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La torcia olimpica che infiamma il Caucaso

L’attentato suicida di ieri, 29 dicembre, alla stazione ferroviaria e l’esplosione di oggi su un filobus a Volgograd, che insieme hanno ucciso più di 20 persone, sono solo i più recenti atti terroristici che colpiscono un bersaglio russo durante il conto alla rovescia per i prossimi Giochi invernali di Sochi che inizieranno il 7 febbraio. Ma non saranno probabilmente gli ultimi fino all'inizio delle Olimpiadi.

 

 

Giochi di guerra

Le olimpiadi di Sochi che inizieranno il prossimo febbraio, pensate per  essere il palcoscenico della nuova Russia di Putin, stanno diventando sempre più la scorciatoia usata dai separatisti ceceni per arrivare sotto i riflettori dei media mondiali.

In un video pubblicato a luglio su YouTube, Dokku Umarov, il leader guerrigliero autoproclamatosi emiro dell’Emirato islamico del Caucaso, un’entità separatista nel sud-ovest della Federazione Russa, ha detto che i russi «vogliono organizzare le Olimpiadi sulle ossa dei nostri antenati, sulle ossa di molti musulmani morti e sepolti nella nostra terra sul Mar Nero. Noi mujaheddin siamo tenuti a non permettere che accada utilizzando tutti i metodi che Allah ci permette». Umarov ha anche invitato i suoi mujaheddin a usare «la massima forza per interrompere questi giochi satanici». Con le Olimpiadi a meno di due mesi di distanza, le autorità russe hanno usato la mano pesante con i combattenti basati in Dagestan, ma i recenti attentati suicidi a Volgograd (l’ultimo precedente su un autobus il 21 ottobre, quando un’altra «vedova nera» ha ucciso cinque persone) solleva preoccupazioni sulla sicurezza prima dei Giochi.

 

La vetrina di Putin

I Giochi olimpici invernali si svolgeranno a poche centinaia di chilometri dalla regione del nord del Caucaso, dove i ribelli stanno combattendo per instaurare uno stato islamico, e ci sono forti preoccupazioni circa le minacce alla sicurezza che potrebbero derivare da una recrudescenza degli attacchi terroristici in tutta la regione.

Già nel 2007, quando Vladimir ha promosso la candidatura della Russia per ospitare le Olimpiadi, disse che sarebbe stata «un’esperienza sicura, divertente e memorabile». Sochi 2014 è la vetrina personale del presidente per dimostrare al mondo che la Russia è tornata sulla scena delle superpotenze. Una nuova legge antiterrorismo è stata firmato a novembre per aumentare i poteri contro i terroristi, prevedendo una responsabilità oggettiva a carico dei «parenti e stretti collaboratori» dei sospetti terroristi, che dovranno rimborsare le vittime degli attacchi terroristici dai danni che hanno causato.

Il ministro dell’Interno, Vladimir Kolokoltsev , riferendosi all’attentato di Boston, ha detto che «I nostri sforzi e il nostro livello di preparazione non possono essere paragonati a quella situazione. Ci stiamo preparando al massimo livello». Questo è in qualche modo vero.

Sochi è in uno stato d’emergenza di fatto: più di 30mila poliziotti sono stati dispiegati in città, unità dell’esercito (tra cui una brigata delle forze speciali di veterani che hanno prestato servizio durante due guerre in Cecenia) pattugliano l’area, e persino sei sistemi di difesa aerea Pantsir-S sono stati posizionati nella regione per proteggere lo spazio aereo lungo i confini meridionali da qualsiasi minaccia aerea, compresi  missili da crociera e velivoli. Giusto per avere un’idea, le Olimpiadi di Londra 2012, che aveva già un livello di sicurezza senza precedenti, ha avuto una presenza militare totale di 18mila persone .

 

La zona

Questo anello impenetrabile di sicurezza si estende per 100 chilometri lungo la costa del Mar Nero e 40 km nell’entroterra. Ma c’è un dettaglio: Volgograd si trova a circa 650 km da Sochi. Quello che gli attentati di Volgograd dimostrano è che la Russia stessa non può essere trasformata in una zona di sicurezza grande quanto due continenti. Il Presidente del Comitato Organizzatore di Sochi, Dmitry Chernyshenko, ha promesso che le Olimpiadi di Sochi saranno «i giochi più sicuri della storia». Non c’è motivo per non credergli. Ma che ne è della sicurezza nelle altre città della Russia? Che cosa ne pensano gli abitanti di Volgograd?

La questione del separatismo etnico nel Caucaso settentrionale deve essere risolta in modo diverso; la sicurezza richiede politiche di lotta al terrorismo, non solo sistemi di difesa aerea. Speriamo che tutto questo non servirà come pretesto per un nuovo intervento militare nella regione.

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