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Isis e la sua rivoluzione industriale per fabbricare armi

Nei territori che controllavano i miliziani del Califfo avevano realizzato un’imponente struttura per la fabbricazione di armi. Mortai, razzi e cannoni erano prodotti in grande quantità grazie ai rifornimenti di materie prime che arrivavano dalla Turchia.

Armi e munizioni appartenenti ad ISIS trovati nella città di Bashiqa, ad est di Mosul, in Iraq, il 14 dicembre 2016. REUTERS / Azad Lashkari
Armi e munizioni appartenenti ad ISIS trovati nella città di Bashiqa, ad est di Mosul, in Iraq, il 14 dicembre 2016. REUTERS / Azad Lashkari

Durante l’avanzata per riconquistare Mosul gli avversari dello Stato Islamico, hanno scoperto che il Califfato in poco più di due anni di vita ha sviluppato una notevole capacità nella produzione di armamenti

Nei dintorni della città irachena ISIS aveva impiantato veri e propri stabilimenti artigianali, in grado di produrre armi su scala quasi industriale grazie ai rifornimenti che arrivavano dalla Turchia. La denuncia arriva da “Conflict Armament Research” (CAR), gruppo di studio inglese specializzato nello studio del mercato mondiale delle armi.

Secondo i ricercatori il Califfato ha costantemente mantenuto aperta con la Turchia una linea di rifornimento per le materie prime necessarie alla fabbricazione. Questo ha consentito ai jihadisti di fabbricare decine di migliaia di armi convenzionali e non. I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni dopo aver esaminato gli armamenti  abbandonati sul campo o negli impianti di produzione dagli uomini di ISIS in ritirata per la progressiva avanzata dei loro avversari verso Mosul.

“La perdita di terreno si accompagna a una perdita della capacità produttiva di armamenti.” Ha detto James Bevanm direttore del gruppo di ricerca. “I combattenti in rotta, però, altamente addestrati alla costruzione di armi porteranno questa loro capacità ovunque si rifugeranno. Personalmente ritengo che ISIS abbia già evacuato da Mosul, verso la Siria e la Turchia meridionale, il personale più esperto nella costruzione di armi.”

In molti villaggi intorno a Mosul sono stati trovati grandi depositi e impianti capaci di costruire diversi tipi di armi come mortai e razzi. “Pochi giorni fa sono entrato con i miei uomini in un cementificio – racconta il tenente colonnello Abdulamir Mohammedaoui, dell’esercito iracheno – e la sorpresa è stata davvero grande. Non avevo mai visto una cosa simile, centinaia di mortai pronti ad essere usati e tutte le attrezzature e i materiali necessari per costruirli.”

Il mortaio è una delle armi preferite dai miliziani di ISIS, facile da trasportare e da usare, con i suoi colpi devastanti può raggiungere obiettivi a diversi chilometri. “Un nemico in grado di produrre le armi che usa è ancora più pericoloso.” Ha detto l’ufficiale.

“A poche centinaia di metri dal cementificio abbiamo scoperto in una vecchia raffineria un deposito di diversi tipi di esplosivo, un altro pezzo dell’industria bellica del Califfato.”

Il rapporto di “Conflict Armament Research” afferma che ISIS ha realizzato una complessa e completa struttura per la produzione industriale, capace di produrre armi in migliaia di pezzi.  “Non avevamo mai visto prima una capacità produttiva di tale portata e con un livello di sofisticazione tanto elevato.” Ha dichiarato James Bevanm. “Il Califfato ha mostrato di aver dato vita a una struttura statale anche sul piano della logistica militare.”

Mortai, razzi e mine prodotte da ISIS erano definiti finora Improvised Explosive Devices (IED), In realtà sono, secondo il rapporto inglese, tutt’altro che il risultato di un’attività artigianale. Per uno dei ricercatore del CAR la struttura produttiva messa in piedi dagli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi ha dato vita a una vera e propria rivoluzione industriale nei territori che controllavano.  “Dall’artigiano della bomba sono passati a una vera e propria divisione del lavoro che permette la produzione di migliaia e migliaia di pezzi. In questo modo hanno anche ottimizzato i rifornimenti di materie prime e i costi.”

La produzione, distribuita tra vari laboratori specializzati, è codificata in modo da garantire che un mortaio o un cannone prodotti in due luoghi diversi siano compatibili. “La standardizzazione della produzione è stata possibile grazie alla presenza di un’autorità centrale.” Dice il rapporto.

 Alcuni documenti scoperti nei laboratori a est di Mosul e a Falluja dimostrano l’esistenza di un “Comitato per la produzione e lo sviluppo militare” che supervisiona la costruzione di armi. Una struttura burocratica la cui esistenza è stata confermata anche da un ufficiale dei servizi segreti iracheni che ha affermato: “Il comitato ha sede nella capitale autoproclamata di ISIS in Iraq, Mosul.”

Secondo Bevanm i jihadisti “Hanno conquistato la seconda città del Paese più di due anni fa, perciò hanno avuto il tempo di creare le infrastrutture necessarie per la produzione di queste armi. Tutto questo è stato possibile grazie alle forniture di materie prime che continuavano ad arrivare nei territori del Califfato dalla Turchia”.

@MauroPompili

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