La Libia è uno stato fallito

Si insedia il parlamento di Tobruk La Camera dei rappresentanti libica si è riunita lo scorso lunedì. Lo ha fatto a Tobruk, cittadina dell'est del Paese, roccaforte dell'ex agente Cia, Khalifa Haftar, autore del golpe che, nella primavera scorsa, ha messo a soqquadro il fragile equilibrio della Libia post-Gheddafi. Akila Saleh Issa è stato nominato presidente dell'assemblea. Il Congresso generale nazionale (Cgn), il parlamento uscente, a maggioranza islamista, ha dichiarato invalida la sessione.

Secondo i parlamentari islamisti, che avevano prolungato il loro mandato, nonostante la scadenza di febbraio, generando proteste e contestazioni in tutto il Paese, la prima riunione dell'assemblea avrebbe dovuto tenersi a Tripoli. Non solo, sarebbe dovuto essere il presidente del Cgn, Nouri Abou Sahmein, a convocare la riunione. L'assemblea, in parte eletta lo scorso 25 giugno, nonostante la scarsissima partecipazione degli aventi diritto al voto, e a maggioranza laica, aveva tentato di riunirsi clandestinamente nei giorni scorsi con poco successo.

Ancora scontri all'aeroporto di Tripoli

Nonostante il tentativo di ripristinare l'attività parlamentare, la crisi che dilania il Paese non accenna a placarsi. La battaglia fra le milizie filo-islamiste, Scudo di Misurata, e i miliziani di Zintan, vicini all'ex generale, per il controllo dell'aeroporto della capitale, è ripresa lunedì dopo una breve tregua.

Dopo le 200 vittime degli ultimi giorni (35 corpi sono stati rinvenuti solo nella base delle forze di sicurezza di Bengasi, presa dai jihadisti la scorsa settimana), si contano altre 22 morti negli scontri che proseguono all'interno dello scalo, andato completamente distrutto. Secondo il governo ad interim dell'ex ministro della Difesa Abdullah al Thinni, alcune cannonate hanno colpito le abitazioni intorno all'aeroporto, provocando la morte e la fuga di centinaia di civili. Gli abitanti delle maggiori città libiche soffrono da settimane della mancanza di prodotti alimentari, benzina, acqua, gas ed elettricità.

La fuga attraverso il confine tunisino

Continua poi la fuga di massa dalla Libia degli stranieri residenti. Alla frontiera tunisina di Ras Jedir, chiusa venerdì e sabato scorso, sono migliaia le persone in fila per attraversare il confine. «La situazione umanitaria è critica: centinaia di persone non hanno mangiato per cinque o sei giorni», ha denunciato il dirigente della Croce rossa locale, Mongi Slim. Per permettere agli 800 italiani (cento di loro hanno deciso di rimanere nel Paese nonostante l'aggravarsi della crisi), di lasciare la Libia, è stato rafforzato il contingente italiano di stanza in Libia.

credits Zoubeir Souissi

Dal canto suo, l'Egitto ha attivato un ponte aereo con la Tunisia per rimpatriare i cittadini che hanno lasciato la Libia. Sono 10mila gli egiziani in fuga dai combattimenti in Libia. Molti di loro sono rimasti intrappolati per giorni al confine con la Tunisia. Anche la Egypt Arab Contractors Company (Ac) ha fermato le sue attività in Libia e richiamato i suoi operai in Egitto per questioni di sicurezza. Secondo la stampa locale, i progetti della compagnia, incluse infrastrutture e reti autostradali, in Libia sono pari a circa 85 miliardi di dollari.

«In Libia è pura anarchia. Non si decide certo in parlamento se è l'esercito o l'opposizione ad avere la meglio. E così la demilitarizzazione del paese appare quanto mai lontana. Ma ormai la comunità internazionale sembra preferire stati falliti (è quello che avviene in Somalia, Siria e Iraq) piuttosto che accettare cambiamenti di confini nei Paesi in crisi», ci ha spiegato James Gelvin, docente dell'Università della California. La Libia è attraversata da un'instabilità politica cronica sin dal 2011. Sono oltre 1700 le milizie presenti nel Paese, in cui circolano indisturbate enormi quantità di armi, dopo i sanguinosi attacchi della Nato e la morte violenta del colonnello Muammar Gheddafi, nell'autunno del 2011. Sin dal suo insediamento, il fragile governo islamista è stato incapace di disarmare i miliziani ed ora il Paese è dilaniato da scontri quotidiani.

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