L’Unione eurasiatica diventa un miraggio?

L'Unione Eurasiatica fa oggi un passo avanti, con i primi ministri di Russia, Bielorussia e Kazakistan – membri fondatori dell’Unione doganale – in riunione a Mosca per discutere un accordo per la creazione dell'Unione economica eurasiatica (Ees), una seconda tappa verso un'unione politica più ampia. Ma l'Ucraina è ancora il tassello mancante.

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Secondo l’agenzia russa Ria Novosti, i capi di stato di Russia, Bielorussia e Kazakistan firmeranno l'accordo in maggio, in quanto è previsto che l'Unione economica eurasiatica nasca a tutti gli effetti nei mesi seguenti. “L’Uninone economica eurasiatica si farà. I presidenti dei tre paesi sono pronti a firmare un accordo sulla creazione dell'Unione a partire dal 1 gennaio 2015. Spero che i tempi saranno rispettati”, ha detto il Vice primo ministro russo, Igor Shuvalov, in un discorso tenuto all’Eastern forum di Berlino il 10 aprile scorso.
L'unione doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia è in vigore già da quattro anni, ma nell’ottica del Cremlino è giunto il momento di trasformarla in un’entità più forte e riconosciuta a livello internazionale. Finora, un’unica zona doganale in cui non sono applicati dazi o restrizioni economiche, consente di viaggiare da Mosca a Minsk e Astana senza incontrare alcun confine né controllo, e senza bisogno di alcun visto, proprio come all’interno di Schengen. Ma questo ha rappresentato solo il nucleo da dove iniziare l'ampliamento dell'Unione verso altri paesi dell'ex Urss. E l'Ucraina è sempre stata la prima della lista.

Il miraggio del Cremlino


Finora solo due paesi hanno seguito la Russia: la Bielorussia e il Kazakhistan. Un certo numero di altri paesi dell’ex Urss, tra cui Armenia, Kirghizistan e Tagikistan, hanno manifestato l’intenzione di partecipare, sotto una certa pressione da Mosca. Ma altri paesi dell'Asia centrale non sono poi così volenterosi di unirsi. Né lo sono la Georgia, l’Azerbaigian e la Moldova. E l'Ucraina, beh, è ancora un grande punto di domanda.
“La cooperazione non è avanzata molto al di là di libero scambio. Nessun paragone con il mercato interno dell'Ue, che è enorme rispetto a quello dei tre paesi dell’Ees”, ha scritto sul suo blog Eberhard Rhein, consigliere sulla politica di vicinato dell’European policy centre, un think tank con sede a Bruxelles.
L'annessione russa della Crimea ha fatto guadagnare a Putin grande popolarità e ha fatto volare il suo tasso di approvazione a oltre il 70%. Allo stesso tempo, è sembrato finire il suo sogno di portare il resto dell'Ucraina volontariamente nella nuova area, cosa che rende l'originale Unione eurasiatica un “miraggio”, secondo le parole di Rhein. “Questo potrebbe anche spiegare le sue reazioni al passaggio ucraino all’Europa. Se riuscisse a “riprendersi” il bacino del Don, nucleo industriale dell'Ucraina, potrebbe riuscire a ottenere ancora di più il sostegno della maggioranza nazionalista del paese. Ma a quali costi per la Russia? E quante volte può giocare lo stesso gioco?”

Il tassello mancante


Il fatto è che oggi Putin ha più che mai bisogno dell’Ucraina. Il progetto di Unione eurasiatica, in effetti modellato sull'Unione europea è, secondo molti osservatori, una riedizione deideologizzata dell'Urss, di cui già copre i due terzi di territorio. L'ambizioso progetto va ben oltre la semplice eliminazione delle frontiere tra i tre paesi ex sovietici. Se l'adesione delle altre repubbliche dell'Asia centrale porterà a una ulteriore estensione territoriale dell'Unione eurasiatica, solo l'ingresso dell’Ucraina doterà questa nuova entità di un carattere pan-slavo e – in assenza di una base costituente ideologica – di un’identità riconosciuta a livello internazionale.
“Piuttosto che perseguire il miraggio di un’Unione eurasiatica dominata dalla Russia”, continua Rhein “il Cremlino farebbe bene a seguire l’approccio più realistico di una zona eurasiatica di libero scambio con l'Ue, completamente basata sullo stato di diritto”. Un progetto, forse, perfino più ambizioso.

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