L'eredità del Ba'th dopo le primavere arabe

“E' la forza politica più significativa, in particolare in Siria e in Irak, nel periodo post coloniale”. Così risponde Roberto Tottoli, docente di Islamistica al Dipartimento Asia Africa e Mediterraneo dell'Università Orientale di Napoli, ad una nostra domanda sul ruolo del Ba'th (Partito Ba'th Arabo Socialista, nda) nel mondo arabo. Nel 2015, l'unico paese ancora governato da un regime baathista è la Siria di Bashar al Assad che, curiosamente, è stata anche la culla della formazione politica fondata, nel lontano 1947, da Michel ʿAflaq e da Ṣalāḥ al-Dīn al-Bīṭār.

Saddam Hussein (left) talking with Michel Aflaq in 1979.Photo credits en.wikipedia.org

La lunga e sanguinosa guerra civile che, dal 2011, contrappone Damasco all' Esercito Siriano Libero e alle milizie islamiche Jabat al Nusra, ha spinto una parte dei media e dell'opinione pubblica internazionale a considerare il baathismo come un elemento capace di garantire gli equilibri politici e religiosi nel mondo arabo e non solo in Siria. Ad esempio, cosa scrivono in merito Gabriele Iacovino, Mara Carro e Antonio Mastino ne Il ruolo delle minoranze nella crisi siriana :

(...)Se da una parte la popolazione sunnita non ha esitato a scendere in piazza e a sviluppare una rivolta che è andata sempre più assumendo i contorni della guerra civile, dall’altra le altre comunità sono rimaste divise tra l’appoggio al regime e il passaggio all’opposizione. Questa dicotomia, per quanto riguarda i cristiani e i drusi, è soprattutto legata ai timori che in una Siria senza Assad i propri diritti e la propria sicurezza possano essere messi a rischio(...)(pubblicato da: Osservatorio di politica internazionale, n. 35, aprile 2012, del Senato della Repubblica Italiana).

Opinioni che, tuttavia, non convincono il professor Tottoli, il quale si mostra scettico su un eventuale ruolo del Ba'th per risolvere la crisi siriana e per contribuire ad un processo di stabilizzazione politica del Medio Oriente. 

Il Ba'th oggi? Un'etichetta vuota, un partito che appartiene alla Storia. Sarebbe come parlare, in Italia, di un partito socialista di ispirazione sovietica. Ciò non toglie che, nel periodo successivo alla decolonizzazione e fino alla fine degli Anni Sessanta, ebbe una funzione significativa nella scena politica mediorientale: pensiamo ai governi baathisti di Siria e dell'Irak; in Nord Africa, invece, vanno ricordati quello socialista arabo di  Gamal Abd-el Nasser e quello di Muhammar Gheddafi. Quanto ai nostri tempi, il Ba'th non ha speranza di riconquistare un'agibilità politica persa, ormai, oltre quarant'anni fa”.

Cioé, da quando professore?

Dal 1967 (anno della sconfitta di Egitto, Siria e Giordania nella Guerra dei sei Giorni, nda) i partiti di ispirazione socialista conobbero un calo di consenso fra gli arabi, che coincise anche con la fine dell'esperienza della Repubblica araba unita (RAU, 1958-1971, nda)”.

Eppure, è proprio con il tramonto della RAU che, a Damasco, inizia l'ascesa di Hafiz al Assad e, ancora, nel 1979, Saddam prende il potere in Irak...

Hafiz strutturò un regime duro che finì per allontanare la gente dal potere, avvicinandola progressivamente all'Islam, quest'ultimo percepito dalla popolazione come una realtà non compromessa con i fallimenti, in politica interna ed estera, del Ba'th”.

E qual è stata la reazione dei regimi Ba'th a questo avvicinamento?

“Nelle prime fasi, i governi baathisti lo hanno subìto e contrastato, anche se in seguito, come in molti altri paesi arabi, è stato incoraggiato, sperando forse di recuperare credito e consenso. Con la caduta di Saddam Hussein sono rinate organizzazioni islamiche, già attive in precedenza. Tuttavia, l'ideologia del socialismo arabo era già fallita, scaduta in dittature e non avrebbe riconquistato il terreno perso””.

Ma, in un regime laico, che ruolo avrebbe potuto giocare l'Islam?

Vede, malgrado il Ba'th si sia ispirato all'Urss per l'organizzazione sociale e politica, nei confronti della religione non ci fu mai un atteggiamento persecutorio. Per rispondere alla sua domanda, è bene ricordare che il fattore religioso non ha avuto alcun ruolo nel processo di decolonizzazione pertanto, fino agli Anni Sessanta, la spiritualità non ebbe spazio in politica, restando, al contrario, qualcosa di circoscritto alla sfera privata”.

Fede piegata alla ragion di stato, dunque. Un concetto che potrebbe spiegare perché un sunnita come Saddam Hussein abbia perseguitato i curdi, anch'essi sunniti...

Nel caso di Saddam si trattava di tutelare gli interessi nazionali da una minoranza separatista. Un altro esempio, che spiega come nei governi baathisti l'elemento politico e quello religioso siano separati, è la Siria: Bashar, e il padre prima di lui, appartiene alla minoranza alawita, ma guida un paese a maggioranza sunnita”.

Un potere consolidato, quello degli Assad: la Primavera siriana lo ha indebolito, ma non è riuscita ancora ad abbatterlo. Merito dell'appoggio di Iran e Russia a Damasco o ci sono, a suo avviso, anche altri motivi?

Ritengo che oltre quarant'anni di regime abbiano cancellato la coscienza collettiva del popolo siriano, impedendo una coesione, un'unità di intenti tale da determinare un cambiamento della scena politica. Questo spiegherebbe il perché, dopo una lunga guerra civile, il paese sia ancora diviso e Bashar al Assad ancora al potere, nella parte occidentale”.

Ultima domanda. Anche l'Afghanistan ha conosciuto una forma di governo socialista. Esistono similitudini, secondo lei, fra la Repubblica Democratica dell'Afghanistan e i governi Ba'th di Siria e Irak?

L'esperienza afghana fu quella di un governo che, di fatto, giustificava la presenza militare sovietica, pertanto non ebbe incisività né a livello amministrativo, né di controllo di un territorio, rimasto in mano a gruppi tribali. E questa è una prima, importante differenza con i regimi baathisti siriano e iracheno. Va, poi, ricordato che, in epoca coloniale, in Irak e in Siria si era formata un'elite culturale e politica capace, in seguito alla decolonizzazione, di costruire una forma di stato che unisse elementi del socialismo a quelli della cultura araba. L'Afghanistan, invece, ha resistito, e a lungo, ad un'evoluzione della società...”

Il 10 dicembre scorso, un articolo del The Moscow Times a firma Matthew Bodner annunciava il crescente intervento del Cremlino nel teatro siriano: più mezzi e più risorse sia per sostenere l'alleato Assad, sia per tutelare gli interessi russi nell'area siriana e che potrebbe aumentare se l'Iran decidesse un disimpegno dalla Siria, in seguito alla crisi diplomatica con Ryadh.

Il futuro dell'ultimo regime baathista è, dunque, incerto, a prescindere dai successi militari dell'Esercito Siriano Libero e delle milizie jihadiste. Difficilmente i russi abbandoneranno importanti sbocchi sul Mediterraneo come Tartus e Latakia; inoltre, il “prezzo” degli aiuti ad Assad potrebbe concretizzarsi in una limitazione della sovranità di Damasco, sia in politica estera sia in politica interna.

@marco_petrelli

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