I transgender in India: miti del passato, miserie del presente. La storia di Naleena

Hijra: una parola Urdu dalla valenza vagamente dispregiativa, che in occidente viene generalmente tradotta come "eunuco". E che nel subcontinente indiano indica l'appartenenza a una delle comunità transgender più numerose e antiche del pianeta.  In India, Pakistan,  Bangladesh e Nepal, con questa parola ci si riferisce a individui nati in un corpo maschile o con caratteri di intersessualità, che sviluppano fin da bambini una marcata identità femminile.

Di loro si trova traccia fin nelle pagine del KamaSutra e nella sola India la loro presenza è stimata in almeno cinque milioni di individui. L'Induismo le considerava sacerdotesse di divinità come Lord Shiva, Kali o Bauchara Matha: secondo Paolo Favero, antropologo dell'Università di Anversa, "recidendo i genitali, con una mutilazione rituale,  divenivano l'incarnazione stessa dell'Ardhanarishvara, fusione dei corpi di Shiva di sua moglie Parvati".

Per secoli, nella cultura hindi, le Hijra sono state temute e riverite,  raggiungendo il loro massimo splendore sotto la dinastia dei Mogol. Ma con l'arrivo degli inglesi e l'emanazione di leggi che punivano la sodomia e le pratiche omosessuali, la loro posizione si è fatta sempre più marginale; oggi vivono confinate negli slum dei grandi centri urbani, sopravvivendo soltanto grazie a elemosina e prostituzione.  Non hanno praticamente accesso a lavoro, casa, istruzione o al sistema sanitario e per proteggersi da violenze e angherie hanno addirittura sviluppato una sorta di linguaggio segreto, l'Hijra-Farsi, analogo al Verlain usato nelle banlieue parigine.

Nell'aprile del 2013, il videoreporter abruzzese Luigi Storto ha vissuto per due mesi in una baraccopoli di Chennai per raccontare la vita di "Naleena", una Hijra diciannovenne della comunità transgender dello stato del Tamil Nadu. L'ha seguita di giorno, mentre chiedeva l'elemosina tra gli autobus e i bazar; e di notte, mentre si prostituiva lungo le strade periferiche della città. Ne è nato un documentario di 15 minuti, che nei prossimi mesi verrà presentato nel circuito dei festival internazionali: qui ve ne presentiamo, in anteprima, un trailer.

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