I giovani del mondo arabo, la maggioranza dimenticata e ignorata

Il rapporto UNDP sullo sviluppo umano racconta con i suoi numeri la delusione e la rabbia dei giovani della regione. Ignorati dai loro governi, senza speranze nel futuro sognano di emigrare o si lasciano attrarre dal fondamentalismo. 

Un giovane riposa con un asciugamano in testa dopo il bagno nel fiume Glen, a Deraa, Siria 25 giugno 2016. REUTERS / Alaa Al-Faqir
Un giovane riposa con un asciugamano in testa dopo il bagno nel fiume Glen, a Deraa, Siria 25 giugno 2016. REUTERS / Alaa Al-Faqir

Un terzo della popolazione del mondo arabo, 105 milioni di persone, è composto da giovani di età compresa tra i 15 ei 29 anni, se si includono i bambini da zero a 15 anni la percentuale raggiunge il 60%. Più della metà della popolazione quasi completamente esclusa dalle politiche adottate dai 22 governi della Lega Araba e che in maggioranza vivono in un ambiente dove mancano libertà politiche e di espressione.

Scarso sviluppo economico, conflitti diffusi e assenza di pratiche di buon governo sembrano spegnere le aspettative per il futuro dei giovani del mondo arabo, e contemporaneamente sembrano spingerli verso ideologie estremiste.

Per quanto riguarda i giovani libanesi, anche se vivono in una realtà pluralista e multiculturale rispetto alla maggioranza dei loro coetanei nella regione, sono bloccati in una società che ha quasi completamente azzerato la mobilità sociale.

Questa è la fotografia scattata dal “Rapporto sullo sviluppo Umano 2016”, pubblicato dall’Agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). Quest’anno il focus del Rapporto è: “I giovani e le prospettive per lo sviluppo umano in un mondo che cambia”.

“Questa tendenza demografica non cambierà fino al 2050, perché il tasso di natalità nel mondo arabo rimarrà alto. Solo il Libano e la Tunisia mostrano un tasso basso per la regione, 2,5 figli per donna.” Ha detto Jour Adel Abdellatif, consigliere per la regione araba dell'UNDP, presentando il rapporto.  

Sempre secondo il rapporto delle Nazioni Unite il 30% dei giovani arabi è disoccupato, percentuale che sale al 40% se si includono le giovani donne.

Abdellatif ha posto l’accento sulla mancanza di stabilità che caratterizza molti paesi arabi. “Se non sono in guerra questi paesi non sono mai davvero stabili. “Inoltre, i conflitti in questa regione del mondo richiedono tempi lunghi per essere risolti, come la Siria in guerra da quasi sei anni, o il Sahara occidentale, dove il conflitto si trascina da decenni. Questi conflitti coinvolgono molti giovani e spesso li conducono verso la deriva estremista. Lo Stato islamico e altri gruppi fondamentalisti hanno attirato migliaia di giovani arabi perché offrono loro un lavoro e un ruolo.”

L’80% del campione intervistato per la realizzazione del rapporto attribuisce grande importanza alla religione nella sua vita.  “Dalle nostre ricerche non emerge un legame diretto tra questo spirito religioso e la crescita del fondamentalismo e del jihadismo nella regione – ha detto ancora Abdellatif - anche se un altro dato fa riflettere: il 4% dei giovani intervistati dichiara di sostenere gruppi jihadisti.

Emblematico della situazione regionale sembra essere il piccolo Libano. Il Paese dei Cedri registra la minore mobilità sociale per i giovani. La loro vita futura dipende quasi esclusivamente dalla classe di nascita ed è uno dei paesi con le maggiori disparità sociali tra ricchi e poveri. Nonostante questo ha un’alta percentuale di laureati, ma il 50% dei neolaureati vanno a lavorare all’estero, nei paesi del Golfo o in Occidente.

Il Libano è anche il paese con il maggior numero di giovani donne laureate, ma purtroppo questo non influenza il mercato del lavoro. Molte laureate, infatti, non cercano neppure un’occupazione. Il mercato del lavoro in Libano registra solo il 25% di donne occupate.

Sophie de Caen, vice direttore di UNDP, ha sottolineato l’incerta situazione dei giovani della regione. “I governi dei paesi arabi dovrebbero adottare al più presto una politica che mette al centro i giovani, gli dia la possibilità di costruire il loro futuro e li riavvicini alla vita sociale e politica.”

L’ondata di rivolte nel mondo arabo del 2011 ha dimostrato che non è possibile ignorare passivamente i giovani della regione o la mancanza di futuro continuerà a trasformarsi in rabbia cieca.  

 @MauroPompili

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