I fondi degli Stati Uniti per la politica estera del 2016

A Capitol Hill, come ogni anno, si fanno i conti e si preparano le spese per i prossimi dodici mesi, politica estera compresa: quelle per le State and Foreign Operations, approvate recentemente dal Congresso americano, nel 2016 ammonteranno a 53 miliardi di dollari, 3.5 in più rispetto al budget 2015. I destinatari sono il Dipartimento di Stato, la U.S. Agency for International Development (USAID) e gli altri programmi internazionali. Il focus, per il 2016, è orientato sugli sforzi anti-terrorismo, con particolare riferimento al Medio Oriente, oltre che sulla protezione delle sedi diplomatiche e sull'assistenza umanitaria.

REUTERS/Spc. Nikayla Shodeen/U.S. Army/Handout via Reuters

Molte risorse sono destinate all'Overseas Contingency Operations Account, creato per finanziare la guerra globale al terrore. Il repubblicano Hal Rogers ha detto che i fondi stanziati sono superiori a quanto chiesto dal presidente Obama in materia di sicurezza delle ambasciate e delle altre rappresentanze diplomatiche (conseguenza evidente dell'attacco al consolato americano di Bengasi, in Libia, che nel 2012 portò alla morte dell'ambasciatore Christopher Stevens e di altri tre connazionali).

E' interessante notare la portata del sostegno finanziario degli Stati Uniti ai propri alleati: la legge votata dal Congresso stanzia 658 milioni di dollari per l'Ucraina (154 milioni in più rispetto alle richieste dell'amministrazione Obama), segno del fatto che il Campidoglio vuole assumere una posizione ancora più muscolare nei rapporti con la Russia (a cui, per inciso, non viene destinato neppure un dollaro).

La centralità del mondo islamico, e della lotta all'Isis, è dimostrata dall'assegno da 142 milioni di dollari firmato per la Tunisia, unica success story, allo stato attuale, della primavera araba (inizialmente il Dipartimento di Stato chiedeva 134 milioni, poi si è deciso di rafforzare il sostegno, simbolicamente importante). Un miliardo e 275 milioni di dollari verranno girati alla Giordania (anche in questo caso la cifra stanziata è superiore alle richieste di Foggy Bottom, 25 per cento in più). Amman è membro della coalizione contro il Califfato ed ospita militari americani per l'addestramento delle forze anti-Isis.

Israele, in linea con gli impegni degli ultimi anni, riceverà 3,1 miliardi di dollari. L'Egitto conserva il proprio ragguardevole assegno, 1,3 miliardi di dollari, ma il sostegno, scrive il Congresso, è condizionato al rispetto di alcuni parametri in materia di riforme democratiche e tutela dei diritti umani (senza progressi in questo campo gli aiuti militari saranno revocati). Questo passaggio è di difficile applicazione, data l'importanza geopolitica del Cairo, ma se ne discute da tempo: dopo il colpo di Stato del generale Al Sisi gli aiuti furono temporaneamente sospesi. La mossa del Congresso ha comprensibilmente suscitato l'approvazione di alcune ong, come il Project on Middle East Democracy.

I fondi destinati all'assistenza per rifugiati e migranti vengono mantenuti allo stesso livello del 2015. Per rispondere alle crisi umanitarie vengono poi stanziate risorse aggiuntive, ma, specifica il Campidoglio, questo impegno non comprende il programma di accoglienza e ridistribuzione interna dei rifugiati (una questione su cui, il Congresso, a maggioranza repubblicana, è restio ad offrire un'apertura di fronte alle richieste dell'amministrazione Obama). Ulteriori 2.8 miliardi di dollari sono previsti per il finanziamento del programma International Disaster Assistance, destinato alle popolazioni colpite da disastri naturali, o sfollate a causa dei conflitti in corso in Siria ed Ucraina.

La legge votata dal Congresso non riguarda solo l'aspetto economico, i fondi per la politica estera, ma include alcune indicazioni in materia di policy. Chiede che il Dipartimento di Stato presenti relazioni costanti al Campidoglio sugli accordi con altri Stati per la rilocazione dei detenuti di Guantanamo. Inoltre, specifica che non è previsto alcun taglio del debito che i Paesi stranieri hanno contratto con gli Stati Uniti d'America.

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