La crisi economica di Isis

Di pari passo con le sconfitte militari scendono le risorse finanziarie del Califfato. Una perdita superiore al 50% delle disponibilità economiche dello Stato Islamico per ora non arresta la sua capacità di colpire fuori dai territori che controlla.

Un ragazzo iracheno sventola una bandiera bianca mentre la famiglia fugge dalla battaglia tra le forze di pronto intervento iarchene e i militanti dello Stato Islamico presso il fronte del fiume Tigri, tra la parte orientale e quella occidentale di Mosul Fine della conversazione in chat
Un ragazzo iracheno sventola una bandiera bianca mentre la famiglia fugge dalla battaglia tra le forze di pronto intervento iarchene e i militanti dello Stato Islamico presso il fronte del fiume Tigri, tra la parte orientale e quella occidentale di Mosul Fine della conversazione in chat

BEIRUT - ISIS ha i conti in rosso e lo Stato Islamico è sulla strada del fallimento. Questo è quanto afferma uno studio pubblicato recentemente dallo “International Center for the Study of Radicalization and Political Violence”. Dalla ricerca emerge che le risorse finanziarie del Califfato si sono ridotte in modo sostanziale negli ultimi due anni. L’emorragia di denaro sembra andare di pari passo con la diminuzione dei territori controllati dagli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi.

Secondo i dati raccolti dai ricercatori le disponibilità economiche di ISIS sono scese da un miliardo e 900 milioni di dollari nel 2014 a 870 milioni di dollari nel 2016.

Alla sua comparsa sulla scena, nella metà del 2014, il Califfato ha avuto una fase di rapida e inarrestabile espansione, La conquista di città importanti, come Mosul in Iraq o Raqqa in Siria, e di grandi porzioni di territorio gli permise di mettere le mani su ingenti cifre di denaro conservate nelle banche, su impianti petroliferi e di accaparrarsi molti depositi militari di armi.  

“Uno degli errori commessi in passato, quando parlavamo di ISIS era quello di analizzare il Califfato esclusivamente come un’organizzazione terroristica. Si tratta, invece, di qualcosa di diverso, di più. È una struttura capace di controllare grandi territori.” Ha detto Peter Neumann, direttore del centro al King College di Londra. “Questo significa anche che per sopravvivere deve far fronte a molte spese. Deve mantenere le infrastrutture, deve pagare gli insegnanti e i medici. Spese che altre organizzazioni terroristiche, come al-Qaeda, non hanno mai avuto.”

Meno soldi non rendono, secondo la ricerca, ISIS meno pericolosa. “Gli attacchi a Parigi, a Bruxelles e a Berlino – ha detto ancora Neumann - non sono molto costosi da realizzare.”

La maggior parte dei recenti attentati in Europa e negli Stati Uniti sono stati autofinanziati dagli autori, con poco o nessun contributo diretto da parte delle casse del Califfato.”

Le principali entrate di ISIS sono il traffico illegale di petrolio, opere d’arte, armi e droghe. Un’altra voce importante del bilancio del Califfato è rappresentata dalle tasse imposte alle popolazioni. Fonti di reddito che si basano sulla capacità di esercitare un controllo assoluto suile aree conquistate.

Dopo tre anni di guerra lo Stato Islamico ha perso il 62% del territorio che, al suo apice nel 2014, aveva conquistato in Iraq e il 30% di quello in Siria.

“Il modello di crescita economica di ISIS si basava sull’espansione costante per appropriarsi e saccheggiare le ricchezze delle regioni conquistate – ha affermato Neumann - si trattava essenzialmente di uno schema piramidale.”

Un funzionario della difesa degli Stati Uniti ha detto che “Lo Stato Islamico ha ancora abbastanza soldi per pagare i suoi conti, nonostante abbia perso importanti fonti di reddito e abbia ridotto lo stipendio pagato ai suoi miliziani. Inoltre, non credo che la crisi economica possa aver ridotto la capacità del gruppo di condurre attacchi fuori dal suo territorio.”

A confermare i timori del funzionario statunitense arrivano i quotidiani attentati che ISIS realizza a Baghdad. Carneficine che mostrano come la capacità dell’organizzazione di colpire, nonostante le sconfitte militari, al di fuori dei territori che controlla appare intatta.

Per Neumann la caduta della città irachena di Mosul, la capitale autoproclamata del Califfato, potrebbe essere un colpo letale per ISIS nel lungo periodo.

“Il marchio distintivo dello Stato Islamico né soffrirà e la volontà dei singoli di compiere attacchi terroristici in nome dello Stato Islamico dovrebbe diminuire, perché non sarà più supportata dall’utopia di realizzare il regno del Califfo.”

@MauroPompili

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