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La minaccia di Boko Haram si estende oltre la Nigeria

Dopo le ultime occupazioni delle città di Duhu e di Gulak, situate lungo il confine nordorientale nigeriano con il Camerun, i membri di Boko Haram hanno assunto il controllo di una serie di città negli Stati di Adamawa, Yobe e Borno, che per ora è quello più colpito.



Uno scenario già preannunciato il mese scorso dal leader del gruppo terrorista Abubakar Shekau che aveva dichiarato il nord-est del paese “territorio musulmano”, dopo aver preso il controllo della città di Gwoza, anch’essa al confine con il Camerun.

Iniziano così a diventare reali, le recenti previsioni di alcuni analisti sulla possibilità che la minaccia terroristica di Boko Haram avrebbe presto potuto assumere una valenza internazionale. Secondo Robert Pritchard, l’intensificarsi degli attacchi e delle incursioni di Boko Haram a ridosso del confine camerunense, suggeriscono che con molta probabilità in breve tempo saranno invase anche le zone del Camerun lungo la frontiera.

Mentre si fa sempre più incerta la sorte delle oltre 200 ragazze rapite lo scorso aprile dal gruppo islamista e da molte fonti, arriva la notizia che dalla foresta di Sambisa potrebbero essere state trasferite, insieme con altri ostaggi, nella nuova base operativa situata nella foresta di Balmo, al confine degli Stati di Borno e Bauchi.

Rachel Daniel, 35, holds up a picture of her abducted daughter Rose Daniel, 17, as her son Bukar, 7, sits beside her at her home in Maiduguri May 21, 2014. Photo REUTERS/Joe Penney

Nel frattempo, per porre fine all’insurrezione di Boko Haram, la scorsa settimana si è tenuto un incontro internazionale sulla sicurezza, al quale hanno partecipato i ministri degli Esteri del Benin, Camerun, Ciad e Niger, che si sono incontrati ad Abuja con la loro controparte nigeriana. Al meeting erano presenti anche delegati delle Nazioni Unite, dell’Unione africana, dell’Ecowas, dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica e del governo francese, statunitense, canadese e britannico.

Sempre sul fronte diplomatico, c’è da registrare la notizia che gli Stati membri dell’Unione africana hanno proposto l’istituzione di un fondo speciale per raccogliere risorse col fine di combattere la minaccia dei gruppi islamisti diventati sempre più temibili in alcune aree della Nigeria e Somalia.

Secondo alcuni osservatori, le recenti conquiste dell’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) in Iraq e in Siria, potrebbero contribuire a scatenare una lotta tra quest’organizzazione e al-Qaeda per diventare il principale gruppo militante islamico di riferimento in Africa.

Del resto, che in tutta l’Africa il terrorismo sia in aumento e che i gruppi che fanno riferimento al network jiahdista globale di al-Qaeda continuino a influenzare le organizzazioni ribelli locali trasformandole in minacce regionali e internazionali, lo spiega chiaramente il Country Reports on Terrorism 2013, pubblicato alla fine di aprile dal Dipartimento di Stato Usa.

Nel capitolo dedicato all’Africa, il rapporto evidenzia i “significativi livelli di attività terroristica” che si stanno registrando in varie aree nel continente, dove negli ultimi mesi abbiamo assistito a un elevato ritmo operativo e a una maggiore aggressività di alcuni gruppi radicali islamici, primo tra tutti Boko Haram.

Anche secondo una recente analisi del noto esperto israeliano di anti-terrorismo Ely Karmon, Boko Haram si starebbe sempre più rapidamente trasformando da fenomeno puramente nigeriano ad attore jihadista internazionale. Tale escalation sarebbe riconducibile in parte alla complessità del contesto religioso nigeriano e anche al fattore etnico.

Difatti, la maggioranza dei membri di Boko Haram appartiene all’etnia kanuri e proprio quest’aspetto avrebbe facilitato i legami oltre frontiera, soprattutto dove è presente questo gruppo, ossia nell’area altamente instabile del lago Ciad, a cavallo del confine tra Ciad, Camerun e Niger.

Le ragioni che hanno alimentato lo sviluppo in Nigeria di questo movimento radicale islamico sono da ricercarsi nella diffusa corruzione che ha indebolito la fiducia dei nigeriani nello Stato, nella persistente crisi economica e nell’ampliarsi del divario sociale, prodotto dal grande squilibrio sulla gestione degli enormi proventi del petrolio.

Questa serie di fattori ha consentito agli ispiratori del movimento di fare numerosi proseliti, indotti soprattutto ad abbracciare la causa di Boko Haram perché si sono sentiti discriminati e non protetti dal governo centrale.

Gli integralisti di Boko Haram sono così riusciti a infiltrarsi nelle più remote regioni del Paese, riuscendo a diffondere il loro messaggio più efficacemente di quanto non riesca per ora a fare il governo, anche e soprattutto attraverso la gestione di un sistema di welfare non solo alternativo, ma molto più efficiente di quello statale.

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