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L’incontro Sisi-Obama e le violazioni dei diritti umani in Egitto

Dopo mesi di critiche della Casa Bianca per il colpo di stato del 3 luglio 2013, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, in visita negli Stati Uniti, ha incontrato il suo omologo Barack Obama. Nel suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni unite, Sisi ha parlato di «nuovo Egitto» e del suo piano per modernizzare il paese, incluso il grande progetto di raddoppio del Canale di Suez che ha preso il via nelle scorse settimane.

REUTERS/Kevin Lamarque

Secondo Sisi, lo stato egiziano sta combattendo contro il terrorismo dagli anni Venti, in riferimento all’ascesa del movimento islamista moderato dei Fratelli musulmani, per un anno al potere dopo le rivolte del 2011.

L’incontro Sisi-Obama e le violazioni dei diritti umani in Egitto

Alla vigilia del primo incontro tra il neo-eletto presidente egiziano e Barack Obama, associazioni, ong e attivisti della società civile hanno chiesto alle autorità statunitensi di fare riferimento ai diffusi abusi dei diritti umani in corso in Egitto. Obama ha chiesto chiarimenti a Sisi sul caso di alcuni attivisti in prigione in Egitto e di giornalisti di al Jazeera, condannati a sette anni di reclusione. Il presidente Usa avrebbe espresso il suo desiderio di vedere liberi gli attivisti in prigione nel paese. Proprio alla vigilia del viaggio di Sisi negli Stati Uniti, i magistrati egiziani avevano rilasciato i due più noti attivisti: Alaa Abdel Fattah e Mahiennur el-Massry.

Sisi e Obama hanno discusso poi di cooperazione economica bilaterlare, anche tra i servizi segreti militari dei due paesi, delle operazioni di anti-terrorismo in corso nel Sinai, e dei tentativi di riforma dell’economia egiziana. Ai margini dell’incontro, Sisi ha commentato rivelazioni di stampa secondo cui ci sarebbe il rischio che alle prossime elezioni parlamentari, previste entro la fine dell’anno, si registri una maggioranza di deputati islamisti, eletti tra gli indipendenti. Secondo Sisi, se questo dovesse verificarsi, gli egiziani chiederebbero la chiusura di un parlamento dominato dai Fratelli musulani. Il presidente egiziano ha fatto anche riferimento all’impegno del Cairo in Libia, al fianco del golpista Khalifa Haftar, in Siria e in Iraq.

L’intervento di Sisi è stato duramente criticato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha definito la «transizione» egiziana un colpo di stato dove «migliaia di persone che volevano difendere la loro scelta elettorale sono state uccise», in riferimento alla strage di Rabaa al-Adaweya dell’agosto 2013. Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry ha definito l’intervento di Erdogan fondato su menzogne con lo scopo di provocare il caos ed esasperare le divisioni in Medio oriente.

I processi Morsi e Mubarak

Il processo a carico dell’ex presidente Mohammed Morsi e altri 35 affiliati ai Fratelli musulmani, in cui sono accusati di spionaggio con il Qatar, Hamas e i pasdaran iraniani, è stato rinviato al prossimo 14 ottobre. Parte delle condanne a morte a carico dei leader della Fratellanza, disposte dalla Corte penale di Minya, sono state commutate in ergastoli.

È atteso per il 29 novembre prossimo il verdetto nel secondo processo contro l’ex presidente Hosni Mubarak, accusato di aver ordinato di sparare contro i manifestanti.  Secondo l’avvocato George Ishaq del Consiglio nazionale per i diritti umani, lo slittamento della sentenza apre la strada al proscioglimento di Mubarak, che si trova, in attesa della decisione dei giudici, nell’ospedale militare di Maadi al Cairo.

Si aggravono anche i limiti imposti all’attivismo politico all’interno degli atenei. Una nuova legge impedisce la formazione di associazioni studentesche universitarie e prevede la sospensione dei docenti impegnati in attività politiche. Il ministro dell’Educazione, al-Sayyid Abdul Khaliq ha confermato che saranno guardie di sicurezza private a controllare le uscite delle università egiziane nel prossimo anno accademico. Come se non bastasse, una scia di piccoli attentati ha colpito l’Egitto. L’episodio più grave riguarda una bomba esplosa a due passi dal ministero degli Esteri, vicino piazza Tahrir, che ha causato la morte di due ufficiali di polizia e il ferimento di un civile e 5 agenti. Nel nord del Sinai, negli ultimi giorni, l'esercito ha ucciso 7 terroristi e catturato 91 presunti jihadisti.

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