Futuro incerto per i diritti umani nel Regno Unito

Nel Regno Unito si discute da tempo riguardo la legge sui diritti umani del 1998 (Human RightsAct) e le sue implicazioni per la sovranità parlamentare. Il leader dei Conservatori David Cameron ha dato nuovo impeto al dibattito durante la conferenza del partito che ha avuto luogo a Birmingham di recente.

Cameron ha annunciato che se i conservatori vinceranno le elezioni generali dell’anno prossimo, il nuovo governo sostituirà la legge attuale con un nuovo progetto di legge (British Bill of Rights).

La legge attuale è stata introdotta dal governo laburista e si tratta della prima proposta di legge per la tutela dei diritti umani che il Paese vedesse da ben tre secoli. Il decreto legge è composto di diverse sezioni e ha l’effetto complessivo di codificare i principi della Convenzione Europea sui Diritti Umani nella legge anglosassone. Una delle conseguenze più importanti del decreto è che i cittadini possono sottoporre cause riguardanti violazioni dei diritti umani al giudizio delle corti britanniche, senza il bisogno di recarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo come in passato.

I Conservatori hanno a lungo criticato il decreto legge e vedono la Convenzione Europea sui Diritti Umani come un’imposizione da parte di un organismo esterno che indebolisce la sovranità del Parlamento. Al momento il principale motivo di scontro con Strasburgo è l’insistenza della Corte Europea perché il Regno Unito conceda il diritto di voto a una certa categoria di carcerati.

Ora, alcuni Conservatori sembrano non ricordare che il decreto legge sulla tutela dei diritti umani non è la stessa cosa che la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Si tratta di una legge che incorpora la maggior parte delle direttive della convenzionenella legge anglosassone, il che è ragionevole dato che il governo è vincolato al rispetto di queste direttive fin dal 1953. Non è ben chiaro se i conservatori siano contrari al decreto legge del 1998, alla Convenzione Europea sui Diritti Umani o a entrambi. Presumibilmente si tratta del terzo caso e dunque ci sono tre osservazioni che occorre fare.

In primo luogo, la preoccupazione principale riguarda la sovranità parlamentare e la compatibilità dell’evoluzione del sistema giuridico dei diritti umani con la democrazia parlamentare anglosassone. Tuttavia, l’attuale decreto legge contiene l’esplicito riconoscimento della sovranità parlamentare e il Parlamento ha l’ultima parola nei giudizi.

In secondo luogo, l’obiettivo della legge del 1998 consiste proprio nel ridurre il coinvolgimento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nelle questioni anglosassoni. Il che è in linea con la volontà della corte stessa. La dichiarazione rilasciata a Brighton in seguito alla conferenza del Consiglio d’Europa sul futuro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomoribadisce infatti che i principi della Convenzione Europea sui Diritti Umani devono essere implementati dai diversi Paesi attraverso il proprio diritto nazionale. D’altra parte, la corte europea non potrebbe altrimenti gestire da sola l’eccesso di cause che deriva inevitabilmente dal permettere ai cittadini di 47 Paesi di portare cause in giudizio a una corte.

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