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Il leader di Hezbollah in tv: che ne pensano i giovani libanesi?

Il discorso del leader di Hezbollah, Seyyed Hasan Nasrallah, è stato accompagnato da grande attesa e curiosità in tutte le case di Beirut. Tantissimi infatti i libanesi riunitisi davanti la tv di casa o in strada per guardare insieme il discorso del segretario generale del “Partito di Dio”, perché, come si dice in Libano, “è meglio affrontare le notizie difficili spalla contro spalla”.



 REUTERS/Sharif Karim
Il leader di Hezbollah non compariva pubblicamente dallo scorso Luglio, dopo gli episodi estivi dei raid israeliani su Gaza, ragion per cui il discorso di questa settimana era particolarmente atteso dalla popolazione libanese e dalla comunità internazionale.

La diretta televisiva è andata in onda alle 8.30 di martedì 23 settembre sulla tv locale Al Manar, come già preannunciato e confermato lunedì dall’ufficio stampa di Hezbollah.

Nasrallah ha discusso - durante il suo intervento - dei recenti sviluppi politici in Libano e nella regione; ha inoltre osservato che il partito tende normalmente ad evitare le apparizioni pubbliche, se non in casi critici, come quelli di questi ultimi mesi, come i sempre più recenti episodi di violenza e rapimenti legati all’ISIS o quello degli ostaggi libanesi (di religione sciita) detenuti ad Aazaz; ciò che è successo nel caso del rapimento dei soldati dell'esercito “ci ha obbligato a parlare pubblicamente nonostante la nostra riluttanza iniziale” - ha detto Nasrallah a nome del suo partito.

Sayyed Nasrallah ha inoltre aggiunto che tra i motivi che lo hanno spinto a parlare in diretta televisiva vi sono dare pubblicamente dignità all’esercito e alle famiglie dei “martiri” - così il leader ha definito i soldati rapiti.

 Sayyed Nasrallah ha anche colto l’occasione del suo discorso televisivo per offrire le condoglianze pubbliche alle famiglie di tutti i martiri dell'esercito, tra cui Abbas Medlej, Ali al-Sayyed Mohammad e Hamiyeh, apprezzando i sacrifici dei soldati e delle loro famiglie; ha inoltre sottolineato che il governo libanese dovrebbe essere maggiormente responsabile nell'affrontare la recente crisi mediorientale e che tutte le fazioni politiche devono sostenere gli sforzi del governo, anche se questo significa accettare compromessi o negoziati.

"Il nostro partito è spesso accusato di non accettare negoziati, ma è solo propaganda politica contro Hezbollah; noi non abbiamo mai rifiutato il principio dei negoziati a nessuno. Siamo un partito molto più aperto al dialogo di quanto i media facciano credere".

Ali, studente sciita della American University of Beirut, ha seguito il discorso in TV nella sala comune dei dormitori universitari insieme ad altri coetanei interessati come lui a quest'evento.

“Gli stranieri vengono sempre messi in guardia sul luogo comune che con i libanesi si può parlare di tutto, eccetto di politica. Non solo perchè lo stereotipo ci vuole discordanti sul piano politico, ma spesso, erroneamente, apolitici. E invece non è assolutamente vero, alla politica ci interessiamo eccome, e lo dimostrano simili esempi in cui, in momenti critici, assistiamo tutti insieme a dibattiti o interventi politici televisivi uniti per farci coraggio a vicenda”.

Zinou, compagno di divano di Ali durante tutto il discorso di Nasrallah, aggiunge: “Ci aspettavamo notizie e ripercussioni peggiori, l’attesa durante il pomeriggio è stata snervante. Con le ultime notizie dal Medio Oriente ci aspettavamo che quest’ultimo intervento peggiorasse la situazione. Il Libano è già politicamente instabile e socialmente fragile, ogni minima scossa politica può far crollare giù il paese vista la sua volatilità...ma qui si vive alla giornata, questa volta è andata ma chissà cosa ci riserva il futuro. Intanto fino al prossimo discorso di Nasrallah l'unica cosa che ci rimane da dire è…Inshallah".

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