Il dilemma degli intellettuali arabi: essere o non essere con Charlie Hebdo

Disegnatori e intellettuali arabi e persiani si sono divisi sul nuovo numero in edicola di Charlie Hebdo, dopo gli attacchi jihadisti che la scorsa settimana sono costati la vita dei migliori disegnatori del giornale. Le istituzioni religiose del mondo arabo hanno condannato le nuove vignette su Maometto.

Il centro islamico Dar al-Ifta al Cairo ha duramente criticato i disegni di Charlie, definendoli «ingiustificatamente provocatori». La massima autorità sunnita, la moschea di al-Azhar, ha condannato invece la montante islamofobia che attraversa la Francia «con attacchi razzisti e scellerati contro le moschee», chiedendo ai musulmani di ignorare le nuove caricature. Invece, le autorità turche hanno messo al bando la nuova edizione del giornale che reca in prima pagina l’immagine del profeta.

Neyestani difende Charlie

Ma il mondo della cultura ha visioni molto più sfumate sulle nuove vignette. Il bravissimo disegnatore iraniano Mana Neyestani aveva visitato gli uffici di Charlie pochi giorni prima dell’attentato. Commentando la prima pagina del giornale che ha già venduto tre milioni di copie in tutto il mondo, Neyestani ha assicurato che nei suoi disegni non vuole mai ridicolizzare la religione ma ha intenzione di difendere il diritto a farlo. «Libertà di espressione è anche il diritto di ridicolizzare e offendere. Il peggiore insulto è togliere la vita a un disegnatore», ha denunciato Neyestani.

Non ha dubbi sulla qualità della nuova prima pagina di Charlie, neppure uno dei più noti disegnatori egiziani, autore dei più suggestivi graffiti di via Mohammed Mahmud al Cairo, Ammar Abo Bakr. «Non concordo con lo scrittore Hamid Abdel Sameh che ha criticato duramente le nuove vignette su Maometto», ha spiegato Ammar, che ha origini sufi e per questo è abituato a prendere in giro i dogmi della religione islamica. «Credo invece che disegnare il profeta, anzi rispondere alle provocazioni di Charlie con altre vignette sia necessario per rendere la società dei nostri Paesi più flessibile», ha aggiunto Ammar. «Il disegno del profeta che campeggia sulla prima pagina di Charlie e che ironicamente dice: «Tutto è perdonato», è molto intelligente. In qualche modo smaschera il fatto che l’élite religiosa islamica si accorda per condannare, per indossare una maschera di perbenismo ma nel profondo continua a contrastare la laicità». Però Ammar non fa suo il motto in voga Je suis Charlie. «Io sono Charlie e allo stesso tempo non lo sono, di sicuro sostengo gli artisti uccisi (anche se in ogni momento ci sono morti per gli attacchi occidentali in Medio oriente). Ma dopo la marcia di Parigi di leader europei che continuano a sostenere il terrorismo di sicuro non sono più Charlie», conclude Ammar.

El-Shafy e i limiti della satira

«Io sono con Charlie Hebdo», ha ribadito Magdy el-Shafy, illustratore libico, autore del noto fumetto Metro (2008) e tra i più geniali graffitari delle rivolte del 2011 in Egitto. «Confermo la mia posizione dopo aver letto le ultime vignette del giornale francese. Hanno reagito benissimo: l’opposto della paura e della guerra dichiarata da George Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Con la nuova pubblicazione, i disegnatori di Charlie continuano a rappresentare Maometto e dimostrano una valida conoscenza del discorso religioso islamico», commenta Magdy. Secondo il noto disegnatore, la violenta irruzione nella redazione di Charlie potrà insegnare qualcosa: «Da questa vicenda l’Occidente dovrebbe imparare che è sbagliato fomentare conflitti su base settaria perché questo approccio non distrugge solo il Medio oriente. Invece i paesi arabi dovrebbero imparare ad aggiornare codici e interpretazioni della religione che risalgono a dieci secoli fa», ha proseguito el-Shafy. «E poi non ho apprezzato la marcia di Parigi contro il terrorismo con in testa i leader europei, per i morti di Sanaa e Aleppo nessuno in Occidente scende in strada».

Ma a sostegno dei disegnatori di Charlie si è schierato anche il grande scrittore egiziano, Sonallah Ibrahim. L’autore di Warda, ha partecipato alla manifestazione del Cairo a sostegno della redazione di Charlie della scorsa domenica. «Certo i disegnatori potrebbero fare considerazioni in precise circostanze e posporre la pubblicazione di materiale offensivo ma mai devono sentirsi intimiditi», ha concluso Sonallah.

@stradedellest

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