La Fifa e la geopolitica ai tempi di Blatter

La fine dell’era Blatter potrebbe arrivare ufficialmente il prossimo 16 dicembre. Per quella data, stando alle indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, dovrebbero essere convocati a Zurigo i rappresentanti delle 209 federazioni mondiali chiamati a eleggere il nuovo presidente della Fifa.

Zurich, SwitzerlandFIFA President Sepp Blatter leaves after his statement during a news conference at the FIFA headquarters in Zurich, Switzerland, June 2, 2015. Blatter resigned as FIFA president on Tuesday, four days after being re-elected to a fifth term. Blatter, 79, announced the decision at a news conference in Zurich, six days after the FBI raided a hotel in Zurich and arrested several FIFA officials. REUTERS/Ruben Sprich
Zurich, SwitzerlandFIFA President Sepp Blatter leaves after his statement during a news conference at the FIFA headquarters in Zurich, Switzerland, June 2, 2015. Blatter resigned as FIFA president on Tuesday, four days after being re-elected to a fifth term. Blatter, 79, announced the decision at a news conference in Zurich, six days after the FBI raided a hotel in Zurich and arrested several FIFA officials. REUTERS/Ruben Sprich

 Di fatto, i quasi venti anni dello svizzero al vertice del massimo organo di governo del calcio sono già terminati con le dimissioni del 2 giugno, arrivate a soli quattro giorni dalla sua quinta elezione consecutiva e al termine della settimana più tormentata della storia della Fifa.

Ripercorriamo i fatti: il 27 maggio, su mandato del dipartimento di Giustizia Usa, le autorità svizzere arrestano 14 persone, tra cui sette alti funzionari della Fifa, accusati corruzione aggravata, frode, riciclaggio e associazione a delinquere. Contemporaneamente, un’indagine distinta della giustizia svizzera punta l’attenzione sulle modalità di assegnazione dei prossimi due Mondiali, in Russia (2018) e in Qatar (2022), già condannate in passato dalla stampa britannica. Si stima che il valore complessivo delle mazzette girate dal 1990 a oggi supererebbe i 150 milioni di dollari, utilizzati per indirizzare l’attribuzione dei grandi eventi così come quella dei diritti televisivi.

Questione di geopolitica

In poche ore finiscono sotto inchiesta 25 anni di gestione del calcio mondiale, di cui almeno due terzi governati direttamente da Blatter. In tal senso, le dimissioni dello svizzero e la prossima nomina di un successore (tra le ipotesi in circolazione c’è quella del principe giordano Ali bin al-Hussein, o altre più suggestive come quella che fa capo all’ex campione brasiliano Zico) potrebbero essere accolte come il tanto atteso cambio di rotta del governo del calcio mondiale. In realtà, a uno sguardo più attento, si può comprendere come il malgoverno Blatter non sia in fondo altro che uno specchio fedele della recente evoluzione degli assetti geopolitici mondiali, che dal mondo delle istituzioni politiche ed economiche si è trasferito – anche grazie a mazzette e manovre oscure – pedissequamente a quello delle istituzioni sportive.  

Il segreto della longevità di Blatter - che al di là di tutto gli ha permesso di trovare i voti per essere rieletto anche nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti, per poi dimettersi solo sotto la pressione dell’opinione pubblica -  è sotto gli occhi di tutti. La corruzione lo svela solo in parte: più semplicemente al capo della Fifa va riconosciuta una buona capacità di analisi politica accompagnata da una grande dose di opportunismo; in poche parole, la capacità di leggere nel tempo le trasformazioni in atto sullo scacchiere mondiale e di assecondarle.

Che anche il governo del calcio sia alla fine tutta una questione di equilibri di potere lo ha ammesso, in passato, lo stesso “monarca” svizzero. Un paio di anni fa, interrogato sulla opportunità di ospitare la Coppa del mondo in Qatar, il capo della Fifa ammise senza troppi problemi che si trattava di una scelta “non razionale né ragionevole”, viste anche le condizioni climatiche a dir poco ostili che si troverebbero ad affrontare calciatori e spettatori nel Golfo tra giugno e luglio. Eppure, concesse allora Blatter, c’erano altre questioni in ballo, che facevano passare l’aspetto ambientale decisamente in secondo piano: “Il nostro dossier tecnico – dichiarò – è stato sottoposto a tutti imembri del comitato esecutivo prima del voto del 2010 ed evidenziava queste difficoltà. Ci sono stati interventi a diversi livelli per far sì che (la Coppa del mondo, ndr) andasse a un paese arabo. La geopolitica ha fatto il proprio lavoro”.

Nello specifico al Qatar va riconosciuta un’enorme operazione di lobby in tutti i settori del pallone. Nel calcio, così come nella scena politica regionale, il piccolo stato del Golfo è passato in pochi lustri dall’anonimato a un ruolo di protagonista. Nella politica di diversificazione degli investimenti attuata di recente, il calcio ha rappresentato uno dei settori più avanzati. Basta citare la sponsorizzazione del Barcellona da parte del Qatar Investment Authority, fondo sovrano qatariota gestito dall’emiroTamim bin Hamad al-Thani, o l’immensa quantità di capitali riversati sulla Francia, tra acquisto di club (PSG) e diritti televisivi (al-Jazeera).

Guarda caso proprio la Francia, grazie anche alla risaputa amicizia tra l’ex presidente Sarkozy e al-Thani, è ritenuta una delle principali sponsor dell’assegnazione al Qatar dei Mondiali del 2022. Anche Platini, che oggi mostra indignazione per quanto sta avvenendo nella Fifa, nel 2010 ha votato per il Qatar. E non in maniera disinteressata secondo la stampa britannica, che cita una famosa cena in cui oltre all’ex fantasista della Juventus parteciparono anche Sarkozy e al-Thani.

La vecchia Europa soppiantata dai Brics

Seguendo il consiglio di Blatter, e guardando l’evoluzione del calcio mondiale attraverso le lenti della geopolitica, c’è un altro elemento che salta agli occhi: nella Fifa, così come nel mondo reale, l’Europa conta sempre meno. La spaccatura tra vecchio e nuovo mondo è evidente negli endorsment che hanno preceduto l’ultima votazione per la presidenza, dello scorso 29 maggio. La Uefa, che garantisce 53 dei 209 voti totali, ha appoggiato prima i tre sfidanti dello svizzero, l’olandese Michael Van Prag, il portoghese Louis Figo e il principe Ali Bin Husseini, e infine solo quest’ultimo dopo che i primi due si sono ritirati per consentire la convergenza dei voti anti-Blatter. Ma al momento decisivo l’Europa si è trovata da sola a  criticare apertamente la ricandidatura di Blatter, e lo svizzero non ha avuto difficoltà a ottenere il quinto mandato consecutivo. Quello che più è interessante è che alla fine, ancora una volta, il presidente è stato eletto dai delegati delle federazioni centro e nord americane, dall’Asia e dall’Africa.

L’allontanamento dell’asse del potere calcistico dal vecchio continente si può leggere anche attraverso le sedi di assegnazione dei Mondiali. Se le prime 14 edizioni erano state divise quasi equamente (8 a 6) tra Europa e America Latina, nelle otto edizioni successive (comprese quelle ancora da disputare, nel 2018 e nel 2022) la svolta è stata netta, con l’ingresso di aree vergini come Stati Uniti, Corea, Giappone, Sud Africa, Russia e Qatar.

Significativo, anche per capire cosa è stata la gestione Blatter e cosa è tutt’oggi la Fifa, è che per quasi tutte le ultime assegnazioni vi siano state polemiche e accuse di corruzione. E’ accaduto per il Sud Africa (nell’ultima inchiesta si parla di  10 milioni di dollari pagati dal governo di Pretoria all'allora vicepresidente della Fifa Jack Warner), così come per il citato Qatar. Per la Russia, prossima sede della Coppa del mondo, si sarebbe mosso Putin in persona, che secondo una ricostruzione della stampa anglosassone (non si sa quanto fantasiosa) avrebbe donato a Platini una tela di Picasso prelevata appositamente dall’Ermitage di San Pietroburgo. Meno si sa sull’assegnazione dei Mondiali del 2014 al Brasile, dove tuttavia l’ex campione della selecao, e oggi senatore, Romario è riuscito a ottenere proprio nei giorni scorsi la costituzione di una apposita Commissione parlamentare di inchiesta.

Al di là di quanto verrà poi effettivamente dimostrato in sede giudiziaria (stando alle parole di Putin gli attacchi a Blatter e alla sua gestione fanno parte di un complotto dell’Occidente contro la Russia e i suoi alleati) resta il cambio di scenario nella geopolitica del calcio: le ultime due sedi mondiali (Sud Africa e Brasile) e la prossima (Russia) costituiscono tre dei cinque componenti dell’acronimo BRICS, sotto il quale sono raccolte le principali economie emergenti del globo, a dimostrazionedi come l’asse del potere – economico, e anche calcistico - si stia spostando in maniera inesorabile lontano dai centri tradizionali.

In questo contesto, un’inchiesta giudiziaria, anche se di dimensioni epocali come quelle di questa settimana, non basta per cambiare gli equilibri mondiali e riportare l’Europa al centro di tutto. Questo Blatter e i suoi amici lo sanno. E anche per questo, finora, hanno sempre vinto.

@carlomariamiele

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