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Grandi affari, grandi ricchezze, grossi problemi

Sergei Polonsky, il magnate russo immobiliare auto esiliatosi in Cambogia, è stato messo sulla lista dei ricercati dell'Interpol su richiesta delle autorità russe. Polonsky all’inizio di quest’anno è stato liberato su cauzione in Cambogia per aver aggredito l’equipaggio locale di una barca durante la festa di capodanno: potrebbe essere solo la storia di un russo turisto ricco e indisciplinato da qualche parte nel mondo. Ma lui non è un turista russo come gli altri in una località balneare del Sudest asiatico. Chi è Polonsky? Che storia è questa?

 

 

La mia bella isola

L'incidente è avvenuto a Koh Dek Kuol, l’isola isola privata dove Polonsky si dichiara disposto a incontrare gli investigatori dell’Interpol. Sulla sua pagina Facebook qualche giorno fa è apparso questo messaggio: «Sono sempre disposto a parlare, rivolgo un invito ai rappresentanti dell’Interpol sulla mia bellissima isola». Si potrebbe pensare a un comportamento spocchioso, ma potrebbe perfino essere appropriato per un uomo d’affari la cui creatura, il Gruppo Mirax (ora ribattezzato Potok) ha progetti di sviluppo in tutta la Russia, la Francia, gli Stati Uniti e il Regno Unito, compreso quello che sarà l’edificio più alto in Europa orientale, la Federation tower di Mosca. Una volta uno degli uomini più ricchi di Russia, Polonsky è ora accusato dagli inquirenti russi di aver sottratto agli investitori circa 150 milioni di euro raccolti per la costruzione di un complesso residenziale di lusso che non ha mai visto la luce. Ma il volto di Polonsky non è solo legato a un caso multimilionario di appropriazione indebita. Milioni di russi lo hanno visto ricevere un pugno dal suo collega miliardario Alexander Lebedev durante un talk show televisivo sul canale nazionale NTV. Lebedev è stato condannato a luglio da un giudice Mosca a 150 ore di lavori socialmente utili, che potrebbe includere spalare la neve in inverno e pulire le strade. Testimone chiave nel processo contro il Lebedev, Polonsky non ha partecipato alle udienze, spingendo la stampa a parlare di processo farsa. Ha fatto sapere di meditare un ritorno a Mosca per chiarire la sua posizione ma di non avere il permesso di lasciare la Cambogia; nel frattempo non gli è stato impedito di postare su Twitter e Facebook numerose foto di se stesso in Israele (dove è pare abbia fatto richiesta di cittadinanza) e persino inviare un appello ai giudici per il rilascio del suo aggressore.

Come Livtinenko

La storia comincia a farsi torbida. Il collegamento tra Polonsky e Lebedev conduce direttamente alle trame dei poteri occulti. Lebedev, che oggi ha 53 anni, è un ex agente del Kgb e viene spesso citato come uno degli oligarchi russi dei primi anni novanta. Nel 2008 è stato incluso da Forbes nella lista degli uomini più ricchi di Russia con un patrimonio di più di 3,5 miliardi di dollari; a partire dal luglio 2013, però, il suo nome è sparito dalla lista dei miliardari. Pur sempre un uomo potente, possiede la Novaya Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja particolarmente critico col potere, e con suo figlio Evgeny controlla il London Evening Standard e The Independent. Dopo l’assassinio della Politkovskaja ha offerto un milione di dollari a chiunque fornisse informazioni per acchiappare i suoi assassini. E nel 2007 è stato sottoposto a cure per avvelenamento da mercurio, un episodio che ricorda molto da vicino la vicenda di un’altra ex spia del Kgb, Alexander Litvinenko, avvelenato con il polonio.

La nuova perestroika e glasnost

Una sentenza seppur così leggera è vista da molti come un attacco alla libertà di stampa, anche se in fondo rappresenta una sconfitta per il potente Comitato investigativo russo che ha condotto l’accusa. Il capo del comitato, Alexander Bastrykin, è un ex compagno di università del presidente Vladimir Putin, che è stato spesso oggetto delle critiche di Lebedev durante la sua breve carriera politica. Annunciando la creazione di un partito di opposizione insieme a Mikhail Gorbaciov (il partito non è stato ancora creato), Lebedev ha detto: «Abbiamo bisogno di una nuovo perestroika e di una nuova glasnost. Dobbiamo dire una volta per tutte che Stalin è stato il più grande serial killer del mondo, un pazzo. Putin però non è pazzo, è cinico... Ama il potere e i suoi giochi».

La morale di tutta la storia è stata probabilmente riassunta meglio di chiunque altro da Valery Novikov, braccio destro diPolonsky: «Grandi affari, grandi ricchezze, grossi problemi»

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