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La festa appesa a un filo

In occasione dell’ eid al-fitr, il giorno di festa della rottura del digiuno durante il mese di Ramadan, l’imam è solito recitare la sura 87 del Corano, detta “dell’Altissimo”. “Ti faremo recitare [il Corano] e non dimenticherai se non ciò che Allah vuole. Egli conosce il palese e l'occulto”.

In queste settimane convulse l’Egitto pone fine al mese del digiuno più duro degli ultimi tempi. Il caldo spietato e la dedizione alla preghiera si confondono a sconvolgimenti politici, a difficoltà quotidiane, ad un futuro sospeso. E’ curioso questo riferimento alla memoria, alla dimenticanza. Leggendo questa sura mi torna alla mente quel “male arabo” cui spesso in molti hanno fatto riferimento descrivendo il mondo arabo contemporaneo. Ovvero agognare fino allo sfinimento la libertà, per poi non sapere bene che farne e quindi lasciarsela scivolare tra le mani. Solo Allah decide cosa ricordare e cosa dimenticare. Ne potremmo quasi desumere che l’uomo non è guidato da una reale visione storica, bensì sembra fluttuare tra gli eventi. Certo non passivamente, dato che ogni individuo resta artefice del suo destino. Ma “dimenticare l’occulto” non sembra la medicina migliore per il mondo arabo contemporaneo. Forse è a questo che si riferiva il giurista algerino Jean Leca quando affermava che nulla è fatale in politica, tranne gli uomini.

La festività più sentita del calendario islamico porterà nelle prossime ore a esiti ignoti per l’Egitto del nuovo presidente Mansour e dell’alfiere del popolo, il generale el-Sisi. La divisione tra piazze contrapposte, tra pro e anti esercito, proietta ombre minacciose sulla celebrazione dell’eid, periodo in cui esplode la festa e la vita in comunità riprende vigore. Le strade, i caffè, i teatri e i cinema si affollano di famiglie fino a tardi. Ma i primi giorni di Shawwal (il mese che segue il Ramadan) saranno appesantiti dal clima teso che ha contraddistinto le ultime settimane. Se ne sono accorti persino i produttori cinematografici egiziani, preoccupati dal rischio attentati nelle sale del Cairo dove avranno luogo le proiezioni dei nuovi film in anteprima. Ciononostante, quello che durante l’anno è il periodo di maggior affluenza ai botteghini non ne risentirà. Almeno per il momento, si cerca di andare avanti come se niente fosse.

D’altra parte la rottura del digiuno è considerata una ricorrenza simbolo dell’unità araba. L’hanno ricordato anche i maggiori esponenti politici egiziani in questi giorni, che con le loro continue apparizioni televisive hanno chiesto ai Fratelli Musulmani di abbandonare i sit in di protesta e di tornare alle loro case per riavviare una riconciliazione. In alternativa si sarebbe proceduto a “ripulire” le zone di Giza e Rabea al-Adaweya. Naturalmente puntualizzando che, nell’eventualità ciò avvenisse, sarà fatto “rispettando i limiti stabiliti dalla legge”. Difficile da credere, ovviamente. Ma non per Tamarod, il “nuovo” popolo ribelle, che ha subito chiarito in questi giorni che “non accetterà compromessi con i Fratelli Musulmani” e che la svolta del 30 giugno è ormai irreversibile. Il primo ultimatum per smantellare gli accampamenti dei Fratelli Musulmani è ormai scaduto e le delegazioni straniere giunte qui al Cairo non sono riuscite a creare una breccia tra le barricate dei due schieramenti. Ci si aspettava che la pressione internazionale potesse riportare quella dose di razionalità e ragionevolezza necessaria per scongiurare un nuovo bagno di sangue. E invece il Segretario di Stato americano John Kerry e il senatore John McCain hanno dato vita ad un’opera di mediazione quasi grottesca. Il primo, democratico, ha definito l’estromissione del presidente Morsi dello scorso 30 giugno come una legittima “rivoluzione del popolo”. A distanza di poche ore, il senatore McCain, repubblicano, l’ha invece bollato come un esecrabile colpo di stato. Una schizofrenia diplomatica che di certo non verrà dimenticata facilmente dagli egiziani, i quali nel frattempo, hanno rispedito tutti lontano dall’Egitto, dichiarando fallito ogni sforzo di mediazione straniera.

Si resta con il fiato sospeso, in un’atmosfera di calma irreale pronta ad essere rotta da un momento all’altro. Che l’eid avrebbe portato a una svolta lo si sapeva, ma ciò non impediva di continuare a sperare in un passo indietro da parte di una delle due parti. Ci si prepara al peggio. I sit in dei Fratelli Musulmani verranno smantellati, tranne clamorosi ripensamenti dell’ultimo minuto. L’abitudine alla violenza rischia di perpetrarsi ancora, come unica strada alternativa a quella di una riconciliazione che ad oggi sembra una chimera.

Eid Mubarak!

 

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