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Iran: i colloqui sul nucleare e la doppia faccia di Khamenei

In un discorso alla tv statale, il Grande Ayatollah, Ali Khamenei, ha ribadito il suo pensiero: l'Iran non firmerà un accordo che non preveda la fine immediata delle sanzioni e non consentirà agli ispettori dell'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, di accedere alle basi militari, dove l'Occidente sospetta che si stiano svolgendo test nucleari (ad esempio, a Parchin, vicino a Teheran).

Vienna, Austria A policeman waits outside the venue of nuclear talks in Vienna, Austria, June 28, 2015. REUTERS/Heinz-Peter Bader

Domenica scorsa il Parlamento iraniano ha approvato la bozza di una legge che impedirebbe l'accesso alle basi, un punto irrinunciabile per la comunità internazionale, e ha stabilito che, in ogni caso, l’ultima parola verrà pronunciata dal Consiglio supremo della Sicurezza nazionale, un organo guidato dallo stesso Khamenei.

Majid Rafizadeh, accademico di Harvard, politologo, presidente dell'International American Council sul Medio Oriente, non vede però un cambio di linea.

Quella della Guida Suprema è una marcia indietro o si tratta del classico gioco delle parti, Majid?

Le informazioni che sono scaturite da alcuni membri del Parlamento mostrano chiaramente come le idee presentate da Khamenei in pubblico divergano notevolmente dalle opinioni espresse in privato. La Guida Suprema ha bisogno dell'accordo ed è schierato a favore dell'intesa. Del resto, i maggiori beneficiari dello scongelamento delle risorse, conseguente alla fine delle sanzioni, sarebbero proprio le aziende legate a Khamenei e ai pasdaran, che detengono il monopolio in molti settori della vita economica iraniana. Sebbene in pubblico si mostri inflessibile e continui a pronunciare sermoni incendiari, in realtàla Guida Suprema è piuttosto duttile, anche in relazione alle ispezioni ai siti militari.

L'estensione del mandato dell'Aiea, però, resta uno dei punti più controversi.

I maggiori ostacoli, a questo stadio della trattativa, sono la sospensione  delle sanzioni e il quadro delle ispezioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, compreso l'accesso ai siti militari. Riguardo alle sanzioni, la questione è: quando e come verranno tolte? Eppure, per la prima volta il gap tra l'Iran e il gruppo dei 5+1 (i membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, più la Germania, ndr.) non appare profondo. Tutte le maggiori distanze sono state colmate e le parti sembrano molto vicine a firmare l'accordo finale.

Ci sarà un'intesa entro il 30 giugno, la deadline fissata a Losanna?

Credo che, con ogni probabilità, quella data non verrà rispettata, ma che, allo stesso tempo, non cambierà sostanzialmente nulla. Ripeto: la distanza non è profonda, ci sarà un'estensione delle trattative di una settimana o più, ma alla fine l'intesa verrà siglata, le possibilità sono molto alte.

Quale sarà l'impatto economico dell'accordo, soprattutto in campo energetico?

L'Iran ha bisogno di investimenti e i suoi leader hanno dichiarato di vedere con favore i rapporti economici con le stesse compagnie americane, una volta cadute le sanzioni. Tuttavia, il mercato petrolifero statunitense non è influenzato in maniera significativa dal peso dell'export iraniano. Washington e Teheran non si riavvicineranno a tal punto da siglare grandi rapporti d'affari.

E l'Europa?

Ecco, per l'Europa il discorso è diverso. Ci saranno sicuramente effetti positivi, a partire  dalle forniture di petrolio e di gas. Con ogni probabilità alcuni Paesi del continente si rivolgeranno all'Iran per avere un'alternativa al gas russo, in un momento di tensioni così grandi con Mosca. Anche gli accordi commerciali e quelli di business tra l'Europa e l'Iran aumenteranno in maniera importante.

Obama ha scommesso molto sull'accordo con Teheran, una legacy fondamentale della sua politica estera. Quale saràl'impatto geopolitico dell'intesa sulla regione?

Secondo il mio punto di vista, il presidente americano sbaglia a pensare che l'accordo sul nucleare possa alleviare le tensioni in Medio Oriente e modificare, sul lungo periodo, la natura del regime iraniano. Anzi, Teheran sosterrà con maggiore vigore i movimenti sciiti nella regione e la cosiddetta "guerra fredda" tra Arabia Saudita ed Iran salirà di grado. I sauditi tenderanno ad assumere iniziative in prima persona, come hanno già fatto in Yemen, piuttosto che affidarsi agli Stati Uniti per la loro sicurezza. Anche le tensioni tra iraniani ed israeliani sono destinate a crescere.

Un quadro, questo, diverso da quello ipotizzato in Occidente.

Si', e la comunità internazionale non ha ancora elaborato una strategia completa per affrontare il pieno rientro, economico e politico, dell'Iran nei suoi ranghi. L'Occidente, infatti, si limita a reagire agli eventi, a rispondere a ciò che accade in Medio Oriente senza avere la forza, ne' la voglia, di guidare questo processo.

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