eastwest challenge banner leaderboard

L'Arabia Saudita riparte da Hamas

Sunniti contro sciiti, monarchie del Golfo contro Qatar, tutti contro lo Stato Islamico. Difficile prendere una posizione netta in Medio Oriente, dove i concetto di "amico" e di "nemico" sono sfumati e dipendono, a volte, dal contesto. "Offshore balancing", è stato detto, a proposito delle ultime scelte di politica americana, oscillanti tra l'alleanza con l'Arabia Saudita e la cooperazione con l'Iran. Difficile schierarsi anche per Hamas, che è sunnita e deriva ideologicamente dai Fratelli Musulmani, ma a lungo è stato legato agli sciiti di Teheran e alla Siria di Bashar al Assad, che ospitava la leadership del gruppo palestinese, a partire dal responsabile politico, Khaled Meshaal.

Riyadh, Saudi Arabia - Saudi Arabia's King Salman is seen during U.S. President Barack Obama's visit to Erga Palace in Riyadh January 27, 2015. REUTERS/Jim Bourg

La primavera araba ha rimescolato tutto. Meshaal ha lasciato Damasco per il Qatar e i rapporti con l’Iran si sono fatti difficili, proprio a causa della Siria, dove Hamas ha preso le parti dei ribelli. Il movimento è stato vicinissimo all’Egitto del fratello musulmano Mohammed Morsi, poi, in maniera speculare, ha subito la repressione del generale al Sisi, che ha fatto chiudere i tunnel sotterranei grazie ai quali si riforniva la Striscia di Gaza.

Il Qatar si è ritrovato isolato, nel mondo sunnita, per via di un protagonismo eccessivo: alle altre monarchie del Golfo non è piaciuto il sostegno fornito da Doha alle varie branche dei Fratelli Musulmani, in tutto il mondo arabo. E Hamas, il cui accordo con al Fatah resta fragile - in teoria, c’è un governo di unità nazionale in Palestina, guidato da Rami Hamdallah, ma non se n’è accorto nessuno, e le elezioni condivise sono una prospettiva lontana – si è chiesto a quale santo votarsi. Tornare a Canossa dall’Iran? Chiedere fondi alle monarchie del Golfo, in particolare al Qatar, necessari a ricostruire la Striscia, dopo la guerra dell’estate 2014? Riallacciare i rapporti con l’Egitto?

La risposta potrebbe venire dallo Yemen, dove una coalizione di Paesi sunniti, guidati dall’Arabia Saudita, ha attaccato i ribelli Houthi, appartenenti a una setta sciita e vicini all'Iran. Dopo avere conquistato la capitale yemenita, Sana’a, gli Houthi si accingevano a mettere le mani sulla seconda città del Paese, Aden, porto strategico del Sud. Così Riad ha deciso di intervenire e Hamas, stretto tra sunniti e sciiti, ha optato per i primi. "In Yemen siamo dalla parte della legittimità politica e della scelta popolare, che è stata fatta democraticamente", così recitava un comunicato dell'organizzazione, con riferimento al presidente Abdullah Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dall'Arabia.

Eppure ad inizio marzo il movimento aveva fatto qualche passo in direzione dell'Iran: Meshaal, ad esempio, aveva incontrato direttamente lo speaker del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ed aveva offerto pubblicamente le condoglianze del gruppo per la morte del madre del presidente Rohani e della sorella dell'ayatollah Khamenei. Piccoli segnali, ma significativi. Tuttavia, gli aiuti finanziari di Teheran sono ancora modesti e, in un Medio Oriente che si muove ormai in maniera vertiginosa, i sunniti sono pronti a rimpiazzare l'Iran. Il Qatar, certamente. Ma anche l'Egitto non è più così ostile al movimento, a differenza di qualche mese fa. Anche in questo caso, piccoli segnali: il governo del Cairo ha appellato un verdetto di un tribunale della capitale, che aveva designato Hamas come un gruppo terrorista. Allo stesso modo, l'organizzazione guidata da Meshaal ha fatto capire di non voler interferire negli affari egiziani e di considerare chiusa l'epoca dei Fratelli Musulmani, allontanando qualsiasi tentazione revanscista.

Dietro questo rimescolamento delle carte c'è, però, un altro Paese, le cui mosse potrebbero marcare l'avvio di una nuova era: l'Arabia Saudita. Con l'avvento al trono di re Salman, i Saud hanno iniziato ad avere un ruolo molto più attivo, non di semplice mantenimento dello status quo, anche in reazione del rientro in gioco dell'Iran, alla luce della trattativa (e dell'intesa) sul nucleare. "Asse sunnita" contro la "marea sciita" montante. Riad, come ha fatto notare recentemente il Wall Street Journal, ha smesso di considerare Hamas e gli stessi Fratelli Musulmani alla stregua di organizzazioni terroristiche. Se si vuole guidare il mondo sunnita, non si può disconoscerne una parte significativa, insomma. L'Arabia ha stretto rapporti forti con l'Egitto - la cui sopravvivenza economica dipende dagli aiuti del Golfo - ha promosso il riavvicinamento tra al Sisi e Meshaal, ha consentito il rientro nei ranghi del Qatar, ha spinto perché il Cairo e Doha cominciassero a superare le divergenze. Poi ha lanciato l'attacco di una coalizione sunnita, dieci Paesi, contro gli Houthi dello Yemen. Chissà se questo nuovo ruolo dell'Arabia Saudita non possa portare a novità importanti sul fronte palestinese. A breve lo stesso Meshaal dovrebbe visitare Riad.

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA