eastwest challenge banner leaderboard

Iran after deal: tutte le manovre di Khamenei

Chi si augurava che il regime iraniano avrebbe cambiato improvvisamente natura, dopo l’accordo sul nucleare, probabilmente ha scarsa considerazione del principio di realtà. A Teheran c’è un sistema politico complesso, falchi e moderati, fazioni che si combattono ed hanno rilevanti interessi economici. Quello a cui stiamo assistendo adesso, racconta Alex Vatanka, iranologo del Middle East Institute, non è altro che una reazione degli hardliner, benedetta dall’ayatollah Khamenei, contro il presidente Rohani, che ha portato a termine con successo la trattativa sul programma atomico.

An Iranian woman walks past an anti-U.S. mural painted on the wall of the former U.S. Embassy in Tehran November 4, 2015. REUTERS/Raheb Homavandi/TIMA

Dopo la chiusura dell’intesa internazionale, sul piano interno è scattata una stretta contro reporter ed attivisti politici. L’intelligence ha arrestato giornalisti del fronte riformista: Isa Saharkhiz, Ehsan Mazandarani, Afarin Chitsaz. Con le consuete accuse di spionaggio è stato incarcerato Nizar Zakka, esperto di tecnologie informatiche, passaporto libanese-americano, ed è stato imprigionato anche Siamak Namazi, un irano-americano noto per il suo impegno a favorire rapporti distensivi tra i due Paesi (il suo nome si è andato ad aggiungere alla lista dei tre irano-americani già in carcere, tra cui il corrispondente del Washington Post, Jason Rezaian). Per Vatanka questa stretta ha un’origine ben precisa, identificabile nell’ayatollah Khamenei: “Il Grande Ayatollah ha una strategia di base: impedire che una fazione in Iran diventi troppo potente, accumuli troppa forza rispetto a tutte le altre. Così, dopo avere benedetto l’accordo sul nucleare, ha cercato un contrappeso, ricorrendo alla consueta retorica anti-americana. Ha messo in guardia contro i tentativi delle potenze occidentali di diffondere la loro influenza all’interno della Repubblica islamica. Questo è stato un messaggio che i falchi hanno immediatamente fatto proprio”. La stampa riformista è stata silenziata, gli attivisti intimiditi, in un processo che ha visto protagonisti i servizi segreti e la magistratura, e in particolare le guardie della rivoluzione, i cosiddetti pasdaran: “Khamenei teme che il JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action, l’intesa sul nucleare, ndr) possa rafforzare troppo il presidente Rohani. Questo è il motivo per cui la cerchia del grande ayatollah ha lanciato la campagna anti-americana. L’obiettivo è quello di tarpare le ali a Rohani, fargli capire che deve restare al proprio posto”.

Il presidente, dal canto suo, ha preso una posizione esplicita contro l’ondata di arresti, accusando i pasdaran di avere misinterpretato le parole di Khamenei, e ha invocato regole chiare a favore della stampa (a febbraio ci sono le elezioni parlamentari e Rohani teme un silenziamento delle voci riformiste). Intanto, però, sul piano internazionale l’Iran è riuscito a sedersi a un altro tavolo, quello delle trattative sulla Siria. “Teheran”, rileva l’analista del Middle Easy Institute, “è sempre più protagonista della guerra siriana. La sua presenza sul campo è notevole, e non si tratta solo di consiglieri militari, come si sosteneva all’inizio. Gli iraniani hanno un ruolo attivo, sono impegnati nei combattimenti. È difficile stabilire il numero esatto dei militari presenti. Come minimo, si tratta di duemila unità. Ma potrebbero essere anche quattromila”.

A Damasco l’Iran è schierato a difesa del regime, assieme alla Russia. Eppure, spiega Vatanka, gli interessi di Mosca e Teheran non sono così allineati: “Quello tra iraniani e russi è un matrimonio di convenienza, tattico e a breve termine. Bisogna vedere se questa intesa durerà a lungo. In determinate aree, come il gas, i due Paesi sono rivali. Anche se Mosca è stato il principale contractor della centrale atomica di Bushehr, ha votato le sanzioni, all’interno del Consiglio di Sicurezza. La Russia mantiene rapporti anche coi nemici dell’Iran, come i sauditi. E sullo stesso futuro di Assad, come parte della soluzione politica, sembra proprio che ci siano delle divergenze”.

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA