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Il Medioriente e le elezioni USA: chi vuole cosa

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Alleanza con Israele: sì. Lotta senza quartiere allo Stato Islamico: sì. Partnership con i Paesi del Golfo: sì. Su Iran Deal, sicurezza nazionale ed accoglienza dei rifugiati, invece, candidati democratici e repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti mostrano non poche divergenze.

A supporter wears a cap adorned with badges during a campaign rally for Democratic U.S. presidential candidate Hillary Clinton at Rainier Beach High School in Seattle, Washington March 22, 2016. REUTERS/Mario Anzuoni

L’Arab Center di Washington ha realizzato un report che analizza le posizioni in materia di politica estera, su tematiche relative al Medio Oriente, degli aspiranti inquilini della Casa Bianca: Bernie Sanders, Hillary Clinton, Donald Trump, Ted Cruz e John Kasich.

Sulla necessità di rafforzare la coalizione anti-Isis, composta da Paesi occidentali e Stati arabi, il consenso è unanime, e quasi tutti i candidati ritengono che gli alleati del Golfo debbano fare di più nella lotta al Califfato. Clinton e Kasich puntano sui boots in the ground curdi e sunniti, che gli Stati Uniti dovrebbero armare con maggiore impegno. Quanto agli strike aerei contro lo Stato Islamico, Hillary concorda sostanzialmente con l'amministrazione Obama, mentre Cruz propone bombardamenti a tappeto. Donald Trump offre invece un regolamento di conti sulla falsariga dei film di mafia (uccidere tutti i familiari dei terroristi per combattere l’Isis). Kasich vorrebbe più truppe americane sul campo, come Ted Cruz. Clinton tentenna, Sanders è contrario, allo stesso modo di Trump (ma il magnate, si sa, ha posizioni volubili e contraddittorie in materia).

Le divergenze più grandi sono sul futuro di Assad, sull'ipotesi di una no fly zone in Siria e sull'accoglienza dei rifugiati. Solo per Clinton la rimozione del dittatore siriano è prioritaria; l'ex segretario di Stato è anche favorevole alla no fly zone, come Kasich (contrari Sanders e Trump, ancora una volta affiancati). Le distanze tra repubblicani e democratici emergono soprattutto quando si parla di rifugiati siriani: i candidati del Gop sono tutti contrari ad accoglierli negli Stati Uniti (con Cruz che propone di sospendere l'arrivo di tutti i rifugiati mediorientali e Trump che, com'è noto, vuole impedire l'ingresso negli Usa a tutti gli islamici). I democratici ritengono invece che gli americani dovrebbero fare di più in questo campo (Clinton propone di accogliere 60.000 rifugiati siriani all'anno, Sanders 10.000).

Ted Cruz vorrebbe cancellare l'Iran Deal, l'accordo nucleare con Teheran, ed imporre nuove sanzioni agli ayatollah. Sanders e Clinton ovviamente non intendono rinnegare l'intesa, principale legacy in politica estera di Barack Obama. Anche Kasich crede che si debba mantenere la parola data. Tutti e tre, però, ritengono che si debbano re-introdurre le sanzioni nel caso in cui sia Teheran a violarla. Trump dice invece che si dovrebbe rinegoziare un accordo più favorevole per gli Stati Uniti.

Tutti i candidati si dichiarano a favore della tradizionale alleanza degli Stati Uniti con Israele, a tutela della sicurezza dello Stato ebraico. Sanders, però, è il più filo-palestinese, l'unico a non avere ancora risposto all’appello dell'Aipac, la principale lobby pro-Israele, e ad avere preso le distanze dal premier di Gerusalemme Benjamin Netanyahu. Trump e Cruz, invece, vorrebbero tagliare i fondi all'Autorità Nazionale Palestinese. Quanto alla soluzione due popoli/due Stati, i candidati democratici sono a favore, Cruz solo alle condizioni di Israele. Per John Kasich non ci sono i presupposti.

Le distanze tra Elefante e Asinello emergono quando si passa a discutere le tematiche relative alla sicurezza nazionale, come l'utilizzo della tortura o le sorti di Guantanamo. Per Hillary Clinton e Bernie Sanders il carcere va chiuso, per i candidati del Gop no. Cruz si affianca ai due democratici nel sostenere il bando dei metodi di tortura, come il famigerato waterboarding, per gli interrogatori dei sospetti terroristi, mentre Donald Trump è favorevole. Ad eccezione del tycoon, poi, tutti gli altri candidati intendono mantenere le attuali restrizioni nei programmi di sorveglianza della NSA, seguendo i dettami dello USA Freedom Act. Trump, secondo l'Arab Center della capitale americana, su questo punto non si è espresso chiaramente.

@vannuccidavide

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