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La diplomazia medica cubana

Sono quasi 200 i medici e gli infermieri inviati da Cuba in Africa Occidentale nelle ultime settimane con l’intento di dare una mano nella lotta contro il virus Ebola.

REUTERS/Ueslei Marcelino

La scelta di Raul Castro è solo l’ultimo esempio di quella che può essere chiamata “diplomazia medica”, cioè l’abitudine da parte della piccola isola caraibica di inviare personale medico sanitario nei luoghi di crisi al posto di aiuti materiali e finanziamenti.

Una pratica che va avanti dal 1960 quando Cuba invio un team di dottori in Cile dopo il terremoto che fece oltre 3mila vittime. In questi anni Cuba ha spedito oltre 135mila medici in giro per il mondo dei quali 50mila sono attualmente impegnati in missioni e progetti in Sud America, Africa e Asia.

Per combattere Ebola, secondo il WHO, sono giunti nei giorni scorsi in Sierra Leone 62 medici cubani e 103 infermieri, e molti ancora potrebbero arrivare nei prossimi giorni. La “diplomazia medica” cubana ha fatto guadagnare a Cuba quel rispetto da parte della comunità internazionale che difficilmente avrebbe potuto ottenere diversamente, e ha fatto dell’isola una protagonista, con le dovute proporzioni, dello scacchiere internazionale.

La “diplomazia medica” ha anche permesso all’isola dei Castro di ottenere, in cambio di dottori e infermieri, quegli aiuti materiali indispensabili per la sopravvivenza sotto l’embargo Usa.

Ma la “diplomazia medica” è soprattutto una vittoria del governo cubano, una vittoria che affonda le radici nella Rivoluzione castrista. Perché ha del miracoloso che un’isola con tutti i problemi di Cuba sia in grado di formare personale così qualificato, in grado di operare in zone critiche, dall’Algeria alle Filippine, di formare i medici di molte altre nazioni (dati parlano di personale sanitario proveniente da 121nazioni) e di rappresentare una moneta di scambio, forse l’unica davvero di valore, per l’isola.

Basti pensare ai 30mila medici e infermieri inviati in Venezuela in cambio del petrolio di Caracas, e soffermarsi sul fatto che l’esportazione di personale medico rappresenta l’entrata più significativa per le asfittiche casse de L’Avana (circa 10miliardi di dollari all’anno).

Ma nonostante le migliaia di persone inviate da Cuba in contesti difficili, l’isola rimane uno dei Paesi con il più alto tasso di medici pro-capite: uno ogni 137 persone, per un totale di 82.065.


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