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In Kashmir sette morti per l’anniversario dell’indipendenza indiana e pachistana

Srinagar, 15 agosto - Un silenzio surreale regna sovrano stamattina. L’anniversario dell’indipendenza indiana qui si celebra con un intransigente coprifuoco, ormai in vigore per il 38esimo giorno consecutivo. Le strade sono deserte e bloccate da cumuli di filo spinato. La popolazione è rinchiusa in casa. Nervosi uomini in uniforme pattugliano la città con le armi pronte, controllando che nessuna bandiera pakistana venga sventolata, rovinando la festa nazionale. Nessuno ha il permesso di spostarsi. Internet e tutte le linee telefoniche sono state interrotte.

Processione notturna a Sringar. Photo Credit: Mehraj Bhat

Allo stadio Bakshi accade qualcosa di molto particolare, emblematico. Si sta svolgendo la celebrazione ufficiale dell’Indipendenza. Mehbooba Mufti, chief minister del Jammu e Kashmir, sale sul palco e si avvia verso l’asta per l’alzabandiera. Tira le corde per issare il vessillo che però, raggiunta l’altezza massima, si sgancia e precipita a terra. L’imbarazzo della Mufti e del pubblico è evidente. Due collaboratori subito si precipitano a raccoglierla. Aiutata dai due, la chief minister si fa ritrarre in delle grottesche foto con un forzato sorriso mentre tiene in mano la bandiera.

Una piccola, ma estremamente simbolica prova del completo fallimento dell’amministrazione di Delhi in Kashmir

E’ inoltre da poco arrivata la notizia che, contemporaneamente, dei ribelli hanno aperto il fuoco sui paramilitari indiani a Nowhatta, centro della città vecchia, quartiere fulcro del separatismo kashmiri. Un membro dei Central Reserve Police Force ha perso la vita e altri nove sono gravemente feriti; anche due militanti armati sono rimasti uccisi.

Ma nel subcontinente indiano non è soltanto il 15 agosto a rivestire un’importanza fondamentale, in quanto il giorno prima si celebra anche l’indipendenza dell’altra nazione nata dal tramonto del dominio britannico: il Pakistan.

Durante la scorsa settimana i leader separatisti kashmiri avevano organizzato per il 14 agosto una “Marcia per il Referendum” verso Lal Chowk, per “rinfrescare la memoria alla leadership indiana della promessa fatta in quel luogo da Jawaharlal Nehru riguardo la realizzazione di un referendum con il quale il Kashmir avrebbe deciso il proprio futuro”- impegno poi formalizzato nel 1948 da una risoluzione ONU - aveva dichiarato il Mirwaiz Omar Farooq, capo spirituale della valle e segretario della Hurryat, una delle principali organizzazioni separatiste locali.

Per tutta la giornata di domenica, però, Lal Chowk, zona commerciale di Srinagar, era stata blindata e l’accesso negato a chiunque. Intanto nel sud della valle, epicentro dell’insurrezione di quest’ultimo mese, nel pomeriggio numerose bandiere pakistane venivano sventolate in strada o issate sulle abitazioni, scatenando l’ira dell’esercito indiano. Di lì a poco, la popolazione aveva cominciato a lanciare pietre. Al calare del sole, mentre le truppe rientravano nelle basi, anche a Srinagar erano esplosi forti scontri, non solo nella città vecchia, teatro consolidato delle sassaiole, ma anche zone più vicine al lago Dal, notoriamente estranee alle frizioni con le forze dell’ordine. A conferma del carattere ormai generale del dissenso, da una settimana gli abitanti del lago – da sempre considerati più interessati ai turisti piuttosto che alla causa kashmiri – hanno issato bandiere nere sulle case galleggianti e organizzato una fiaccolata intonando slogan pro-indipendenza.

Gli abitanti di Anantnag protestano dopo le recenti uccisioni, nel sud del Kashmir. Current New Service (CNS)Gli abitanti di Anantnag protestano dopo le recenti uccisioni, nel sud del Kashmir. Current New Service (CNS)

Gli abitanti di Anantnag protestano dopo le recenti uccisioni, nel sud del Kashmir. Current New Service (CNS)

Cala la sera e l’oscurità prende il sopravvento nella valle. Il silenzio è rotto dai muezzin che chiamano i fedeli alla preghiera. Dopo pochi minuti dagli altoparlanti delle moschee di tutta Srinagar si sente intonare: ”hum kya chate? Azadi” – cosa vogliamo noi? Libertà – “Usfar milenghe azadi! Isfar milenghe azadi Kashmir milenghe azadi” – avremo la libertà da questo lato! Avremo la libertà da quel lato! Il Kashmir avrà la libertà! (riferito a India e Pakistan). I rivoltosi echi degli altoparlanti accompagnano così la melodia delle esplosioni di granate stordenti in una notte che si preannuncia molto lunga.

Martedì mattina il resoconto delle giornate è drammatico: un giovane di 16 anni, Yasir Ahmed, è stato ucciso e nel sud della regione altre 6 persone sono cadute, portando a 67 il numero dei morti dall’8 luglio.

@cam_pasquarelli

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