Sull'Iran Macron gioca da solo e spinge la Ue verso la linea americana

Macron non convince Trump a salvare l’accordo sul nucleare, ma propone un ampliamento del trattato in linea con i desiderata di Washington, allontanandosi così dalle posizioni di Bruxelles. Uno scatto in avanti filo-Usa che spiazza e rischia di indebolire la Ue

Emmanuel Macron e Donald Trump dopo una conferenza stampa alla Casa Bianca. REUTERS/Kevin Lamarque
Emmanuel Macron e Donald Trump dopo una conferenza stampa alla Casa Bianca. REUTERS/Kevin Lamarque

Parigi - Ferma sulle proprie posizioni, ma al tempo stesso prudente, consapevole dei suoi limiti e dei rischi che deriverebbero da un’eventuale uscita di scena degli Stati Uniti.  Questo l’atteggiamento mostrato da Bruxelles in merito all’accordo sul nucleare iraniano (Joint comprehensive plan of action, Jcpoa), dopo che il presidente Macron ha mischiato le carte in tavola aprendo a un eventuale ampliamento del trattato.

La tre giorni del leader francese negli Stati Uniti da Trump ha inaugurato un nuovo capitolo di questo dossier. Come era prevedibile, il capo dell’Eliseo non è riuscito a smuovere di un millimetro il tycoon, sempre più vicino a far uscire il suo Paese dal trattato che fu firmato nel 2015 dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Francia, Cina, Russia, Gran Bretagna), insieme a Germania e Iran.

«Nessuno sa cosa farò il 12 maggio, vedremo» ha detto l’inquilino della Casa Bianca, facendo riferimento al termine per il rinnovo del sostegno statunitense al Jcpoa. A nulla sembrano essere servite le tante pacche sulle spalle che i due leader si sono scambiati davanti alle telecamere: Trump continua a considerare il testo come “orribile”, un vero “disastro” per gli Stati Uniti, che “non si sarebbe mai dovuto concludere”. «Credo che Donald Trump uscirà dall'accordo» sul nucleare iraniano, «per ragioni di politica interna», ha ammesso lo stesso Macron al termine del suo soggiorno, definendo come una “pazzia” la probabile mossa di Washington.

Dinnanzi al muro di gomma statunitense, il leader francese ha cercato di assumere una posizione conciliante, andando incontro al suo interlocutore con la proposta di quattro nuovi “pilastri” su cui costruire un secondo testo: il mantenimento delle misure decise tre anni fa, la sicurezza che dopo il 2025, anno in cui scadrà il Jcpoa, l’Iran non si doti di un’arma nucleare, il contenimento dell’influenza di Teheran nel Medio Oriente e il controllo sulla sua attività balistica nella regione.

Macron ha voluto tendere la mano a Trump allontanandosi dalla linea di Bruxelles, Mosca e Teheran, secondo i quali il trattato non dovrebbe subire modifiche. I punti evocati rispecchiano le esigenze degli Stati Uniti e dei suoi principali partner regionali: Israele e Arabia saudita.    

Con questa mossa, il presidente francese potrebbe aver irritato i suoi alleati europei. Ancora una volta Macron ha deciso di giocare da solo, prendendo un’iniziativa che non sembra essere condivisa da tutti gli attori in campo. «C’è un solo accordo, funziona e deve essere rispettato» ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, Federica Mogherini, ricordando che il patto con Teheran “sta funzionando”.

«Eventualmente si potrebbe parlare di aspetti addizionali» ha poi aggiunto Lady Pesc a margine del vertice sul futuro della Siria tenutosi mercoledì a Bruxelles. Insomma, l’Ue potrebbe essere disposta ad alcune concessioni, ma la base del patto deve rimanere quella ed è fuori discussione inserire nel dossier altri temi esterni come l’attività missilistica di Teheran o la crisi siriana.

In visita a Washington per incontrare Trump, venerdì la cancelliera tedesca Angela Merkel si è limitata a riconoscere che il Jcpoa «non è perfetto» e «servono ulteriori colloqui e riflessioni». «Vedremo quali decisioni prenderanno i nostri partner americani» ha poi aggiunto, senza entrare nel merito della questione. 

L’Europa per il momento vuole mostrarsi compatta sulle sue posizioni, una scelta strategica dettata dalla consapevolezza dei propri mezzi. Il peso diplomatico di Bruxelles nel dossier sul nucleare iraniano non sembra avere particolare influenza, per questo il margine di manovra resta limitato.

Nel caso in cui Washington dovesse confermare i timori uscendo dall’accordo, l’Ue da sola potrebbe fare ben poco per tenere in piedi il trattato. Per questo, l’unica soluzione sarebbe quella di seguire Macron nella sua crociata atlantista.   

L’accoglienza riservata dalla Casa Bianca alla cancelliere tedesca, Angela Merkel, è la miglior prova di questa situazione. A differenza di Macron, la leader tedesca è stata ricevuta da Trump con una freddezza quasi imbarazzante. Mentre il leader francese ha avuto per tre giorni tutti gli onori previsti per una visita di un capo di Stato, la Merkel si è dovuta accontentare di un semplice pranzo di lavoro dopo un volo di 17 ore.

Approfittando del contesto, Macron può presentarsi come unico partner europeo di Washington, trainando la Ue verso posizioni più vicine alla linea statunitense. A riprova di questa tendenza, la telefonata avvenuta ieri tra il presidente francese, la premier britannica, Theresa May e Angela Merkel. In una nota diffusa dall’Eliseo al termine del colloquio, si spiega che i tre leader hanno convenuto su una “doppia dinamica”: da una parte il mantenimento dell’accordo, dall’altro l’apertura a un’opzione riguardante il periodo successivo al 2025. Downing street ha fatto sapere che i tre Paesi sostengono il Jcpoa, anche se non è escluso che la questione dei missili iraniani possa portare a “un nuovo accordo”.

Il rischio è che, spostando gli equilibri, il presidente francese provochi una frattura tra Parigi e Bruxelles, lasciando la Ue impotente in balìa delle tensioni internazionali. L‘Europa vuole salvaguardare l’accordo prima di tutto per motivi di sicurezza, ma anche per evitare nuove sanzioni che andrebbero a colpire gli scambi economici e commerciali con Teheran.

In quest’ottica, il blocco europeo si affianca alle posizioni della Russia e, ovviamente, dell’Iran. Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov ha affermato che secondo Mosca il Jcpoa deve essere «preservato nel suo stato attuale». Più duro il presidente iraniano Rouhani: «Un nuovo accordo con l'Iran? Perché? Con quale diritto?» si è chiesto durante un intervento pubblico, aggiungendo che Trump  «non ha alcun background in politica, in legge, nei trattati internazionali». E Rouhani nella giornata di ieri ha confermato nel corso di una telefonata con Macron che il trattato per Teheran "non è in alcun modo negoziabile". 

Nel dossier iraniano Macron sembra aver accantonato l’europeismo sbandierato lo scorso settembre nel corso del suo intervento alla Sorbona. Il bisogno di audacia evocato in quell’occasione per far fronte ai problemi dell’Europa forse è stato preso un po’ troppo alla lettera, vista l’intraprendenza mostrata negli ultimi giorni.

@DaniloCeccarell 

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