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ISIS: viaggio dentro i migranti di guerra diretti in Libia

Un “esercito dei poveri” per vincere il conflitto in Libia: è quello che intende costruire lo Stato Islamico, riesumando una strategia già utilizzata da Muammar Gheddafi.  Durante la guerra civile il Colonnello aveva fatto appello ai migranti dell’Africa sub-sahariana per formare un contingente di mercenari con il quale combattere i ribelli. Alla stessa maniera l’Isis, secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari dell’intelligence libica al quotidiano britannico The Telegraph, starebbe offrendo fino a mille dollari agli immigrati provenienti dai Paesi poveri a sud della Libia, come Ciad, Mali e Sudan, per convincerli ad unirsi al Califfato.

Illegal migrants sit at a temporary detention centre after they were detained by Libyan authorities in Tripoli, Libya October 12, 2015 . REUTERS/Hani Amara

Secondo le stime più recenti, i combattenti dello Stato Islamico in Libia sono circa tremila, una cifra ben lontana da quelle registrate in Siria ed Iraq. Tra di loro non mancano i gheddafiani desiderosi di rivincita. Ma il grosso delle forze è costituito da stranieri (secondo il colonnello Ismail Shukri, capo dell’intelligence militare di Misurata, i militanti non-libici a Sirte, la capitale libica del Califfato, sono il settanta per cento). I leader dell’IS in Libia, inviati personalmente da al Baghdadi, vengono dal cuore del Califfato (come l’iracheno Abu Ali Al Anbari). La manovalanza è composta in buona parte da miliziani di Tunisia, Egitto, Sudan, Ciad e Marocco (qualche giorno fa l’Algeria ha lanciato l’allarme proprio sui marocchini diretti in Libia).

Domenica scorsa il ministro della Difesa francese Yves Le Drien ha scatenato non poche reazioni, soprattutto in Italia, parlando delle possibili infiltrazioni dei terroristi all’interno dei gruppi di migranti che dalla Libia arrivano fino a Lampedusa. Ma è la prima fase di questa rotta che bisogna monitorare, quella che parte dall’Africa nera e, attraverso il deserto del Sahara, arriva fino alle coste del Mediterraneo.

I funzionari libici sostengono di essere impotenti di fronte a questi flussi, che coinvolgono gruppi criminali e brigate militari. “L’immigrazione illegale è una minaccia perché incoraggia i foreign fighters dello Stato Islamico”, ha detto al Telegraph il colonnello Muncif al Walda, della polizia di Misurata. “La maggior parte dei migranti ha intenzione andare in Europa, ma alcuni vogliono unirsi all’Isis. Sfortunatamente, siamo nel bel mezzo della rotta delle migrazioni”. È Jamal Zubia, capo del direttorio che si occupa dei media stranieri presso il Congresso di Tripoli, a fornire la cifra che lo Stato Islamico offrirebbe ai mercenari: mille dollari.

Che nell’ex colonia italiana il numero di combattenti IS di nazionalità libica non sia alto lo ha confermato Abdoul Raouf Kara, il leader della Special Deterrence Force, meglio conosciuta come Rada, un’importante milizia salafita di Tripoli. Parlando con Francesca Mannocchi, una giornalista freelance italiana, sul sito Middle East Eye, Kara ha detto che la maggior parte dei miliziani proviene da Tunisia, Marocco, Algeria, Nigeria e Sudan. I quattro attentatori dello Stato Islamico che hanno lanciato l’assalto alla prigione dell’aeroporto tripolino di Mitiga, lo scorso settembre, per liberare un loro “emiro” erano due sudanesi, un tunisino e un marocchino.

Adesso questo contingente straniero si può rimpolpare ulteriormente, con miliziani dell’Africa nera (senza contare i nigeriani di Boko Haram, gruppo che a marzo 2015 ha dichiarato fedeltà al Califfato e che starebbe inviando combattenti a Sirte). Peraltro, secondo quanto dichiarato alla stessa Mannocchi da Basher Bernani, un membro del consiglio municipale di Zliten, lo Stato Islamico è coinvolto esso stesso nel traffico dei migranti verso il Mediterraneo ed ha stretto legami con alcune milizie che lucrano su queste rotte. Bernani sostiene che la stazione di polizia di Zliten sia stata oggetto di un grande attentato, lo scorso 7 gennaio, anche perché era un centro di reclutamento ed addestramento della Guardia Costiera Libica, impegnata nel contrasto agli scafisti.

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