Il Ciad e la caccia ai gay in Africa

Non sembra esserci pace per gli omosessuali africani. Dopo Uganda e Nigeria è ora il Ciad ad essere pronto ad approvare una nuova legge restrittiva nei confronti della libertà di orientamento sessuale. Il consiglio dei ministri di N’Djamena ha infatti varato un nuovo articolo del codice penale, il 361,che mira a punire chiunque venga sorpreso ad avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso.

People sit in the boot of a car while celebrating the annulment of an anti-homosexuality law by Uganda's constitutional court in Entebbe August 9, 2014. Photo REUTERS/Edward Echwalu

E le pene sono tutt’altro che risibili: vanno dai 15 ai 20 anni di carcere e un’ammena che può arrivare a 800 euro, che in Ciad equivalgono a quasi un anno di stipendio per un lavoratore della capitale.

Il governo, secondo l’agenzia France Presse che è entrata in possesso di documenti relativi a questa nuova legge, ha affermato che l’intento è quello di preservare e proteggere la famiglia e di spingere la popolazione ad attenersi alle tradizioni della famiglia chadiana. La norma ora dovrà essere firmata dal presidente IdrissDéby che è già stato sommerso di inviti da parte di varie ong che si occupano di diritti umani a non firmare la legge. Una legge che farebbe parte di una nuova serie di norme che, nelle intenzioni di Déby e della sua squadra di governo, dovrebbero ammodernare il codice penale del Paese, vecchio ormai di più di mezzo secolo. Tra le norme che dovrebbero essere approvate anche l’abolizione della pena di morte, una decisione, questa, che ha trovato il plauso delle organizzazioni per i diritti umani.

Se il Ciad dovesse approvare la norma anti-gay, sarebbe il 37esimo Paese del continente africano a ratificare una legge discriminatoria nei confronti degli omosessuali. Segno di un’ondata di omofobia pericolosa che sta attraversando i confini dei Paesi africani e dovuta forse sia all’influenza degli evangelici americani che stanno spargendo odio nei confronti degli omosessuali che come risposta alla maggiore visibilità conquistata nel corso degli anni dagli omosessuali africani.

Lo scorso mese è stato il Gambia ad approvare una legge anti gay che prevede l’ergastolo, e il presidente Yahya Jammeh ha invitato i gay a lasciare il Paese per evitare il rischio di essere decapitati, mentre la Nigeria del presidente Jonathan Goodluck ha firmato pochi mesi fa una legge che criminalizza le relazioni omosessuali. Anche in Zimbabwe i gay sono sotto attacco con il presidente Mugabe che non perde occasione di insultare la comunità omosessuale nel corso dei suoi comizi pubblici.

Insomma, la vita della comunità omosessuale in Africa sembra farsi più dura di giorno in giorno, nonostante le pressioni delle ong e della comunità internazionale. I governi africani sembrano aver individuato nei gay il capro espiatorio da poter sacrificare davanti all’opinione pubblica in modo tale da sviare l’attenzione dalle condizioni dei loro Paesi e dalle ruberie dei loro governi.

Un taglio dei finanziamenti e degli aiuti da parte dei Paesi occidentali e da parte della comunità internazionale nei confronti degli Stati africani che approvano leggi liberticide in materia di diritti umani e libertà individuali potrebbe essere l’unica soluzione per far si che le pressioni siano concrete e l’inversione di marcia su questo tema una possibilità.

D’altronde l’influenza occidentale è continua e sempre più forte in Africa, nella maggior parte dei casi con conseguenze tragiche per i Paesi africani, questa sarebbe un’opportunità per provare ad intervenire senza fare danni.

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