L'Africa e i suoi conflitti

Se si guarda indietro al 2013 e si pensa all’Africa, alle notizie date dai telegiornali, a quelle lette sul web, sui quotidiani e sui magazine, la prima parola che viene in mente è, molto probabilmente, violenza.

fonte http://www.scmp.com/news/world/article/1411605/un-calls-tougher-force-prevent-genocide-central-africa-republic

 

Violenza causata da interminabili conflitti, da odio etnico e religioso. Violenza nella Repubblica Democratica del Congo, violenza in Mali, in Nigeria, in Repubblica Centrafricana. Una violenza che ha spinto l’Occidente a intervenire, per tentare di frenare il dilagare di quella spirale di morte che ha già fatto centinaia di migliaia di vittime, bambini, donne, uomini, anziani. Un Occidente che interviene, spinto dalla Francia e dal suo presidente Hollande, per tappare quelle falle che ha contribuito a creare. Anzi, delle quali è primo responsabile. Basti pensare al Sud Sudan, uno stato fino al 2011 inesistente, creato dal nulla per volere dell’Occidente, e in particolar modo degli Stati Uniti, dato in mano a un gruppo di corrotti ex militari, dipendente in tutto e per tutto dal petrolio. E ora in guerra. Una guerra scoppiata a fine 2013, ora giunta a una pseudo tregua e a delle trattative, ma che ha già fatto migliaia di vittime e sfollati in una terra che non ha niente se non armi e oro nero. Una guerra tra i dinka e i nuer, tra il presidente Kiir e il suo ex vice Machar. Una guerra per il petrolio, per gli affari.

Fa paura l’Africa, una polveriera in procinto di esplodere da un momento all’altro. Come il Centrafrica, uno stato imploso su se stesso. Prima una ribellione, anche lì per affari, per diamanti, petrolio, risorse; poi un colpo di stato, e ora una guerra fratricida, etnica e religiosa. Con squadracce della morte incaricate di uccidere i musulmani, con questi ultimi che rispondono colpo su colpo. E in mezzo i francesi, un nuovo presidente, donna, Catherina Samba-Panza, ex sindaco di Bangui, la capitale dove il sangue continua a scorrere.

Fa paura l’Africa, faceva paura nel 2013, farà ancora paura nel 2014. Farà paura per i suoi conflitti e per la violenza che si portano dietro. Farà paura per l’ingovernabilità, l’impotenza della popolazione e la corruzione dilagante. Continuerà a fare paura perché noi occidentali sappiamo bene quali sono le nostre responsabilità. Abbiamo contribuito a creare una polveriera, e ora la vediamo esplodere. Il 2014 sarà segnato ancora dai conflitti, in Repubblica Democratica del Congo la situazione pare essersi tranquillizzata ma il Nord Kivu rimane instabile, con interessi troppo forti per lasciare la vittoria in mano al non più tanto solido Kabila. Il Rwanda e l’Uganda spingono lungo la frontiera, il coltan, i diamanti e l’oro fanno gola a tutti. In Mali pare essere tutto finito, ma così non è. I qaedisti sono stati sconfitti, forse, dalla Francia, ça va sans dire. Ma i ribelli Tuareg rimangono lì, nel deserto del nord pronti a riprendere le armi e provare a riconquistare il territorio perduto. Il Mozambico intanto, dopo anni di crescita vertiginosa, pare assai meno stabile, Frelimo e Renamo sono di nuovo ai ferri corti, in Madagascar il neo presidente eletto e subito accusato di brogli, la Guinea Bissau in mano ai militari e ai loro amici narcotrafficanti dove a marzo si voterà per eleggere l’ennesimo governo fantoccio. Nessuna pace per l’Africa, nemmeno nel 2014.

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