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La Tunisia tra elezioni e terrorismo

Si alza il livello di allerta terrorismo in Tunisia in vista delle prossime elezioni, legislative e presidenziali, in programma il 26 ottobre e il 23 novembre.

Tunisia's Prime Minister Mehdi Jomaa drinks water during a news conference announcing his decision not to run for the upcoming presidential election in Tunis September 17, 2014. REUTERS/Anis Mili

Il primo ministro Mehdi Jomâa ha annunciato l’intenzione di aumentare le misure di vigilanza e i controlli alle frontiere per porre un freno ai contrabbandieri di armi e alle infiltrazioni dei terroristi, avvisando l’esercito di tenersi pronto per eventuali interventi anche in aree urbane.

Le minacce e gli attentati da parte dei gruppi estremisti islamici non sono una novità in Tunisia. Dalla caduta di Ben Ali, e con la conseguente ascesa al potere del partito islamista Ennahda, gli attacchi, soprattutto ai posti di confine con l’Algeria, sono aumentati in maniera esponenziale, facendo vittime, soprattutto tra le forze di sicurezza di Tunisi.

Periodici raid dell’esercito tunisino tentano di sradicare la presenza dei gruppi estremisti nella zona di Kasserine, l’area nella quale l’attività terroristica sembra essersi radicata maggiormente. Due persone, non di origini tunisine, sono morte nel corso di scontri a fuoco con l’esercito martedì scorso nella regione, le ultime vittime di un conflitto ormai continuo, e del quale si sa poco o nulla, che va avanti dalla fine della rivoluzione nel 2011.

Gruppi piccoli, poco strutturati, ma che avrebbero, secondo il governo di Tunisi, legami con Al Qaeda, hanno fatto dell’area attorno al Monte Chaambi la loro base per attacchi e incursioni armate. La zona, vicino al confine algerino, è dichiarata off-limits dall’aprile scorso e i gruppi jihadisti presenti, di incerta appartenenza visto che accoglierebbero elementi sia algerini che tunisini, avrebbero allestito campi di addestramento e minato il terreno.

La tornata elettorale è un appuntamento cruciale per la nuova Tunisia post Ben Ali, per vedere il grado di democratizzazione della società. Ovviamente si tratta anche di un’occasione di visibilità per i jihadisti e questo spiega l’allerta del governo tunisino. La minaccia terrorista è cresciuta negli ultimi mesi contestualmente all’inasprirsi della crisi libica e del ritorno di combattenti islamici dalla Siria e dall’Iraq. Proprio dalla Libia, e dall’Algeria, sembrano arrivare gli aiuti logistici per gli estremisti islamici attivi in Tunisia.

Il governo di Tunisi ha davanti mesi cruciali per il futuro del Paese e sarà importante vedere quanto, il partito di governo di Ennahda agirà con fermezza nei confronti dell’estremismo islamico autore, tra l’altro, di due omicidi politici come quelli di Choukri Bel Aid e di Mohammed al Brahimi.

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