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Il Cile seppellirà nelle urne la svolta progressista di Bachelet?

Otto candidati si contendono domenica l’accesso alla Moneda nel primo turno delle presidenziali. Michelle Bachelet lascia in eredità una vasta agenda di diritti civili, ma l’economia zoppica. E i sondaggi premiano l’ex-presidente conservatore Sebastian Piñera

Sostenitori del candidato Alejandro Guillier a Santiago. Cile. REUTERS/Pablo Sanhueza
Sostenitori del candidato Alejandro Guillier a Santiago. Cile. REUTERS/Pablo Sanhueza

Unioni civili, legalizzazione dell’aborto, matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali. Il fine mandato di Michelle Bachelet, presidente al secondo incarico, ha proiettato il Cile in una dimensione progressista difficilmente immaginabile pochi anni fa. Non tutti i temi si sono trasformati in diritti acquisiti per legge, ma l’agenda è stata avviata, anche se servirà molto tempo e un consenso trasversale fra le forze. Il futuro delle riforme dipenderà da chi assumerà la presidenza nel marzo 2018. Nella penultima campagna elettorale, Bachelet aveva promesso delle svolte sociali, in  parte ottenute, ma adesso il Cile deve fare i conti con un’economia che non rispetta le ambizioni nazionali e con una serie di riforme necessarie per combattere la diseguaglianza, fra cui educazione e sanità.

Stando all’ultimo sondaggio disponibile (Cadem, 3 novembre 2017), nel primo turno elettorale di domenica il centro-destra dell’ex presidente Piñera è in netto vantaggio (45%). Il giornalista Alejandro Guillier, candidato del centro-sinistra è dietro di oltre 20 punti (23%), seguito da Beatriz Sánchez con la coalizione di sinistra Frente Amplio al 14%; Carolina Goic della Democracia Cristiana al 6%; l’indipendente José Antonio Kast di estrema destra al 6%; Marco Enríquez Ominami del Partido Progresista al 5%. Alejandro Navarro di Pais si attesta allo 0,5%, così come Eduardo Artés (0,5%) dell’ultra izquierda cilena e candidato per Unión Patriótica.

La partita però non è ancora chiusa. Il centro-sinistra confida nel secondo turno per ribaltare il risultato e i sondaggi, che al secondo turno danno Piñera al 47% e Guiller al 42%, concedono qualche speranza.

In attesa di capire quale sarà la rotta politica ed economica, è bene fare un punto sui risultati raggiunti in tema di diritti. La legalizzazione dell’aborto è finalmente legge. Si potrà abortire solamente in tre casi: malformazione del feto, pericolo di morte della madre e violenza sessuale subita. Un risultato storico per un Paese che ha sempre faticato ad assorbire i cambiamenti. «Il Cile è un Paese di centro-sinistra, ma non vuole cambi bruschi», come ha detto nella primavera scorsa il candidato Guillier.

Un’altra lettura della situazione la offre Fernando Ayala, ambasciatore del Cile in Italia, intervistato da eastwest.eu per l’occasione: «È vero, la nostra società è conservatrice, ma lo è soprattutto l’élite. Nel popolo esiste la diversità, adesso la legge si sta adeguando, ma non possiamo ignorare che già ci fossero figli fuori dal matrimonio, aborti clandestini o relazioni omosessuali. Hanno sempre fatto parte della nostra società. Ci sono voluti almeno dieci anni per portare a termine un progetto di legge sull’aborto. È passato con i voti dell’opposizione, il che dimostra che è stato innescato un progresso difficilmente arrestabile. La voglia di eguaglianza è forte in tutto il Paese». Ed effettivamente l’attuale governo ha tracciato una strada importante anche dal punto di vista dei matrimoni egualitari omosessuali, che riconosceranno i pieni diritti alle coppie dello stesso sesso, consentendo di richiedere l’adozione.

A fine agosto, Michelle Bachelet, d’accordo con il Movilh (Movimiento de Integración y Liberación Homosexual) e con la mediazione della Corte Interamericana dei Diritti Umani, ha firmato il progetto di legge, che ora sarà analizzato dal Congresso. «Negare l’uguaglianza è anacronistico. Con questa convinzione, nell’aprile del 2015, abbiamo fatto il primo passo approvando le Unioni Civili per riconoscere chi convive come famiglie e coppie, a prescindere dal sesso», ha detto la presidente in occasione della firma.

Il suo secondo mandato, però, non può limitarsi a un’analisi delle conquiste nel campo dei diritti. Le proposte erano parte del programma elettorale, ma la sensazione è che questa sterzata della Bachelet sia servita anche per attenuare le polemiche sulla situazione economica. Nel 2016, secondo i dati del Banco Central, la crescita (1,6%) è stata la più bassa dal 2009, con «cadute nel settore minerario, servizi alle imprese, industria manifatturiera e nella pesca».

Una piccola battuta d’arresto per un’economia solida e spedita come quella cilena. Secondo l’Ipom di settembre 2017 (Informe de Política Monetaria) della Banca Centrale, però, la tendenza della crescita economica interna si attesterà fra l’1,25% e l’1,75%, mentre dal prossimo anno si viaggerà tra il 2,5% e il 3,5%. Uno studio con proiezione a dieci anni indica invece una crescita del 3-3,5%.

L’ambasciatore non nega lo stop, ma prova ad analizzarlo nel contesto mondiale e regionale: «Nonostante la grande crisi internazionale, il Cile non ha cessato di crescere. Si attende un 2%, mentre l’anno scorso è stato dell’1,6%. Il nostro debito pubblico non raggiunge il 25% del Pil ed abbiamo almeno mezzo milione di latinoamericani che lavora in Cile, producendo una ricchezza di 600 milioni di dollari. Lo dice la Banca Centrale. Ciò significa che l’economia cilena è capace di creare opportunità per tutti».

Nonostante qualche intoppo, lapprovazione per la presidente Bachelet rimane del 31%, secondo i dati Cadem di fine ottobre. Un trend relativamente alto se paragonato ai colleghi sudamericani. Ma i cileni sembrano intenzionati a riportare la barra a destra, affidandosi di nuovo al conservatore Sebastián Piñera, già presidente dal 2010 al 2014. «Non c’è nessun dramma se vince il centro destra», dice Fernando Ayala. «Il Cile ha scelto un modello di sviluppo con un’economia aperta, il libero-scambio, l’esportazione dei nostri prodotti. Non ci saranno grandi cambiamenti. Sì, forse ci sarà qualche differenza dal punto di vista sociale. L’approvazione del matrimonio omosessuale potrebbe non essere così rapida, ma dovremo attendere per esprimere un giudizio».

La partita si giocherà molto sul coinvolgimento dei più giovani e sulla riduzione dell’astensionismo. «Alle ultime municipali ha votato solo il 35% degli aventi diritto», conferma preoccupato l’ambasciatore. È un Cile profondamente attratto dal cambiamento progressista, ma che non vuole staccarsi dalle certezze conservatrici. L’oscillazione dovuta al prezzo del rame continua a essere troppo vincolante per le politiche economiche interne.

Bachelet, che secondo la Bbc sarebbe pronta per un futuro da segreteria generale dell’Onu, è apprezzata a livello internazionale, ma non è riuscita a coinvolgere del tutto i cileni nell’approvazione di riforme strutturali che toccassero i privilegi della classe medio-alta. Solo il 32% degli intervistati Cadem giudica positivamente la sua «capacità di risolvere i problemi del Paese». Il risultato è che in tanti ora guardano a destra. Ecco perché le prossime elezioni saranno fondamentali non solo per il futuro politico, ma anche per capire meglio l’animo dei cileni.

@AlfredoSpalla 

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