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Kashmir: cordoglio e repressione durante Eid-ul-Adha

Il 13 settembre i musulmani di tutto il mondo – a seconda dei fusi orari -  hanno celebrato Eid-ul-Adha, ossia “la festa del sacrificio”, in cui viene praticato il sacrificio rituale di un montone in ricordo delle prove a cui venne sottoposto il profeta Ibrahim per dimostrare la propria obbedienza ad Allah.  La carne dell’animale viene poi divisa in tre parti uguali: una viene destinata ai meno abbienti della comunità, un’altra viene consumata subito dai familiari, mentre l’ultima conservata e consumata in seguito.

Protestanti intonano slogan durante una sassaiola a Srinagar il 13 settembre. Credit: Danish Ismail

In Kashmir, la festività del 2016 verrà a lungo ricordata per un coprifuoco rigido e intransigente, come non si vedeva da tempo.

Il governo locale ha inoltre bloccato internet e tutta la rete telefonica per 6 giorni, isolando la valle dal resto del mondo.

La tradizione vuole che per tale ricorrenza la popolazione si riunisca per una preghiera collettiva ad Eidgah, un grande campo sterrato nella città vecchia di Srinagar – nota zona di proteste della città. Ma nessuno è stato autorizzato ad avvicinarsi alla zona. Gli unici a poter calpestare il terreno sono stati i soldati indiani che presidiavano la zona con le armi pronte. 

Nel 2010, per la stessa occasione, migliaia di persone si erano radunate ad Eidgah e dopo il sermone del Mirwaiz – che da allora non è più autorizzato a dirigere la preghiera pubblica  - un oceanico corteo aveva attraversato tutta la città e dato alle fiamme due edifici governativi.

Con l’intento di prevenire qualsiasi tipo di protesta, le autorità indiane il 14 settembre hanno annunciato l’inizio dell’ “Operation Calm Down” che prevede l’invio di 2000 truppe nel sud del Kashmir, dove le forze dell’ordine affrontano più problemi nel sedare la popolazione. Inoltre, sono stati dispiegati nella regione dei nuovi veicoli armati: i Panthera-T6. Si tratta di mezzi con protezione antiproiettile ed equipaggiati con un sistema di monitoraggio in tempo reale, di una telecamera ad altra risoluzione in grado registrare le proteste a 360 gradi e segnalare movimenti fino a 500 metri di distanza.

Una donna cammina di fronte alle serrande dei negozi chiusi. I leader separatisti hanno esortato la popolazione a celebrare Eid con semplicità, nel rispetto della tragica situazione in Kashmir. Credit: AP Una donna cammina di fronte alle serrande dei negozi chiusi. I leader separatisti hanno esortato la popolazione a celebrare Eid con semplicità, nel rispetto della tragica situazione in Kashmir. Credit: AP

La leadership separatista, aveva indetto per il 13 settembre una marcia verso l’ufficio delle Nazioni Unite a Srinagar, la capitale dello stato, per ricordare la risoluzione del 1948 con cui i kashmiri avrebbero dovuto decidere tra l’annessione all’India o al Pakistan.  I tentativi di raggiungere il luogo sono stati scongiurati dai lacrimogeni e dai pellet gun. Le sassaiole hanno accompagnato tutti e tre i giorni della celebrazione, terminando con 5 morti e centinaia di feriti.

La popolazione è stata così costretta a passare in casa quella che non è soltanto la principale ricorrenza del calendario musulmano, ma anche un’occasione per vedere parenti lontani, per i bambini di ricevere dei regali, di comprare nuovi vestiti od oggetti per la casa.

Il giorno che precede Eid, le strade di solito sono affollate da persone impegnate nelle compere dell’ultim’ora, lunedì , invece, sulla serranda mezza abbassata della principale pasticceria della città era attaccato un foglio con scritto: “dolci non disponibili”.

Senza dimenticare coloro i quali hanno passato le festività in ospedale, accanto ai propri cari feriti.

Tra i vicoli di Srinagar si vociferava da settimane che Eid poteva essere un momento di svolta. Molti speravano che, dopo la vista della delegazione di parlamentari indiani, in quei giorni sarebbe arrivato qualche concreto segnale da parte del governo centrale di Delhi; per altri era una prova per testare il livello di repressione che lo stato indiano avrebbe imposto per l’occasione; altri ancora prevedevano un deciso deterioramento della situazione a fronte dei probabili numerosi incidenti.

Una festività di gioia e convivialità si è trasformata così in un cupo momento di angoscia per l’attuale situazione e di cordoglio per le 86 vittime e i 12.000 feriti di quest’estate.

 

“Someone speak to the god

Someone turn the moon

My country is in muharram*

And we have to call it a eid”

Poesia di Mohsin Mushtaq @zikrejaana

*Muharram è il mese del lutto per i musulmani sciiti.

Eid significa festa.

Entrambi sono decisi dal calendario lunare.

 

@cam_pasquarelli

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