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La deriva autoritaria dei militari in Thailandia

Nei giorni scorsi il generale Prayuth Chan-ocha, capo del governo thailandese dopo il colpo di stato avvenuto nel maggio 2014, ha introdotto una legge che consente ai militari di arrestare i civili sospettati di aver commesso determinati tipi di crimini. Questo decreto, fatto grazie all’articolo 44 della costituzione ad interim, è stato pubblicato senza nessun preavviso nella Thailand’s Royal Gazette, con il titolo “L’oppressione dei crimini che possono minacciare l’economia e la società thai” e darà all’esercito il potere di convocare, arrestare e tenere in prigione fino ad un massimo di sette giorni, tutte le persone che sono considerate sospette.

REUTERS/Chaiwat Subprasom

La denuncia delle organizzazioni per i diritti umani

Secondo numerose organizzazioni per i diritti umani la legge servirà solo ad aumentare il potere della giunta militare. “Invece di aprire la strada per un ritorno alla democrazia, la giunta thailandese ha ampliato i suoi poteri. Ora può fare quasi tutto ciò che vuole, compreso commettere abusi con la totale impunità”, ha detto Brad Adams, direttore per l’Asia di Human Rights Watch (HRW). A fargli eco sono le parole di Champa Patel, direttore di Amnesty International (AI) per il sud-est asiatico, che ha spiegato: “La legge è un ulteriore esempio della rimozione pericolosa dei poteri al sistema giudiziario”. Queste organizzazioni, insieme all’International Commission of Jurists (ICJ), Fortify Rights (FR) ed altre, hanno ufficialmente richiesto, attraverso un comunicato congiunto, di annullare immediatamente il decreto. Richiesta che non è stata neanche presa in considerazione dal generale Prayuth Chan-ocha.

La nuova costituzione e le elezioni democratiche

Intanto è stata presentata la bozza della nuova Costituzione thailandese, che sarà sottoposta il prossimo sette agosto all’approvazione popolare e in caso positivo porterà alle elezioni democratiche entro la fine del 2017. Ma anche qui non mancano le critiche. Da più parti, infatti, il documento è stato accusato di essere antidemocratico.

Il testo presentato prevede un Parlamento bicamerale con un Senato completamente nominato dall’alto e un primo ministro non eletto dal popolo se la metà del Parlamento è d’accordo. Inoltre la bozza riserva sei seggi del Senato ai leader dell’esercito e della polizia per quello che viene chiamato “un periodo di transizione di cinque anni” che porterà alla “piena democrazia”.

Il leader dei militari, vietando qualsiasi tipo di critica e opposizione, ha spiegato che nel caso in cui la nuova bozza della costituzione non passerà al referendum, il potere resterà a lui. In un’intervista uscita su Prachatai English, infatti, Prayuth Chan-ocha ha ribadito: “Se non passa l’autorità rimane a me. È chiara la parola autorità? E decido io se questa autorità sarà trasparente o meno”. Parole che non lasciano dubbio ad interpretazioni. E che sottolineano, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, la deriva autoritaria di quello che viene considerato il “Paese dei sorrisi”.  

@fabio_polese

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