Iran, donne in bianco per la libertà

Una giornalista impegnata per i diritti umani ha invitato le donne iraniane a indossare un velo o un indumento bianco e a diffondere la loro immagine sui social media. Una protesta contro l’obbligo di portare l’hijab. Tantissime le adesioni di donne che grazie al bianco possono ora anche riconoscersi e incontrarsi nella vita reale.

Photo credits www.huffingtonpost.com
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Ogni mattina, prima di iniziare la sua giornata, Masih Alinejad passa diverso tempo a guardare i video e le immagini che centinaia di donne iraniane con indosso un velo o un vestiti bianchi le hanno inviato.

Quei capi d’abbigliamento candidi sono il simbolo di una rivolta pacifica, lanciata dall’attivista iraniana per i diritti umani, che sta montando nel Paese.

Il mese scorso, per protestare contro l’obbligo di portare l’hijab, Masih Alinejad ha invitato tutte le donne a realizzare foto o video di loro stesse mentre indossano qualcosa di bianco e di diffonderli sui social media con l'hashtag “#whitewednesdays”.   

“Il mio obiettivo è quello di riuscire ad amplificare la voce delle donne. Più forte sarà la nostra voce e più difficile sarà per il nostro Governo e per il resto del mondo ignorarla.” Ha detto al telefono la giornalista.

In Iran la rigorosa legge islamica, adottata dopo la rivoluzione del 1979, impone alle donne di coprire i loro capelli e di indossare vestiti lunghi o pantaloni. Le violazioni portano a pene che possono andare dalla pubblica ammonizione all’arresto.

Sebbene non esistano dati ufficiali, una relazione dell’associazione “Giustizia per l'Iran” nel 2014 stimava che nei dieci anni precedenti circa mezzo milione di donne erano state ammonite o costrette al pagamento di un’ammenda e più di 30.000 erano state arrestate per infrazioni alla legge sull’obbligo dell’hijab.

La campagna #whitewednesdays è parte di un ampio movimento online, lanciato tre anni fa da Masih Alinejad, giornalista impegnata da sempre per la difesa dei diritti umani che dal 2009 vive un esilio volontario. “Da quando ho lanciato questa campagna le minacce, anche di morte, mi hanno raggiunto anche all’estero.”

Per la sua campagna l’attivista ha creato una piattaforma di social media e il sito web “My Stealthy Freedom”, dove le donne iraniane possono inserire le loro foto senza hijab, per opporsi al codice di abbigliamento vigente nel Paese.

L’idea di ritrarsi mentre si indossa un velo o un indumento bianco è nata per superare la virtualità della comunità on-line. “Indossare qualcosa di bianco e ben visibile permette alle donne che aderiscono alla campagna di riconoscersi a vicenda anche nella vita reale, per le strade, nei mercati o al la lavoro. Ci si riconosce per il bianco, il colore della pace. L’obbiettivo principale è che la gente si parli. Parlare insieme, avere la possibilità di una conversazione libera è una cosa di cui la società iraniana ha davvero bisogno.”

Alcuni video, sottotitolati grazie al lavoro di molti volontari, sono stati condivisi da diverse migliaia di utenti e la pagina “My Stealthy Freedom”, su Facebook ha superato il milione di adesioni. Alla campagna aderiscono anche molti uomini iraniani.

Masih Alinejad, che adesso vive a New York, ha voluto sottolineare che la sua non è una battaglia contro l’hijab. “Combattiamo contro l’obbligo di indossarlo, ma rispettiamo le donne che lo portano per scelta e con piacere. La nostra è una campagna per la libertà e la dignità delle donne.”

@MauroPompili

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