Le Filippine nella morsa dei jihadisti

Il cittadino canadese John Ridsdel, 68 anni, che era stato rapito dai miliziani islamisti di Abu Sayyaf nelle Filippine del sud lo scorso settembre insieme ad un altro canadese, un norvegese e una donna filippina, è stato decapitato. La polizia ha ritrovato la testa mozzata dell’uomo nella mattinata di martedì 26 aprile.

Armed Forces of the Philippines (AFP) Chief Public Affairs Officer, Colonel Noel Detoyato, gives a statement inside the military headquarters in Quezon city, metro Manila April 26, 2016 regarding the execution of Canadian hostage John Ridsdel by Abu Sayyaf militants in the southern Philippines. REUTERS/Romeo Ranoco

La macabra scoperta è avvenuta nell’isola di Jolo, nota roccaforte dei jihadisti. I terroristi avevano sequestrati gli ostaggi sette mesi fa in un resort turistico nei pressi della città di Davao. Per la loro liberazione avevano inizialmente chiesto 21 milioni di dollari per ogni prigioniero. Successivamente la richiesta è stata abbassata a 6 milioni di dollari. L’ultimatum per il pagamento era stato fissato dai fondamentalisti proprio il 25 aprile. In un video diffuso su You Tube i tre occidentali invocavano le loro famiglie ed i governi a pagare il riscatto prima di quella data.

Nelle mani del gruppo altri venti stranieri

Abu Sayyaf è un gruppo separatista filippino fondato alla fine degli anni Ottanta da Abdurajik Janjalani, grazie ad un cospicuo finanziamento fatto da Osama Bin Laden. Inizialmente l’organizzazione è stata la costola filippina di Al Qaeda. Ma recentemente ha giurato fedeltà al Califfo. L’obiettivo dei terroristi sarebbe quello di creare uno Stato Islamico nella parte meridionale delle Filippine, l’unico Paese asiatico a maggioranza cristiana. Secondo le informazioni che ci sono, il gruppo, responsabile anche del rapimento dell’ex missionario italiano Rolando Del Torchio, liberato ad inizio aprile dopo sei mesi di prigionia, avrebbe ancora una ventina di stranieri in ostaggio. E la paura è che facciano la stessa fine di John Ridsdel.

Il blitz dell’esercito

Per provare a liberare i prigionieri rapiti da Abu Sayyaf  e per arrestare il loro leader Isnilon Totoni Hapilon, l’esercito filippino ha lanciato nei giorni scorsi una grande offensiva militare. Ma l’operazione non è andata a buon fine. Nei combattimenti, durati diversi giorni, sono rimasti uccisi oltre trenta soldati governativi e molti sono rimasti feriti. Non è la prima volta che i blitz dell’esercito falliscono. Il 25 gennaio del 2015 i reparti speciali filippini sono caduti in un’imboscata di alcuni gruppi di ribelli musulmani che hanno causato la morte di quarantaquattro agenti.

L’avanzata dell’ISIS

Abu Sayyaf  non è l’unica organizzazione jihadista presente nelle Filippine. Nel Mindanao, regione a maggioranza musulmana nel sud del Paese, macchiata da decenni di scontri provocati dalla guerriglia islamica in lotta per l’autonomia che - dal 1972 ad oggi - hanno causato la morte di oltre 150 mila persone, nell’ultimo periodo il fanatismo dello Stato Islamico ha fatto breccia. Fra i gruppi operativi troviamo anche Katibat Ansar al Sharia, Katibat Marakah Al Ansar e Ansar Khalifah Philippines. Queste organizzazioni nei giorni scorsi hanno pubblicato su internet dei video dove minacciano attentati in tutto il Paese e dove si filmano mentre si addestrano in dei campi nascosti nella jungla filippina. Sullo sfondo di ogni immagine che pubblicano sono immancabili le bandiere nere dei tagliagole dell’ISIS. E’ difficile prevedere se ci troviamo di fronte ad una minaccia reale o meno. Ma è praticamente impossibile monitorare le azioni di questi gruppi fondamentalisti che operano in autonomia. E se dovessero mantenere la loro promessa, mettendo a segno azioni eclatanti come quelle minacciate sulle rete, sarebbero centinaia le zone a rischio.

@fabio_polese

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