Ucraina, un report inchioda nove ufficiali russi per la strage di Mariupol'

Il 24 gennaio del 2015, una pioggia di missili Grad si abbatté sulla città di Mariupol’, uccidendo 30 civili. Una lunga indagine del collettivo di giornalisti Bellingcat ora rivela le responsabilità di nove ufficiali russi nel massacro, all'esame della Corte dell’Aja

Una parente di una vittima del bombardamento di Mariupol’ piange nel cimitero della citta. REUTERS / Maksim Levin
Una parente di una vittima del bombardamento di Mariupol’ piange nel cimitero della citta. REUTERS / Maksim Levin

Nomi, gradi, volti. Responsabilità. Uno degli episodi più abietti e vili della guerra in Ucraina non può passare dalla cronaca alla storia senza questi elementi. Dopo più di tre anni, quelle caselle vuote sono state riempite. I servizi di sicurezza ucraini e il collettivo di giornalismo investigativo Bellingcat hanno identificato nove ufficiali in servizio attivo nell’esercito russo, tra cui un generale e due colonnelli, che hanno organizzato, diretto e supervisionato l’attacco missilistico sulla città ucraina di Mariupol’ nel 2015.

Era la mattina del 24 gennaio. Una pioggia di missili Grad si abbatté sulla periferia orientale della città sul mare d’Azov, a breve distanza dalla linea del fronte. Una città però, Mariupol’, che era immune dalla guerra, una città in cui a quell’ora le donne andavano a fare la spesa, i bambini a scuola e, chi ce l’aveva, a lavoro. Morirono in trenta, in una manciata di secondi, colpiti così, a caso, da colpi di due lanciarazzi multipli Grad Bm-21. I feriti furono un centinaio. Le immagini, catturate da alcune dashcam, fanno ancora venire i brividi.

Ora si sa con certezza che quei lanciarazzi appartenevano all’esercito russo. Erano stati trasportati in territorio ucraino la mattina precedente, il 23 gennaio, e posizionati vicino al villaggio di Bezimenne, controllato dai separatisti aiutati dai russi. Da lì, avevano sparato sulla città ed erano poi stati subito portati via. In una delle intercettazioni si sente chiaramente il colonnello delle Forze armate russe Maksim Vlasov, che coordinava la postazione di lancio, dare l’ordine di nascondere i lanciarazzi negli hangar perché stavano per arrivare gli osservatori dell’Osce.

Un’indagine lunga

Gli esperti di Osint hanno analizzato un’enorme quantità di dati grezzi, video e audio, consegnati dal governo ucraino alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, dove Kiev ha avviato un procedimento contro la Russia da gennaio 2017.

Si tratta perlopiù di telefonate tra il generale Stepan Yaroshchuk, comandante della Divisione di artiglieria del Distretto meridionale delle Forze armate russe, e gli altri componenti della catena di comando sul territorio ucraino. L’ultimo anello della catena sono i due che operavano ai lanciarazzi, il russo Alexander Evtody e l’ucraino Grayr Egiazaryan.

Gli analisti hanno incrociato dati ed eventi, nomi dei luoghi citati nelle conversazioni, metadati delle chiamate con informazioni open source, immagini satellitari, post dei militari sui social media e campioni di voce di alcuni soggetti identificati, raccolti durante eventi pubblici. In questo modo, sono riusciti a dare nome e cognome a tutte le voci presenti nelle intercettazioni e a indicare uno per uno i militari responsabili del bombardamento di Mariupol’.

Nessuna sorpresa, solo conferme

Le conclusioni alle quali sono arrivati sono perfettamente compatibili – e anzi, le arricchiscono – con quelle della Missione speciale di monitoraggio dell’Osce (Smm) stilate il giorno stesso dell’attacco. E cioè che i missili provenivano dal territorio sotto il controllo dei separatisti. E coincidono anche con quelle dei servizi d’intelligence ucraini, che hanno subito indicato la diretta responsabilità delle alte sfere militari russe, che hanno organizzato e ordinato l’attacco.

La mole di prove aggiunge un’ulteriore tessera al puzzle della guerra in Ucraina, rivelando in modo incontrovertibile un ulteriore episodio del diretto intervento militare di Mosca. Episodio che si va ad aggiungere ad altri crimini di guerra, come l’abbattimento del volo civile Malaysia MH17, che nel 2014 causò 298 morti, e i blitz militari di Ilovaisk e Debaltseve, quest’ultimo appena poche ore dopo la firma degli accodi di tregua a Minsk.

@daniloeliatweet

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