Panama contro Panama

Tutti addosso al piccolo Panama, perché è qui che fa affari la Mossack Fonseca aiutando i ricchi e i potenti a diventare ancora più ricchi nascondendo i profitti al fisco dei loro paesi. È quel "Panama" nel nome della fuga d'informazioni che non va giù al governo perché "a essere sotto accusa è una società privata, mentre così ci va di mezzo il Paese".

Mossack Fonseca law firm sign is pictured in Panama City, in this April 4, 2016 file photo. REUTERS/Carlos Jasso/Files

A febbraio, grazie a uno sforzo verso una maggiore trasparenza, era stato cancellato dalla lista grigia del Gruppo di azione finanziaria che monitora i paradisi fiscali e le nazioni che non collaborano alla lotta contro l'evasione, il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento ai terroristi.
La stampa conservatrice e quella progressista hanno entrambe suggerito di serrare le fila per evitare che il Panama diventi un "capro espiatorio delle azioni di terzi", vale a dire, di quei paesi che non sanno far rispettare ai propri cittadini le norme fiscali. In gioco c'è l'economia, una delle più stabili dell'America Latina.
Il Panama cresce da più di vent'anni a ritmo sostenuto con punte del 10,6% annuo – anche se dipende per il 75% dai servizi finanziari, turistici e logistici. È anche il maggiore esportatore e importatore della regione, stando alla Banca Mondiale e all'Fmi. Standard & Poor's, Moody's e Fitch lo classificano come area d'investimento a rischio medio-basso.
Città di Panama è il secondo più grande centro finanziario delle Americhe e il primo dell'America Latina. Ciò potrebbe in parte ora essere compromesso. E noto che gli studi legali di Panama City, le cui società fantasma proliferano quasi quanto le banane, non sempre ottemperano all'obbligo di accertare il beneficiario e che trasferiscono regolarmente parte dei quasi 50 miliardi di dollari parcheggiati nelle banche panamensi verso in altri paradisi fiscali o banche di tutto il mondo.
Il tempestivo comunicato dell'Ocse sul mancato adempimento del Panama all'impegno per lo scambio automatico di informazioni bancarie fuori dalla "City" ha, tuttavia, suscitato commenti del tipo "all'Ocse sono esperti e non ci cascano nella favoletta che il Panama non sia un paradiso fiscale".
Secondo un sondaggio della Feebbo per il giornale La Estrella de Panama, lo scandalo preoccupa il 21% dei panamensi, mentre lascia indifferente il 72%. "Il fatto è che ora "la bolla forse è scoppiata", commenta la signora Susana Esquivel. "È colpa del sistema tributario e delle riforme".
A strutturare il sistema ci hanno pensato tutti i presidenti fin dagli anni '70, incluso il dittatore Manuel Noriega, deposto nel 1989 dagli Usa, e contribuisce il nepotismo – leggasi conflitto d'interesse – che a Panama è fitto quanto il traffico di grandi navi cargo tra Atlantico e Pacifico.
A settembre 2015, il presidente conservatore-nazionalista Juan Carlos Varela ha sistemato 14 parenti e altre 32 persone a lui legate tra fratelli, cugini, fidanzate e suocere, in enti, consolati, ambasciate e ruoli di consulenza, spiega il giornale PanamaAmerica.
Alla prima conferenza stampa dopo le rivelazioni della Süddeutsche Zeitung, ha mandato avanti quattro alti funzionari. Perché? Perché a lui avrebbero posto troppe domande", si maligna, e a ragione: Ramón Fonseca Mora, contitolare della Mossack Fonseca, è un alto dirigente del suo Partito Panameñista ed è stato fino a poco tempo fa membro del Consiglio nazionale delle relazioni estere. "Com'è possibile", si chiede Alicia, "che a pochi passi dal presidente e agendo come sua mano destra, ci fosse un personaggio che avrebbe causato un tale danno al paese?".
Dei quattro che hanno parlato in pubblico, due, il vicecancelliere Luis Miguel Hincapié e il ministro dell'Economia Dulcidio De La Guardia, hanno legami con il potente studio Morgan & Morgan; l'assessore economico Gian Castillero con Arias Fábrega & Fábrega e il ministro della Presidenza, Alvaro Alemán è partner dell'Icaza, González-Ruiz & Alemán, a sua volta beneficiario di contratti di consulenza con il ministero dell'Economia e delle Finanze.
Contro la decisione francese di riclassificare il Panama come paradiso fiscale ha protestato l'ambasciatrice panamense in Francia che è… una cognata del ministro Alemán.
È curioso, commentano le persone, che le autorità "si offendano per le accuse a certi panamensi e non per il fatto che un intero segmento dell'élite economica sia stato costruito sul riciclaggio dei frutti dei peggiori affari al mondo".
Lo stesso Fonseca de "The Firm", come qualcuno ha rinominato la Mossack Fonseca richiamando il film Il socio, ha ammesso pubblicamente che migliaia tra le società da lui create sono cadute nelle "mani sbagliate". Tra questi ci sono i cittadini del Venezuela legati al narcotraffico e boss della mafia quali Giuseppe Nicosia. Con i riflettori puntati sul Panama, però, la Procura generale non può permettere che ciò si ripeta sotto il suo naso e ha fatto perquisire ai procuratori con la polizia i tre piani di uffici della Mossack Fonseca.
I panamensi hanno il reddito pro capite più alto del Centroamerica e l'economia attorno al Canale ora ampliato va a gonfie vele tra porti di container, zone franche e l'hub aereo più grande dell'America Latina. Eppure, oltre l'élite e i 25000 impiegati del settore finanziario, i panamensi non se la passano bene nel paese dove l'evasione fiscale passibile solo di una multa. "L'evasione è qui il pane quotidiano", spiega Esquivel, "ed è ciò che crea l'ingiusta disuguaglianza che viviamo in questo paese".
A Città di Panama, che conta quasi un milione di abitanti sui quasi quattro del Paese, la scelta di diventare un centro finanziario internazionale/paradiso fiscale ha negli ultimi vent'anni accelerato all'inverosimile il mercato immobiliare mandando alle stelle i prezzi dei terreni. Chi non abita come Jürgen Mossack nel quartiere dei magnati e dei diplomatici o nella torre di Donald Trump, rischia di non poter lasciare mai i quartieri di casupole che si estendono vicino all'agglomerato di grattacieli. Secondo Cepal, la Commissione per l'America Latina, a Città di Panama più di 400.000 persone non sono in grado di soddisfare i bisogni elementari, e ciò non lontano fisicamente dall'ingresso del Canale, dal nuovo stadio Maracaná, da quello che sarà il museo della biodiversità disegnato dall'architetto Frank Gehry e dai giganteschi centri commerciali riforniti dalla zona franca e affollati da ricchi e turisti.
"Questo momento dovrebbe farci ripensare su dove vogliamo andare come paese", riflette Luis Tapia, "in un grande dialogo nazionale". Il problema è che nella cosiddetta "Dubai delle Americhe" la voce dei Luis Tapia ai grattacieli non arriva.

@GuiomarParada

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