Così le Forze democratiche siriane rilanciano la guerra al Califfo

Dopo la battuta d’arresto dovuta all’attacco turco ad Afrin, l’Operazione Roundup è ripresa al confine tra Siria e Iraq. Qui nei territori ancora in mano all’Isis si nasconderebbe al-Baghdadi. Un volontario italiano che combatte accanto a curdi e arabi ci racconta le ultime dal fronte

Combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF) a Deir al-Zor, Siria, 1 maggio 2018. REUTERS / Rodi Said
Combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF) a Deir al-Zor, Siria, 1 maggio 2018. REUTERS / Rodi Said

Città di confine tra la mezzaluna fertile e il deserto, Deir Ez-Zor è stata liberata dall’assedio dell’Isis a ottobre scorso. A riconquistarla dagli jihadisti che la controllavano quasi completamente dal 2014 è stato l’esercito siriano-SAA con gli alleati libanesi Hezbollah, le milizie iraniane e l’aviazione russa. Ma l’Isis non è ancora sconfitto. Sacche di resistenza rimangono ancora nelle zone di confine con l’Iraq, dove si nasconderebbero anche importanti comandanti del gruppo terrorista, fra cui il “Califfo” al-Baghdadi in persona.

Dall’Esercito siriano libero ai miliziani di Jabhat al-Nusra fino all’Isis, la storia dell’enclave governativa di Deir ez-Zor non si discosta molto da quella della vicina città di Raqqa, liberata dalle Syrian Democratic Forces-SDF solo qualche settimana prima. Ad accomunarle c’è soprattutto il petrolio le cui riserve, dopo lo scoppio della guerra, si attesterebbero tra i 34mila e 40mila barili al giorno e l’asse geografico lungo il quale sono adagiate, la cosiddetta autostrada del Jihad, il corridoio che univa Iraq e Siria e lungo il quale si muovevano armi, contrabbando e combattenti.

Dopo aver raggiunto la zona industriale a nord di Deir Ez-Zor e conquistato il più importante impianto di gas della zona, quello di Conoco - una delle più significative fonti di finanziamento per lo Stato Islamico -, le SDF stanno concentrando la battaglia contro l’Isis a ridosso del confine iracheno. L’offensiva di Deir Ez-Zor, chiamata anche Jazeera Storm e poi rinominata Operazione Roundup, ha subìto una battuta d’arresto a inizio anno quando la Turchia ha lanciato un attacco contro l’enclave curda di Afrin. Questo arco di tempo ha permesso all’Isis di riorganizzarsi e intensificare le proprie operazioni nella zona a sud-est di Hasakeh.

I combattimenti sono ripartiti a maggio con l’obiettivo di liberare il territorio ancora in mano all’Isis. Dopo aver conquistato il villaggio di Fackah e averne liberati altri dodici come scrive su Twitter il portavoce delle SDF Kino Gabriel, le SDF si stanno avvicinando alla città di Dashisha, che dista ancora 12 chilometri. Intanto a sud, l’esercito siriano è passato alla controffensiva ad Abu Kamal e le truppe curdo-arabe sono avanzate di quattro chilometri verso la città di Hajin, ultimo bastione dell’Isis, dove si troverebbero circa 3mila tra miliziani, soprattutto foreign fighters, e comandanti dell'Isis.

Nella città di Shaddadi un gruppo di combattenti del battaglione internazionale aspetta di dare il cambio ai compagni volontari sul fronte. Tra questi c’è l’italiano Paolo Pachino che racconta dell’importanza della città di Dashisha: «Nella zona a est di Shaddadi c’è ancora un bel pezzo di territorio in mano a Daesh. La maggior parte dell’area è desertica ma intorno alla città ci sono molti villaggi e alcuni sono stati già liberati. La città di Dashisha si trova vicino alla frontiera irachena ed è passata tristemente alla storia perché nel 2014 molti yazidi furono deportati qui dal Sinjar. In città venne creato anche un vero e proprio mercato delle donne a cielo aperto». L’operazione militare ha permesso di liberare alcune delle donne yazide sequestrate dai miliziani ma il lavoro da fare per reinserirle nella società è enorme.

«Ogni centimetro di corpo e anima di queste donne è distrutto» ha detto Murad Ismael, direttore esecutivo di Yazda, una Ngo che si occupa di fornire aiuto psicologico agli yazidi. «Il sistema internazionale non riesce ad aiutarli a tornare alla vita normale. Queste ragazze vogliono solo riprendere la scuola, tornare alla normalità. Ma non viene dato loro reddito o supporto, quindi molte devono essere anche un padre o una madre per i loro fratelli, oltre a essere delle sopravvissute».

Dopo la liberazione della città di Dashisha partirà l’assalto finale a Hajin, sotto assedio dal 20 maggio: «Prevediamo altri due o tre mesi di combattimenti» continua Pachino «la parte est sta procedendo abbastanza spedita ma sarà quella sud di Hajina presentare le difficoltà più grandi a causa della presenza di uno zoccolo duro dell’Isis».

In città infatti si nasconderebbe Al-Baghdadi, come ha raccontato Abu Ali al-Basri, direttore generale dell’ufficio di intelligence e antiterrorismo del Ministero iracheno dell’Interno a Fox News: «L’ultima informazione che abbiamo è che si trova a Al-Hajin, in Siria, a 18 miglia dal confine nella provincia di Deir Ez-Zor». Oltre ad Hajin, al-Baghdadi potrebbe trovarsi anche a Shaddadi, nella provincia di Hassakeh.

Le doti camaleontiche del “Califfo” sono ben note anche al generale Yahya Rassol, portavoce del Ministro iracheno della Difesa: «Non deve essere difficile per lui nascondersi nel deserto siriano», ha commentato sempre su Fox News.

Non è possibile stabilire con certezza l’esatto nascondiglio del leader dell’Isis ma, se è vivo come sembrerebbe, la zona non può che essere quella dell’operazione Roundup.

@linda_dorigo

Seconda parte del reportage a puntate "Le tante guerre dei curdi in Siria". Leggi qui la prima parte.

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA