La Smith Commission delude la Scozia

Ieri gli scozzesi hanno festeggiato il loro amato patrono, St Andrews. Per molti i festeggiamenti sono stati rovinati dal rapporto della Smith Commission pubblicato recentemente. La commissione era stata creata su richiesta del Primo Ministro David Cameron in seguito all’esito negativo del referendum per l’indipendenza della Scozia.

 REUTERS

Si trattava di un’iniziativa sostenuta da tutti i partiti, specialmente i tre maggiori (Conservatori, Laburisti, Liberali Democratici), i quali avevano promesso maggiori poteri al parlamento scozzese in caso la Scozia avesse deciso di non lasciare il Regno Unito.

L’obiettivo della commissione era creare uno spazio per un dialogo fra i partiti finalizzato a definire delle misure per rendere i poteri del parlamento scozzese più inclusivi e forti. Lo scorso 27 Novembre la commissione ha reso pubblici i risultati delle trattive:

· Il parlamento scozzese dovrebbe detenere il potere di decidere le imposte sul reddito e di mantenere il ricavato in Scozia.

· Il parlamento dovrebbe avere il potere di abbassare l’età per il voto nelle elezioni scozzesi a sedici anni.

· Il parlamento dovrebbe avere il potere di concedere nuovi vantaggi nelle aree dove esiste già un'autonomia locale, e di provvederebonus discrezionali in ogni sfera del welfare system.

· Verrà concessa una serie di nuove autonomie per sussidi in favore ad anziani, badanti, disabili e malati.

·  Il governo e il parlamento scozzese dovrebbero avere un ruolo formale consultivo nel processo di revisione del BBC Charter.

Conservatori, Laburisti, e Liberali Democratici si sono ritenuti soddisfatti dei risultati della commissione, dichiarando di “aver ascoltato la gente e fatto ciò che la gente chiede”. Tuttavia, la commissione in realtà non ha concesso nulla di significativo.

I risultati sopra elencati non sono che delle raccomandazioni, solo una volta che saranno approvate da Westminster potranno essere la base di una vera e propria attività legislativa.

Il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon ha scelto con cautela le parole ma ha ammesso che i risultati della commissione sono “deludenti”. Sturgeon avrebbe voluto ottenere il potere di stabilire il salario minimo, dei poteri più estesi per quanto riguarda il welfare (proposta che è stata frettolosamente accantonata l’ultimo giorno delle trattative), controllo sulle detrazioni fiscali, i contributi all’assicurazione nazionale, credito universale, insomma “il genere di cose che permettono di creare lavoro e di affrontare la diseguaglianza”.

Durante il suo discorso a Holyrood, Sturgeon ha ricordato al parlamento che “il 70% delle nostre tasse continua a essere deciso da Westminster, l’85% della nostra previdenza sociale è controllato da Westminster – questo parlamento è responsabile di meno della metà di quello che spenderemo”.

Come se non bastasse, anche questa volta i Laburisti sono stati accusati di tendere verso i Conservatori per via della loro opposizione alla proposta di concedere al potere locale la decisione del salario minimo.

Gli scozzesi avranno l’opportunità di far sentire cosa pensano dei risultati della commissione alle elezioni generali del prossimo Maggio.

Nel frattempo nonostante le concessioni fatte siano poco consistenti, potrebbero dare nuovo impeto alle richieste di maggiore devoluzione da parte di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. E’ assai improbabile che Westminster possa assecondare tutte le richieste, il che potrebbe creare un’atmosfera di risentimento nei confronti della Scozia.

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