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L'ultimatum Usa all'Iran può spaccare anche l'Europa

Teheran cerca una sponda in Europa per resistere alle sanzioni annunciate da Pompeo. Washington però minaccia anche le aziende europee, che chiedono garanzie a Bruxelles. La Ue per ora tiene duro, ma il dossier iraniano sta già incrinando la coesione tra gli Stati membri

Il segretario di Stato Mike Pompeo all' Heritage Foundation a Washington. REUTERS/Jonathan Ernst
Il segretario di Stato Mike Pompeo all' Heritage Foundation a Washington. REUTERS/Jonathan Ernst

Una lista di dodici condizioni draconiane per mettere Teheran con le spalle al muro, costringendolo ad accettare un nuovo accordo sulla sua attività nucleare. Questo lo schema annunciato lunedì dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che dal think tank Heritage Foundation di Washington ha fatto il suo debutto nella diplomazia internazionale lanciando una serie di pesanti minacce all’Iran. Una linea attesa da Bruxelles, preoccupata per le sanzioni che gli Stati Uniti potrebbero applicare alle sue imprese attive nella Repubblica islamica.

A due settimane dall’annuncio ufficiale del presidente Donald Trump sul ritiro degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of action (Jcpoa), l’accordo firmato nel 2015 dal gruppo P5+1, la Casa Bianca esce definitivamente allo scoperto inviando un ultimatum: o Teheran cambierà il corso delle sue attività nucleari accettando le proposte statunitensi, o scatteranno le sanzioni “più dure della storia” per mettere in ginocchio la Repubblica islamica.

Il segretario di Stato ha confermato i timori della comunità internazionale mettendo sul tavolo una serie di condizioni inaccettabili per l’Iran, che vanno dall’abbandono definitivo del programma nucleare all’interruzione dell’arricchimento dell’uranio, passando per la fine del programma balistico nella regione e la cessazione di ogni rapporto con gli Hezbollah e gli Houti nello Yemen. Nel programma figurano inoltre altri punti riguardanti il ritiro immediato dalla Siria, dallo Yemen e dell’Iraq, il rilascio dei prigionieri americani e la fine dell’atteggiamento ostile nei confronti di Israele, Arabia Saudita ed Emirati.

Come era prevedibile, Teheran ha respinto in blocco le proposte di Pompeo. «Chi sei per imporre all’Iran e a tutto il mondo cosa fare?» ha risposto il presidente iraniano, Hassan Rouhani.

Pompeo ha confermato la sua fama di falco, da sempre fervente oppositore al regime iraniano, svelando un piano che va al di là del dossier nucleare. Colpendo la già fragile economia iraniana attraverso le sanzioni, gli Stati Uniti favorirebbero un cambio di regime, confermando così i sospetti di molti osservatori. Il segretario di Stato non ha indicato una timeline, sottolineando che «toccherà al popolo iraniano fare una scelta sulla sua leadership». In altre parole, Washington punta a favorire tensioni interne che potrebbero portare alla destituzione di Rouhani.

L’obiettivo di Trump è quello di inquadrare il regime iraniano limitandone il peso strategico nella regione. Chiedendo il ritiro dalla Siria, la Casa Bianca può contare sull’appoggio scontato di alcuni alleati regionali come Israele, Arabia saudita ed Emirati, ma anche di quello della Russia, ormai decisa a scaricare il suo alleato nel conflitto siriano. Dopo aver combattuto insieme a Teheran per difendere il regime di Damasco del presidente Bachar al Assad, il Cremlino vuole sgomberare il territorio cacciando tutte le forze straniere. Ormai le truppe di Assad hanno ripreso il controllo totale della capitale, liberando le sue zone limitrofe alla presenza di jihadisti. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha già inviato dei segnali diplomatici in questo senso in occasione dell’incontro con Assad avvenuto la scorsa settimana a Sochi.

Sempre più isolato all’interno dello scenario regionale, l’Iran cerca una sponda nei Paesi dell’Unione europea, che in questo modo si ritrovano schiacciati dalle pressioni diplomatiche provenienti dai diversi fronti. Durante il suo discorso, Pompeo si è mostrato intransigente anche con gli Stati partner del vecchio continente. In Europa «conoscono qual è la nostra posizione» ha tuonato il capo della diplomazia statunitense, dichiarando che le aziende che continueranno a fare affari con Teheran «saranno ritenute responsabili». Lo spettro delle sanzioni statunitensi spaventa i gruppi europei, che chiedono garanzie a Bruxelles per continuare le loro attività sul posto.

Per tutta risposta l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ha affermato che «non esiste una soluzione alternativa a Jcpoa».  Washington non ha voglia di aspettare una decisione dei Paesi europei, che a loro volta cercano di rimanere compatti dietro all’accordo sul nucleare iraniano. Per far fronte alle sanzioni economiche, l’Ue cerca di proteggere le sue aziende facendo appello allo ‘statuto di blocco’, un meccanismo adottato nel 1996 per contrastare le minacce americane su Cuba ma mai utilizzato. Il dispositivo, rilanciato la scorsa settimana a Sofia durante il vertice europeo sui Balcani, annulla gli effetti extra-territoriali delle sanzioni americane e neutralizza i giudizi dei tribunali stranieri all’interno dell’Ue.

Il fronte di Bruxelles, però, non sembra essere molto solido. Paesi come Francia e Germania, insieme alla Gran Bretagna, possono essere attratti dalle sirene di Washington, arrivando a rompere ogni legame con Teheran. Dopo aver cercato più volte di convincere Trump a non abbandonare il trattato, il mese scorso il presidente francese, Emmanuel Macron, ha aperto uno spiraglio evocando un nuovo patto in occasione della sua visita a Washington. Una linea confermata anche dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Anche se è ancora troppo presto per parlare di fratture all’interno dell’Ue, il dossier iraniano rischia di mettere a dura prova la coesione tra gli Stati membri.

Il futuro dell’accordo dopo l’uscita degli Stati Uniti è ormai nelle mani dei Paesi firmatari. Teheran richiede un maggiore impegno da parte degli europei attraverso un aumento degli investimenti. Nel caso in cui lo sforzo dell’Ue dovesse essere considerato insufficiente, l’Iran si ritirerebbe dal patto, aprendo un nuovo capitolo del dossier. Tuttavia, Bruxelles potrebbe arrivare a difendere i suoi interessi economici ingaggiando un nuovo braccio di ferro con gli Stati Uniti.

@DaniloCeccarell

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