Intervista a Hamza R. Piccardo: a Gaza la resistenza, in Iraq i mercenari nemici dell’Islam

La tregua firmata tra Hamas e Israele è stata prolungata per altre 120 ore. "Le voci di un prolungamento del cessate il fuoco si erano fatte sempre più insistenti e ci auguriamo che saranno confermate nelle prossime ore. Ma anche se l'attacco dovesse finire oggi, il prezzo pagato dei gazawi è stato enorme, sia in termini umani che nella distruzione provocata dai bombardamenti, e tuttavia, secondo i più seri analisti, anche israeliani, la campagna voluta da Netanyahu è stata un fallimento. Gaza ha resistito e Hamas è più forte di prima".

credits Siegfried Modola credits Siegfried Modola

A parlare è Hamza Roberto Piccardo, giornalista, scrittore, e fra i fondatori dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia (Ucoii), molto vicina ai Fratelli Musulmani.

L'aggressione israeliana a Gaza ha provocato 2mila morti e oltre 10mila feriti, tra le vittime molte donne e bambini palestinesi. "Se valutassimo la contabilità delle perdite, si potrebbe pensare che Israele abbia vinto questa battaglia, ma in realtà quale altro strumento militare hanno i popoli oppressi se non le loro stesse vite? E' stato così in tutte le lotte di liberazione anticoloniali e più recentemente anche in Vietnam". "I razzi di Hamas – continua Piccardo - hanno provocato pochissimi danni, sia umani che materiali, ma hanno determinato una situazione di panico collettivo nella popolazione israeliana oltre a paralizzare una quantità di attività economiche".

credits Ibraheem Abu Mustafa

"Abbiamo distrutto i tunnel costruiti da Hamas che portano da Gaza nel territorio israeliano". Con questa nota del 5 agosto scorso, le truppe dell'Israel Defense Force (Idf) dichiarano conclusa la missione di terra e rientrano in territorio israeliano. "Mentre Israele faceva affidamento sulla superiorità aerea e navale – sostiene il membro dell'Ucoii -, la resistenza palestinese di Gaza scavava nel sottosuolo un'altra città, fatta di tunnel, camminamenti, magazzini e studiava strategie del tutto impensabili per un esercito tradizionale. E' evidente che questa strategia è stata vincente e l'avanzata dell'Idf è stata rallentata, bloccata e infine respinta. Oltre ciò anche l'abnegazione e l'addestramento dei resistenti tutti ha messo a dura prova le truppe sioniste alle quali era stata prospettata un'avanzata facile in luoghi resi deserti dai bombardamenti".

Il governo di unità nazionale siglato nell'aprile scorso tra Hamas e Olp, potrebbe essere stato rilevante nell'aggressione israeliana a Gaza? "La resistenza manifestatasi a Gaza è stato un movimento unitario, certamente egemonizzato da Hamas, ma che comprendeva combattenti di altre formazioni di diversa ispirazione. Questa unità operativa è certamente un fatto nuovo in un contesto politico e militare diviso e spesso avvelenato dalle diatribe tra i diversi gruppi". Dunque, "se il progetto di Tel Aviv era quello di impedire la saldatura tra le diverse anime della resistenza, anche su questo punto il fallimento è totale. Gaza ha dimostrato nei fatti che la ricerca e la pratica dell'unità di fronte all'aggressione è stata determinante e speriamo propedeutica ad una più vasta e duratura".

Anche le notizie che arrivano dall'Iraq sono drammatiche e riportano di un vero e proprio genocidio attuato dai miliziani sunniti dello Stato Islamico (Isis) verso i cristiani, gli sciiti e la minoranza degli Yazidi. "Come abbiamo scritto nell'ultimo comunicato Ucoii, siamo certi che queste milizie del sedicente Stato Islamico siano forze mercenarie mosse sul teatro mediorientale con chiari fini destabilizzanti localmente e per suscitare allarme islamofobico e contrastare un inizio di quella saldatura cristiano-islamica che si stava verificando a proposito dell'aggressione a Gaza". "L'Isis e le sue aberrazioni – continua Piccardo – non servono al popolo irakeno, ma piuttosto ai suoi nemici degli ultimi 12 anni".

Intanto il caos regna anche a Baghdad. "L'Iraq era un Paese molto sviluppato nel mondo arabo, aveva infrastrutture, cultura, ricerca, welfare e risorse che ne potevano supportare l'ulteriore sviluppo e che si candidava ad una leadership regionale. Le inesistenti armi di distruzione di massa che Colin Powell mostrò all'Onu, sono state il casus belli per devastare quella culla della civiltà mondiale e ipotecarne il futuro per molti decenni".

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