La propaganda jihadista in Bangladesh fa sempre più presa

L’assalto al ristorante Holey Artisan Bakery nel quartiere diplomatico di Dacca, in cui i terroristi hanno ucciso decine di persone, compresi diversi nostri connazionali, è solo l’ultimo episodio che ha insanguinato il Bangladesh. In diciotto mesi, infatti, gli estremisti islamici hanno rivendicato 48 uccisioni di blogger indipendenti, laici, musulmani moderati, cristiani, induisti e attivisti per i diritti umani. Tra le vittime finite nel mirino dei miliziani anche due cittadini italiani: il cooperante Cesare Tavella ucciso il 28 settembre del 2015 e Pietro Parolari, ferito gravemente due mesi più tardi.

REUTERS/Mohammad Ponir Hossain

Il governo, per rispondere all’ondata di omicidi, nei giorni scorsi ha lanciato una vasta operazione di polizia, arrestando migliaia di persone. Questi arresti, però, non sembrano aver ottenuto il risultato sperato. E con questo attacco, che è stato rivendicato sia dallo Stato Islamico che da Ansar al Islam, l’organizzazione collegata ad al Qaeda attiva nel Paese, ha segnato un salto di qualità per gli estremisti islamici.

Sia i seguaci del gruppo fondato da Osama Bin Laden e sia quelli di Abu Bakr al-Baghdadi, hanno molto interesse in Bangladesh. Al Qaeda in questa zona, nel tentativo di contrastare la popolarità dello Stato Islamico, si è riorganizzata. Nel settembre del 2014 il leader Ayman al-Zawahiri ha annunciato la formazione al Qaeda nel Subcontinente Indiano, frutto di «due anni di lavoro di reclutamento e dell’unione di tutti i gruppi jihadisti della regione». La scelta, quasi obbligata, è stata presa a causa della diminuzione di influenza dell’organizzazione in Medio Oriente.

Allo stesso tempo anche lo Stato Islamico ha scelto il Bangladesh come base strategica per espandersi in tutta l’Asia. Nel numero di aprile di Dabiq, la rivista di propaganda del Califfo, lo sceicco di origine canadese Abu Ibrahim al Hanifi - il suo vero nome è Tamim Chowdhuryil - aveva promesso che il Paese sarebbe diventato una base dalla quale i miliziani neri avrebbero dovuto condurre attacchi contro gli «infedeli» in India e Birmania e aveva minacciato di uccidere tutti coloro che non sarebbero diventati salafiti. 

Il rischio, secondo diversi esperti, è che l’interesse per la regione delle due organizzazioni terroristiche, potrebbe far diventare il Paese un terreno di scontro tra i jihadisti dello Stato Islamico e quello di al Qaeda. E questo potrebbe significare anche un aumento degli attacchi.

Intanto la propaganda jihadista in Bangladesh -  uno dei primi Paesi al mondo per presenza di musulmani, dove l’Islam è religione di stato - sta facendo sempre più presa. La  situazione si è surriscaldata dopo l’impiccagione di un mese fa di Motiur Rahman Nizami, leader del principale partito islamico, condannato a morte per crimini legati alla guerra che nel 1971 ha portato all’indipendenza del Paese.

@fabio_polese

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