leggeri B25 dalle portaerei del Pacifico per colpire Tokyo: danni materiali pochi, ma l'effetto sui giapponesi c'è e si sente, poiché è il segnale che gli USA si sono ripresi dallo shock di Pearl Harbour e possono anch'essi colpire il territorio nemico.

Photo credit: corriere.it
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Storia e leggende “alate” a parte, il B-21 (che ricorda molto il Grumman B2 di inizio Anni Novanta) andrà a sostituire il B52, altro mito dei cieli che serve dai tempi della Guerra del Vietnam ma che è giunto ormai al suo tramonto perché, a rigor di logica, quale può essere il ruolo di un bombardiere, peraltro molto “vecchio”, in una guerra sempre più digitale?

Una prima risposta la offre il Libro Bianco della Difesa italiana: riduzione dell'organico del 25% entro il 2024 e avvicendamento del personale, vale a dire che coloro che sono a tempo determinato e non rinnovano verranno avviati alla vita civile, forti di competenze acquisite in ambito militare. Il turn over ha, in fondo, due scopi: abbattere i costi del personale e favorire maggiori investimenti indirizzati ad una tecnologia specializzata e seguita da un organico altamente qualificato. D'altronde, il fatto stesso che fra la truppa si possano contare, oggi, diversi laureati palesa come la qualità della risorsa umana delle Forze Armate si sia elevata in vista di sfide più complesse che, ai campi di battaglia tradizionali, alternano “scontri” nello spazio cibernetico, settore quest'ultimo nel quale si articolare anche la formazione. Ad esempio, l'azienda americana Meggitt ha lanciato, per i militari NATO presenti in Italia, un training per FATS – Fire Arms Training System MIL 100 edizione aggiornata e potenziata del software già in uso in caserme e scuole per avvicinare reclute e cadetti al tiro. Arma in pugno, peso e meccanica realistici, ma niente pallottole solo bit e un computer che registra i progressi dell'allievo. Cosa simile accade ai piloti: l'Aviazione Esercito (AVES) dispone del ROLFO, funzionale simulatore per preparare gli ufficiali al volo con gli elicotteri da combattimento. Informatica, dunque, plasmata sulle esigenze di Forze Armate che, prima dell'impiego pratico di armi e di velivoli, raffinano le qualità tecniche di uomini e donne velocizzano i tempi di apprendimento.

Una tecnologia sempre più all'avanguardia, quindi, che dalla realtà virtuale si spinge poi in quella della comunicazione: studiare ed imparare ad usare piattaforme interattive per fini strategici. I seminari proposti da Stratcomoe (non ultimo quello che avrà luogo aRiga il 5 e 6 luglio prossimi) mirano esattamente a questo, cioé a dare spunti a militari e a civili (giornalisti, esperti, analisti) sul valore tattico che siti e socials hanno in conflitti a bassa intensità. Con la caduta del Muro e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, infatti, è venuto meno il nemico tradizionale, il gigante sovietico forte di armate da centinaia di migliaia di uomini; un'evoluzione storico-bellica che ha “premiato” l'attività di piccoli gruppi, non inquadrabili come forza armata di un paese ostile, semmai come realtà irregolari, guerriglieri che seminano il terrore con attentati dinamitardi o, sempre più spesso, con rapide incursioni nell'etere oscurando siti e promuovendo contenuti dall'alto share e con forte impatto emotivo sul pubblico. E' proprio Stratcomoe, nella guida New Trends in Social Media (di cui vi abbiamo già parlato), a sottolineare come buona parte della campagna mediatica del Daesh passi per i video lanciati su YouTube e su SnapChat. Nuovi fronti nei quali schermo e mouse pare abbiano più valore delle armi tradizionali. 

Ma allora a cosa serve il B-21? La supremazia aerea resterà a lungo un elemento di primo piano della guerra, seppure sarà difficile pensare a grandi incursioni in stile Seconda Guerra Mondiale o ai bombardamenti a tappeto su Hanoi: i costi di produzione stellari per un solo apparecchio rendono difficile la possibilità che Washington schieri interi stormi, soprattutto perché le spese di manutenzione di mantenimento inciderebbero anche sul bilancio di una nazione potentemente armata come gli USA. Forse, le commesse della Grumman hanno un valore più economico che militare: lavoro, progettazione, prestigio internazionale per l'azienda e per il paese che serve. E' ciò che accade, in piccolo, con il nuovo Piaggio P180 Avalon Evo in linea con tutte le Forze Armate (AvEs compresa) e con le compagnie civili, un connubio di design, alte prestazioni e versatilità made in Italy che contribuisce a fare del mercato aeronautico italiano uno dei maggiori e più importanti a livello mondiale.

@marco_petrelli

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