Il gioco in cui tutti perdono

Dopo aver rinviato due volte la sua decisione, il Parlamento ucraino non è riuscito ieri (21 novembre) a strappare il biglietto per l'Europa: così ha riferito la stampa internazionale. Ma quello che era considerato il corrispettivo da pagare per far parte del Club – vale a dire approvare il disegno di legge che avrebbe consentito all'ex primo ministro Yulia Tymoshenko, ora in carcere, di recarsi in Germania per cure mediche – in realtà riflette gli errori che finora hanno condizionato i negoziati tra Bruxelles e Kiev.

Un biglietto per nessuna parte

L'Ue ha condizionato la firma dell'Accordo di associazione (AA) e del Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA) con l'Ucraina (prevista per il vertice sul Partenariato orientale in programma a Vilnius la prossima settimana) alla dimostrazione che Kiev soddisfi gli standard più elevati in materia di giustizia e democrazia, una definizione che include la liberazione di Yulia Tymoshenko la cui condanna è vista da Bruxelles come «giustizia selettiva». Subito dopo che la Verhovna Rada ha respinto i sei disegni di legge per il rilascio della Tymoshenko, a causa dell’astensione dal voto Partito delle Regioni del presidente Yanukovich, il consiglio dei ministri ha emanato un decreto per sospendere i preparativi per la firma dell'Accordo di associazione.

Aver subordinato il percorso verso l'Europa al destino di una sola persona – replicando un sistema ben collaudato (come si è visto nel corso dei negoziati con la Croazia) – è probabilmente il più grande errore commesso dall’Ue. Ma aver dato credito alle parole di Yanukovich è forse stato uno più grande .

L'uomo con la chiave

«Molte cose sono nelle mani del presidente Yanukovych, il suo ruolo è centrale», ha detto dopo la prima votazione del parlamento il ministro degli Esteri lituano Linas Linkevicius. «Mi auguro ne senta anche la responsabilità. Avendo preso la guida del paese, ha il potere di prendere le decisioni necessarie» . Le sue parole, che riassumono probabilmente l'analisi più chiara della situazione, si adatterebbero persino meglio oggi. Noi possiamo facilmente aggiungere che Yanukovich non ha mai avuto la reale intenzione di portare l'Ucraina verso l'Unione europea.

«Non mi ero mai reso conto del fatto che volevamo far parte dell'Unione europea» , mi ha detto un amico ucraino, una volta tornato a casa dopo qualche mese negli Stati Uniti, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei Yanukovich lo scorso settembre. La verità è che gli ucraini si sono svegliati un giorno d'estate sentendo per la prima volta Yanukovich parlare di Unione europea invece che di Russia. Dopo anni di politica filorussa condotta da loro presidente filorusso (e russofono), hanno scoperto che il governo si stava dirigendo verso un'altra direzione nel momento stesso in cui la Russia stava tendendo la mano.

Il gioco in cui tutti perdono

L’Unione europea perde, la Russia vince, e l'Ucraina? «In realtà, sono convinto che questo sia un deplorevole caso di gioco in cui tutti perdono», ha twittato Martin Hagström, ambasciatore di Svezia per il Partenariato orientale.

Lungi dall'essere un «biglietto per l'Europa», la firma dell'Accordo di associazione (che implica un accordo di libero scambio che avrebbe certamente aperto la strada a una domanda formale di adesione all'Unione europea), avrebbe nondimeno portato il paese lontano dall'Unione doganale e dall'Unione eurasiatica, fermamente volute da Vladimir Putin. Pur non implicando una domanda di adesione all'Ue, né legando l'Ucraina all'Occidente, la firma è stata fortemente osteggiata dalla Russia. A partire dalla guerra lampo del commercio, che l'estate scorsa ha causato un ingorgo di camion al confine tra Russia e Ucraina, le contromisure del Cremlino hanno compreso l’immancabile grimaldello energico, quando per esempio è stato ricordato agli ucraini quanto potrebbe essere freddo l'inverno senza gas russo .

Curiosamente, il signor Yanukovich è volato a Mosca un paio di volte durante le ultime settimane, con nessun altro motivo ufficiale se non discutere «questioni legate alle relazioni economico-commerciali tra i due Paesi, in vista del summit di Vilnius». E come d’incanto un lieto fine alla vecchia disputa sul gas si è materializzato pochi giorni fa, quando Russia e Ucraina hanno raggiunto un compromesso che permette a Kiev di modificare il suo piano di pagamenti per il gas russo, ammontanti a 1 miliardo di dollari di bollette non pagate. Ottimo affare!

Non resta che vedere chi farà la prossima mossa.

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