Iran: gli ayatollah si scontrano sulla liberalizzazione di Internet. Gli Usa approvano nuove sanzioni contro Teheran

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha autorizzato ieri il rilascio di licenze per la diffusione di connessioni internet ad alta velocità (3G e 4G) ai due principali operatori telefonici della Repubblica islamica. Nel suo ultimo discorso televisivo Rouhani aveva chiesto agli ayatollah iraniani di essere più tolleranti in merito all'uso di internet e delle nuove tecnologie.

credits REUTERS/Heinz-Peter Bader

In particolare Rouhani ha aggiunto che è vitale che i giovani abbiano accesso alle nuove tecnologie. Il presidente moderato aveva promesso aperture nell'uso di internet e nelle libertà di espressione in caso di elezione nel 2013. Eppure, dopo un anno al potere, il numero di giornalisti in prigione è raddoppiato.

Dopo la concessione delle licenze, l'ayatollah Makarem Shirazi aveva detto che internet sui cellulari è «immorale». Ma non tutto il clero concorda con lui. L'assemblea dei docenti e dei ricercatori della scuola teologica di Qom, città santa sciita, ha assicurato di «non opporsi alla tecnologia». Uno dei portavoce dell'assemblea, Hamid Shahriari ha replicato al presidente Hassan Rouhani sostenendo che il clero «è impegnato a usare la tecnologia per responsabilizzare la popolazione e non per farla restare indietro».

Nuove sanzioni sul programma nucleare

Gli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni contro l'Iran. Le misure prevedono l'inasprimento delle multe contro 25 aziende e imprenditori, sospettati di aver violato le misure sin qui imposte per fermare il programma nucleare a scopo civile di Teheran. Il viceministro per l'Intelligence finanziaria Usa, David Cohen, ha dichiarato che le nuove misure dimostrano la determinazione degli Stati Uniti nel prendere provvedimenti contro chiunque violi le sanzioni adottate. Nel mirino delle nuove multe ci sono banche che hanno permesso transazioni finanziarie al governo iraniano. Lo scopo delle misure sarebbe di colpire anche le aziende iraniane che hanno fatto affari con il presidente siriano Bashar al-Assad.

«È un'invasione della nazione iraniana a cui dobbiamo resistere, mettendo l'invasore al suo posto», ha denunciato senza mezzi termini Rouhani. Il presidente iraniano ha duramente criticato le nuove sanzioni definendole «incompatibili» con lo spirito dei negoziati in corso con i paesi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e la Germania (P5+1). «L'Iran non ha fiducia negli Stati uniti e queste sanzioni rafforzano la diffidenza degli iraniani», ha aggiunto Rouhani. Secondo il presidente tecnocrate, i provvedimenti varati venerdì scorso dagli Stati uniti allargano il divario tra le parti. Rouhani ha però confermato che l'Iran proseguirà con i negoziati per raggiungere un accordo con i P5+1. «Le sanzioni sono illegali ed è per questo che noi le raggiriamo», ha tuonato Rouhani.

Il ritorno di Ahmadinejad

Eppure ora che il gioco si è fatto duro, al di là dei livelli di arricchimento dell'uranio, e si fa sentire sempre di più l'effetto della crisi in Ucraina, i radicali iraniani, contrari ai colloqui sul nucleare, rispolverano la candidatura dell'ultra-conservatore Mahmud Ahmadinejad. L'ex presidente ha però subito trovato un fuoco di fila incrociato. Il parlamento iraniano ha reso noto un report sulle violazioni di legge e gli episodi di concussione degli anni di Ahmadinejad al potere. Dopo l'annuncio delle nuove prove che inchioderebbero il controverso politico iraniano, Ahmadinejad avrebbe rinunciato alla creazione di una nuova formazione politica confermando la sua lealtà all'ayatollah radicale Mohammed Yazdi. Come se non bastasse, Mohammad Reza Rahimi, primo vice presidente all'epoca di Mahmoud Ahmadinejad, è stato condannato a una pena detentiva e al pagamento di un'ammenda.

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