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Il conflitto turco-curdo si combatte anche nelle strade tedesche

Da quando è iniziata l'offensiva della Turchia ad Afrin in Siria, in Germania si sono moltiplicati gli attacchi contro istituzioni e moschee turche. Nel mirino anche alcuni negozi. Ankara protesta. E le forze di sicurezza tedesche lanciano l’allarme

L'insegna della moschea Ditib Koca di Berlino dopo l'attacco incendiario dell'11 marzo, Reuters
L'insegna della moschea Ditib Koca di Berlino dopo l'attacco incendiario dell'11 marzo, Reuters

In Germania si registra da tempo un aumento di attentati incendiari a moschee e istituzioni turche. L'escalation preoccupa il governo di Ankara, che ha convocato l'ambasciatore tedesco per un "inevitabile richiamo", come lo ha definito il vice premier Bekir Bozdag. 

Le azioni violente si sono estese di recente a tutto il territorio tedesco, dalla regione sudoccidentale del Baden-Wüttemberg fino ad Amburgo, e ovviamente anche a Berlino. Gli attacchi si concentrano in particolare su moschee e associazioni dell’Unione turco-islamica per la religione (Ditib), un’organizzazione vicina al governo e al capo di Stato Recep Tayyip Erdogan. Ditib stessa ha denunciato che solo nei due mesi appena trascorsi ci sono stati 26 attentati contro istituzioni islamiche, di cui ben 18 hanno messo nel mirino l'associazione. Ci sono state inoltre ripetute aggressioni a persone e negozi, i cui proprietari sono pro Erdogan e sostengono l’intervento turco contro i curdi ad Afrin in Siria.

L'escalation di attacchi è letta come una risposta all'operazione militare Ramoscello d'ulivo condotta dall'esercito turco. E fa tornare in mente una frase dell’ex ministro della difesa socialdemocratico Peter Struck, scomparso qualche anno fa, che i media tedeschi citano spesso : «Le frontiere della Germania oggigiorno si difendono nel Kurdistan». Una frase pronunciata ai tempi del primo invio di truppe della Bundeswehr in Afghanistan, dopo gli attentati del settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. Negli anni successivi fu vista come una frase profetica. E lo resta tutt’ora, anche se alla luce degli attentati degli islamisti nel cuore dell’Europa e delle ripercussioni che le vicende turche hanno avuto in Germania, si potrebbe pensare il contrario.

Basti ricordare i contrasti tra Berlino e Ankara ai tempi del referendum presidenziale turco. Il governo tedesco aveva vietato ai politici turchi di fare campagna elettorale in Germania. Il che non solo aveva spinto i turchi pro Erdogan a manifestare per le strade tedesche, ma aveva anche indotto Ankara a sollecitare i turchi in Germania a denunciare vicini e conoscenti critici nei confronti di Erdogan. Anche gli arresti di giornalisti e membri di Ngo tedeschi in Turchia sono stati visti come ritorsioni turche contro la Germania, colpevole di non aver condannato con maggior veemenza il putsch.

Adesso sono invece i curdi in Germania a protestare e ricorrere ad atti di violenza, come denuncia Ditib e non solo. A confermarlo è anche la polizia criminale federale tedesca, in una nota in cui si segnalano le ripercussioni in Germania dell'offensiva turca in corso ad Afrin.

Dall’inizio del conflitto, le manifestazioni pro curdi in Germania sono infatti triplicate. A organizzare le manifestazioni e gli attacchi sono gruppi vicini al Partito dei lavoratori del Kurdistan, Pkk, dichiarato illegale, ma anche organizzazioni e movimenti di estrema sinistra. Manifestazioni e atti dolosi che, come dichiarava una portavoce della polizia criminale federale, mostrano un evidente potenziale di escalation.

Anche i partiti politici sono allarmati e nelle interrogazioni parlamentari l’opposizione esorta il governo a non sottovalutare la spirale di violenza che il protrarsi degli scontri in Siria potrebbe innescare in Germania.

Un’escalation alimentata anche sui social media e da alcune piattaforme su internet,  come chronik.blackblogs dove si moltiplicano oltre agli appelli per le manifestazioni, anche gli inviti a ricorrere alla forza, sempre più numerosi.

Lo scorso martedì 13 marzo, per esempio, si rivendicava che "nella notte tra l’11 e il 12 marzo abbiamo attaccato  il supermercato Adese (di proprietà turca ndr) di Amburgo”  per dare un "chiaro segnale di reazione all’attacco dello Stato turco e delle sue milizie contro il libero cantone di Afrin”.

A questo fronte di protesta curdo e di estrema sinistra si aggiunge inoltre quello xenofobo e antimusulmano  di chiara matrice neonazista. Così, giorni fa, al presidente del Consiglio nazionale dei musulmani Aiman Mazyeik è stata recapitata una busta con simboli nazisti. Conteneva anche un messaggio in cui si intimava a Mazyeik di smettere di “offendere” il partito nazionalista Alternative für Deutschland (Afd) e di andarsene finalmente e per sempre dalla Germania.

E tornando alla frase del ministro Peter Struck, ma anche alle sollecitazioni dell’ex capo di Stato tedesco Joachim Gauck durante l’annuale Vertice della sicurezza a Monaco, sono in molti oggi in Germania a sottolineare che se i tedeschi i conflitti non vogliono ritrovarseli in casa “deve assumere un ruolo più definito nel mondo”.

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