Le eredità della guerra civile americana: il Solido Sud

Non c'è nessuna regione degli Stati Uniti che abbia espresso una continuità elettorale e politica tanto quanto il cosiddetto "Deep South", il profondo Sud, la regione formata da cinque stati (South Carolina, Georgia, Alabama, Mississippi, Louisiana) un tempo a forte vocazione latifondista, interessata da una coltivazione estensiva di piantagioni di cotone e tabacco.

 I partiti hanno cambiato orientamento politico, ma il Profondo Sud, poi chiamato "Solid South", il "Solido Sud", è rimasto sempre fedele a sé stesso, tanto da formare una "nazione nella nazione", circondato da un corpo esterno definibile come Upper South, composto da altri stati esterni (Texas, Arkansas, Tennessee, Virginia, North Carolina, Florida) ma che condivisero con loro il percorso della guerra civile che contribuì in modo decisivo a formare una regione definibile come nazione nella Nazione.

Una nuova repubblica. Nascita di una nazione.
Già prima della fatidica elezione del 1860 a Sud cominciavano a pensare a una possibile soluzione. La crescente industrializzazione del Nord, la scarsa produttività delle piantagioni e la creazione di nuovi stati liberi portò alcuni proprietari terrieri estremisti a riunirsi nel 1850 a Nashville, in Tennessee, per chiedere una cosa semplice: la secessione degli stati del Sud.

Definiti dalla stampa del Nord come "mangiatori di fuoco", non riscontrarono molto successo. Dieci anni più tardi, le cose erano cambiate. I sudisti ritennero che i loro interessi erano in pericolo. E che il destino della schiavitù e dei loro interessi era in pericolo. Prima la South Carolina, poi via via tutti gli altri si staccarono per formare una nuova repubblica con capitale prima Montgomery, Alabama e poi Richmond, Virginia. Questa nuova repubblica aveva una costituzione quasi uguale a quella americana. Divergeva soltanto nella esplicita protezione dell'espansione della schiavitù.

Già, ma quanti erano i possessori di schiavi? Su una popolazione di 9 milioni e centomila abitanti circa, solo 385mila persone possedevano almeno uno schiavo, ma solo 46mila ne possedevano almeno venti, qualificandosi come piantatori. Questa piccola elite riuscì a far prevalere il suo volere sul resto della popolazione, composta principalmente da professionisti, bianchi poveri e un'embrione di borghesia industriale. Ma se nella sua piantagione il proprietario era "come lo zar di Russia", secondo il diario di una figlia di un possidente della South Carolina, con la guerra dovette rivoluzionare le proprie abitudini.

Innanzitutto cedere parte dei suoi schiavi per lavori di consolidamento. Accettare confische di ingenti quantità di raccolto. Accettare che i propri figli partecipassero alla guerra. Temere che gli schiavi potessero fuggire con l'avvicinarsi dei "soldati blu" dell'Unione. La stessa Confederazione, partita con l'intenzione di allontanarsi dal tirannico stato federale nordista, avrebbe riprodotto e potenziato alcune dinamiche, quali il controllo pubblico dell'industria bellica e della produzione industriale, che fino al 1860 suonava come un'assurdità alla leadership politica sudista. Con la fine della guerra e del processo di ricostruzione, dopo un periodo di esilio, i vecchi leader tornarono tutti in posizioni di comando.

Il Solid South e la costruzione di un mito

Se il Nord prese finalmente il controllo dell'economia, della politica e del commercio con l'estero, gli ex piantatori costruirono nuovamente un mondo a loro immagine: entro la fine del secolo tutti gli stati della ex Confederazione erano dominati da un partito unico, il partito democratico, che imponeva la sua visione conservatrice al Sud, cercando di congelare nel passato un'intera nazione.
E ricostruendone il passato: il Sud, governato dalla mano bonaria e aristocratica dei piantatori era stato aggredito dalla coalizione nordista che aveva tentato di imporre il mescolarsi delle razze e distruggere lo stile di vita del Sud, incentrato su valori jeffersoniani di armonia e di semplicità rurale. La "causa persa" della Guerra divenne un mito unificante (durante la guerra la tenuta degli stati fu tutt'altro che armoniosa, come nel caso della Georgia del governatore Joseph Brown, costantemente in lotta con il governo centrale di Richmond), un racconto di valorosi cavalieri sconfitti dal destino avverso e dalla nuova civiltà senza Dio delle macchine e dell'industria. Vennero celebrati il compleanno del presidente confederato Jefferson Davis, insieme con le gesta del generale Robert Lee e la tranquillità e la quiete del "vecchio ordine". All'inizio del XX secolo il vecchio Sud iniziò gradualmente ad aprirsi a una nuova industrializzazione, con una quiete apparente, data la privazione di sindacati e di tensione sociale. Era l'inizio di una nuova era per quel territorio.

Il Sud nel Novecento

Con l'elezione nel 1912 di Woodrow Wilson, virginiano, il Sud torna alla Casa Bianca. Viene imposta la segregazione anche negli uffici federali. La Lost Cause arriva anche al cinema con il grande successo di "Nascita di una Nazione", film del 1915 che raffigura gli aderenti al Ku Klux Klan come brave persone, padri di famiglia che difendevano l'onore delle proprie donne dalle violenze dei neri liberati e dei carpetbaggers del Nord durante gli anni immediatamente successivi alla guerra. Ma anche il Solid South cominciò ad avere le sue crepe. Nel 1928, per la prima volta il candidato repubblicano Herbert Hoover riuscì a vincere in alcuni ex stati confederati,come il Tennessee, la Virginia, il North Carolina, la Florida e il Texas. Ma il cuore della Confederazione, il Deep South, rimaneva intatto. Negli anni precedenti inoltre, il Sud aveva trovato la sua "nuova" vocazione: quella di ospitare basi militari. Vocazione che mantiene tuttora.
Il Sud poi fu parte integrante della coalizione che portò al potere Franklin Delano Roosevelt nel 1932, il quale lasciò che i cospicui investimenti pubblici federali venissero in gran parte gestiti dall'elite politica sudista. Nonostante i programmi federali cambiarono il volto di alcune regioni (il caso più clamoroso è quello della Tennessee Valley Authority, che rese prospera un'area colpita duramente dalla Depressione), alcuni democratici sudisti fecero fronte comune con i repubblicani per evitare gli eccessi "socialisti" di Roosevelt. Il senatore Josiah Bailey scrisse un "manifesto conservatore" in cui invitava i suoi colleghi del Sud a fare fronte comune con gli odiati repubblicani. Quando la leadership democratica negli anni '60 decise di prendere di petto la questione dei diritti civili, il Sud scelse i repubblicani. Non subito, gradualmente. L'ultimo a fare questa transizione, il senatore Richard Shelby dell'Alabama, siede ancora adesso tra i banchi del Congresso. Se il razzismo è gradualmente venuto meno, con l'elezione di Tim Scott, senatore nero repubblicano, in South Carolina, i repubblicani continuano con il loro dominio sia delle legislature che dei governi statali. Se un democratico viene eletto al Congresso, normalmente viene da distretti a maggioranza nera.

Cancellare la Confederazione?

Il 6 aprile scorso, sulle pagine di New Republic, Brian Beutler chiedeva l'istituzione di una festa nazionale per il 9 aprile, giorno della resa dell'esercito confederato e la cancellazione di tutte le dedicazioni a personaggi confederati di vie, piazze, ponti, scuole e così via.
In più, altri personaggi del mondo progressista hanno chiesto che il governo federale smetta di investire nel mantenimento delle tombe dei soldati confederati.
Probabile che queste azioni non servirebbero a niente, se non a esacerbare ulteriormente gli animi del Sud, da tempo fonte insostituibile di reclute per l'esercito americano (delle cinque basi più grandi, ben quattro si trovano al Sud) impegnato nei vari fronti di guerra. E l'elezione di Tim Scott dimostra come il vecchio razzismo si sia trasformato in un più rassicurante conservatorismo religioso con tratti liberisti.

@MatteoMuzio

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