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Il “patriottismo a pagamento” del Pentagono: milioni di dollari spesi tra football e baseball a fini propagandistici

Una sorta di “produzione teatrale, in cui le società sportive forniscono il palco e il Pentagono mette a disposizione il materiale di scena”. La definizione del politologo Andrew Bacevich, autore di “Breach of Trust: How Americans FailedTheir Soldiers and Their Country”, definisce bene le cerimonie che anticipano ogni grande evento sportivo negli Stati Uniti, conosciute da chiunque abbia assistito almeno a una partita di football americano o baseball.

Photo credits nfl.com

Quello che è meno noto è l’ingente quantità di soldi pubblici spesi nell’ambito di questi spettacoli, a puro scopo propagandistico e al netto da qualunque fine di reclutamento. John McCain, candidato alla Casa Bianca contro Obama nel 2008 e senatore dello stato dell’Arizona, insieme al collega Jeff Flake, ha quantificato la cifra in 6,8 milioni di dollari in quattro anni. Nel lungo rapporto“Tackling Paid Patriotism” presentato questo mese dai due rappresentanti repubblicani, si legge che tra il 2012 e il 2015 il Dipartimento della Difesa di Washington ha distribuito denaro a pioggia alle squadre professionistiche di tutti i campionati statunitensi, dalla National Football League (Nfl) alla Major League of Baseball (Mlb), senza dimenticare nemmeno l’atletica e il vituperato soccer.

Pura propaganda

In un periodo di ridimensionamento delle forze armate Usa (l’esercito dovrà passare da 566mila a 440mila unità entro il 2019) i milioni di dollari stanziati complessivamente dalla Difesa a favore delle società sportive sono 53, ripartiti tra contratti di marketing e sponsorizzazioni varie. Se una parte di questa cifra può essere spiegata con l’intento di favorire il reclutamento di nuove leve, un’altra (i citati 6,8 milioni) non trova giustificazione, se non in quello che nel rapporto viene definito “patriottismo a pagamento”. Sotto questa categoria, di cui fanno parte ben 72 dei 122 contratti esaminati, rientra la celebre campagna Salute to Service della Nfl, che ha “lo scopo di elevare l’immagine dell’esercito nella Lega, tra i giocatori, le squadre e i tifosi”, così come i tanti spettacoli coreografici e canori inscenati da militari e veterani sul campo da gioco prima delle gare. Tra gli esempi citati nel rapporto ci sono i 1500 dollari andati ai Los Angeles Galaxy per onorare cinque ufficiali dell’Aviazione o i 10mila finiti ai New York Mets per aver ospitato una cerimonia di giuramento sul proprio terreno di gioco.

Ragionando per singole squadre si scopre che le più ricercate dagli sponsor dell’esercito non sono le più note e vincenti, ma quelle localizzate in zone ad alta presenza di militari. Non a caso, dominano le squadre di Atlanta, in Georgia, primo Stato per numero di nuove leve (insieme a Florida e Maine) e nel quale si trovano anche alcune delle più grandi basi del Paese. Gli Atlanta Falcons (Nfl) sono i più sponsorizzati in assoluto con 879mila dollari (assegnati dalla Guardia Nazionale), davanti a New England Patriots, Buffalo Bills e Baltimora Ravens (500mila dollari a testa). Altre due franchigie di Atlanta, i Braves (Major League of Baseball) e gli Hawks (Nba), guidano la speciale classifica del proprio sport, rispettivamente con 450mila e 230mila dollari, mentre in ambito Nhl il primo posto va ai Minnesota Wild con 570mila dollari. Più modeste le cifre del calcio, che negli Stati Uniti non ha ancora il seguito degli altri sport: qui i più pagati sono i Seattle Sounders con 128mila dollari.

Fini di reclutamento

Dalla Casa Bianca fanno sapere che l’organizzazione di eventi sportivi con la partecipazione di rappresentanti delle forze armate è necessaria per far fronte all’esigenza di assoldare nuove reclute. In una lettera inviata al senatore Flake lo scorso luglio, all’indomani della pubblicazione delle prime rivelazioni sul rapporto, il sottosegretario alla Difesa Brad Carson spiegava come il miglioramento dell’economia statunitense e delle condizioni del mercato del lavoro (disoccupazione attualmente attorno al 5 per cento) rappresenti un disincentivo all’arruolamento, rendendo pertanto necessario un potenziamento delle attività di marketing. A sostenere la motivazione di Carson ci sono i dati: nell’anno finanziario che si è chiuso lo scorso 30 settembre, le forze armate Usa sono riuscite a raggiungere a stento l’obiettivo fissato di 177mila reclute, mentre il solo esercito ha mancato di 2mila unità l’obiettivo per i riservisti, divenuti ancora più importanti in seguito alla prevista riduzione del contingente totale.

Ma al di là della difesa di rito, l’accusa di McCain e Flake sembra aver colto nel segno, come dimostrano gli interventi già adottati da governo e istituzioni sportive. La Nfl, tramite il commissario Roger Goodell, ha dichiarato pubblicamente di “opporsi con forza all’uso fondi destinati al reclutamento per altri scopi” e ha emanato una serie di linee guida per le squadre, esortandole a non includere nei propri contratti con l’esercito attività non consone.Stesso provvedimento ha preso la Difesa, che ha invitato le forze armate a evitare “contratti che prevedano il pagamento per le cerimonie in onore dei militari”.

In sospeso c’è anche un emendamento aggiunto dallo stesso McCain al National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2016 e tuttora in attesa di approvazione, che proibirebbe al Pentagono di spendere soldi pubblici per celebrare i propri militari nell’ambito di eventi sportivi. Il fine, come si legge nel rapporto, è chiaro: “Chi è realmente interessato a rendere onore (ai militari), e ricavarne di conseguenza credito davanti all’opinione pubblica, dovrebbe farlo a proprie spese e non con i soldi del contribuente”.

@carlomariamiele 

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