La sicurezza di Rio de Janeiro, dove le morti sono un’opinione

«Non venite in Brasile, qui rischiate la vita». È bastato un post su Instagram dell’ex calciatore Rivaldo per gettare nella preoccupazione i media internazionali. Rio de Janeiro è in grado di ospitare le Olimpiadi? Come sarà affrontato il problema della sicurezza? Durante l’evento sportivo, la capitale fluminense dovrà agire su più fronti: lotta alla criminalità organizzata, prevenzione di possibili attacchi terroristici e riduzione della violenza da parte delle forze dell’ordine.

REUTERS/Ricardo Moraes

Si tratta di una sfida su tre piani. Uno più difficile dell’altro. Lo sfogo di Rivaldo era legato alla morte Ana Beatriz, di 17 anni, uccisa da un colpo di pistola mentre il suo patrigno cercava di fuggire in macchina da un tentativo di furto. Alle 8 di mattina, nella zona Nord. Secondo le statistiche diffuse dall’Istituto di Sicurezza Pubblica, Rio è molto più tranquilla rispetto a 20 anni fa, ma meno rispetto all’anno scorso. Nel 1996, Rio era una città i 5.551.538 abitanti, con 3156 casi di “letalità violenta”. Sotto questa voce si riportano l’omicidio violento, morte per rapina e tutti i casi in cui un atto criminale generi poi un decesso. Vent’anni fa c’era una media di 56,8 ogni 100.000 abitanti. Nel 2015 è stata del 24,1. Caracas, considerata la più violenta al Mondo, riporta una media di 119,87 omicidi per 100.000.  Dal 2015 al 2016, però, qualcosa sembra essersi rotto nel trend decrescente di Rio: a marzo gli omicidi sono aumentati del 15,4% rispetto allo stesso mese del 2015. Idem per i casi di rapina, furto o lesioni poi degenerate in omicidio: incremento del 15,3%. La stabilità di una città, però, non si misura solo in base ai morti, ma anche sui numeri degli episodi di minor rilevanza. I furti di strada (cellulari o beni) sono aumentati del 29,1%: 7.635 a Marzo 2015 – 9.860 nel 2016, quelli nelle residenze del 7,5% e quelli di veicoli del 18,6%. La media nazionale italiana del 2014 (dati Istat) è di 0,75% omicidi per 100.000 individui, a Roma è dello 0,90. Le statistiche lasciano poco spazio all’interpretazione: la culla carioca è una città poco sicura, se paragonata agli standard di casa nostra.

Per agosto è stata annunciata una task force senza precedenti: 85.000 professionisti per proteggere brasiliani e turisti stranieri: 47.599 proverranno dalla Forza Nazionale di Sicurezza, i restanti saranno militari della Difesa. In tempi di terrorismo internazionale, però, non si può trascurare il ruolo dell’intelligence locale. Nelle ultime settimane, il settimanale Veja, il più venduto in Brasile, ha affermato che l’Agenzia nazionale avrebbe interrotto la propria collaborazione con le unità straniere d’intelligence. L’ABIN (Agência Brasileira de Inteligência) ha smentito categoricamente la notizia. Secondo quanto appreso da Eastonline grazie a fonti interne all’agenzia, il recente cambio ministeriale non ha alterato la collaborazione con i partner di altri paesi. LABIN durante i Giochi coordinerà un centro dintelligence a cui parteciperanno almeno 100 nazioni. L’organo brasiliano è stato rivisto dal nuovo Presidente Temer e collocato nel Gabinetto di Sicurezza. Una decisione poco gradita al Direttore Wilson Roberto Trezza, che ha chiesto di dimettersi. La scelta sarà effettiva solo dopo l’appuntamento di Rio. E la questione terrorismo? Il livello d’allerta è aumentato, ma non esiste necessariamente un pericolo imminente. L’inesistenza di episodi terroristici pregressi - confermano persone vicine all’intelligence - non esclude la possibilità di un attacco, considerata anche l’elevata presenza di media internazionali. Per adesso, Governo e Intelligence ritengono la sfida alla portata delle proprie capacità.

Esiste, poi, un aspetto della sicurezza pubblica che viene colpevolmente tralasciato: la violenza della polizia brasiliana . Secondo Amnesty International «almeno 1 omicidio su 5 è commesso da poliziotti in servizio». Nel 2014, anno dei Mondiali, secondo l’Ong, le forze dell’ordine hanno ucciso il 40% in più rispetto all’anno precedente. Le vittime sono fin troppo spesso giovani di colore, residenti nelle favelas o nelle aree periferiche. Agosto si avvicina, ma la capitale fluminense non ha trovato risposte adeguate alla sicurezza. Soprattutto per i cittadini, non per i turisti.

 @AlfredoSpalla

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