I leoni d’Africa potranno rimpiazzare le tigri asiatiche?

Sono salite alla ribalta internazionale come i "leoni d'Africa", si tratta delle economie emergenti del continente nero tutte ricchissime di materie prime che nel corso di questo secolo potrebbero emulare il boom economico delle "tigri asiatiche".

Lo sostiene Datum Recruitment Services basando la sua previsione su tre fattori: le risorse energetiche non ancora sfruttate, una popolazione giovane e una classe media in rapida espansione.

Le aspettative dell'agenzia di reclutamento a carattere internazionale potrebbero trovare conforto anche sul fatto che, in questi ultimi anni, l'Africa si è resa protagonista della più alta crescita del Pil a livello mondiale, seconda solo a quella dell'Asia. E ad aver inciso in maniera significativa sull'affermazione del continente è stata anche la forte domanda di materie prime dai Paesi emergenti, unita all'aumento degli investimenti stranieri e a un mercato interno più dinamico.

Del resto, le ultime stime del Fondo monetario internazionale riportano una previsione di crescita delle economie sub-sahariane del 5,4% quest'anno e del 5,8% nel 2015, contro un'espansione negli stessi periodi dell'1,7% e del 3% di un'economia avanzata come quella statunitense. Mentre un report pubblicato pochi giorni fa da McKinsey & Co. certifica che l'economia più grande dell'Africa, quella della Nigeria, ha tutto il potenziale per espandersi a un ritmo del 7,1% all'anno fino al 2030.

Per di più, le opportunità sono enormi in un'area di commercio che secondo le ultime stime di World Population Review conta più di un miliardo di abitanti, pari a circa il 15% della popolazione mondiale, ma che rappresenta poco più del 2% del Pil globale e controlla flussi commerciali e produttivi all'incirca della stessa entità.

L'ultimo studio specifico condotto da Bank of America Merril Lynch sull'Africa a sud del Sahara, pone in evidenza le grandi opportunità di quest'ampio ambito territoriale, costituito da 850 milioni di persone di quarantotto nazioni, sottolineando come l'attenuato impatto della recessione nel continente abbia sensibilmente ampliato il divario in termini di crescita dei paesi sub-sahariani, rispetto a quelli più sviluppati.

Una previsione che trova d'accordo anche Ernst & Young, azienda leader nei servizi professionali di revisione e advisory, che concorda nel ritenere l'Africa destinata a continuare la sua traiettoria di crescita nei prossimi anni.

Meno ottimismo è invece dimostrato da Capital Economics, che nel suo ultimo Africa Outlook spiega che questo trend economico positivo è destinato a proseguire per i prossimi due anni, ma in un certo numero di Paesi starebbe già iniziando a emergere un rallentamento della crescita. Mentre il Fondo monetario internazionale nel suo Regional Economic Outlook for Sub-Saharan Africa nota che le economie di molti Paesi sub-sahariani dovrebbero riuscire a continuare a crescere, ma la loro dipendenza dal commercio con la Cina potrebbe causare un blocco inaspettato in futuro.

Ciò nonostante, leggendo i vari report, s'intuisce chiaramente che le economie africane costituiscono un ambiente promettente ai potenziali investitori, senza dubbio ancora interessato da problemi e incognite, ma orientato verso una crescita robusta sostenibile a medio termine, confortata dai dati dell'ultimo decennio.

C'è comunque da tener sempre presente che questa fase di crescita non è comune a tutto il continente, dove permangono ampie regioni che tuttora non riescono a svilupparsi, ed è inoltre penalizzata dall'assenza pressoché totale di un'industria manifatturiera.

Un altro serio ostacolo allo sviluppo è rappresentato dalla grave carenza di infrastrutture, di cui soffre la maggior parte degli Stati africani, che non consente al continente di raggiungere il pieno potenziale di crescita economica e penalizza in maniera molto negativa gli attuali livelli del commercio intra-africano.

Ma il fattore maggiormente negativo è insito nel fatto che la sola crescita non è sufficiente a contrastare povertà, disoccupazione, disuguaglianze di reddito e peggioramento dei servizi sanitari e educativi.

Segnali discordanti che mettono in risalto la grande contraddizione in atto e inducono a riflettere sul fatto che prima di ambire a superare le performance delle "tigri asiatiche", l'Africa dovrà conseguire un altro ben più importante obiettivo: la riduzione in misura rilevante della povertà nel continente, che dopo più di un decennio di forte crescita economica non è ancora riuscita a raggiungere.

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